La nostra storia

Carlo Arrigone in cammino per Santiago: “Ricomicio da qui”

Carlo è un viandante, come tanti prima di lui, sulla strada che da St Jean Pied de Port porta a Santiago de Compostela. Con lo zaino in spalla e la fatica nelle gambe non lo distingueresti da tanti altri. Non è un ‘camminatore’, non è in ferie è lì dove sta perché ha una missione da compiere: ringraziare e ricordare. Sono queste le prime parole che usa per raccontare il suo cammino. Lo raggiungiamo telefonicamente in un momento in cui il cellulare prende e parliamo un po’.

Ciao Carlo, come stai? Come procede il viaggio, ti sto seguendo su Polarsteps!
Tutto bene, ieri ho finito la prima tappa, erano le nove di sera. Dopo 10 ore di marcia avevo le gambe a pezzi.

Immagino! In quanto tempo conti di arrivare a destinazione e come mai questa scelta improvvisa di partire?
Dicono che per arrivare a Santiago ci vuole circa un mese. Ho preso un biglietto di sola andata perché non so se avrò tutto questo tempo e se le gambe me lo permetteranno. Ho organizzato la partenza in pochissimo tempoperché le motivazioni che mi hanno spinto a partire erano lì da tanto ma sono diventate pressanti negli ultimi tempi. Ho iniziato nella prima metà degli anni Novanta a fare questo lavoro (Carlo è il Presidente della cooperativa sociale Il Sentiero) e dopo più di vent’anni di cammino delle cooperative, ho sentito l’urgenza di compiere un gesto per ricordare e ringraziare per la grande esperienza che stiamo facendo.

Come hai cominciato?
Come consulente, c’era bisogno di qualcuno che desse delle indicazioni su come gestire il lavoro nella comunità di Merate, gestita da una famiglia di volontari, e dato che avevo già maturato un pochino di esperienza mi sono messo in gioco. Inizialmente riproponevo l’unico modello che conoscevo – quello di un’altra comunità nella quale stavo ancora lavorando – ma col passare del tempo ho iniziato a crearne uno nuovo. Era il 1995 quando ho iniziato a lavorare per la cooperativa Il Sentiero, coinvolgendomi con Laura F. e suo marito. Questo per altro è il primo motivo per il quale mi sento di ‘ringraziare’ e che ha contribuito a farmi mettere in marcia.

In che senso ‘ringraziare’?
Nel senso che dopo tutti questi anni mi sono accorto che mi ero mai realmente preso il tempo di fermarmi a riflettere davvero sul senso profondo di tutto quello che mi è successo per e grazie al mio lavoro. Le comunità che sono state aperte una dopo l’altra, le persone incontrate, le difficoltà superate e anche le sveglie che mi sono preso! Dal ’95 al 2018 sono passati 23 anni: ho visto di tutto.

Ok, ricominciamo da dove ti ho interrotto allora, dicevamo della prima comunità…
Allora la prima comunità è stata La Bussola, che allora si chiamava semplicemente Il Sentiero, quella per la quale ti dicevo di essere stato preso a lavorare come consulente. Laura utilizzava un metodo che definirei “familiare”, la cosa più importante era far sentire gli ospiti come se fossero a casa. La situazione già era abbastanza pesante per loro, il minimo che potevamo fare noi era offrire attenzione, preparazione e discrezione. Poco dopo, nel ’96 coinvolsi un mio amico e collega, Luigi Campagner, per aiutarmi a perfezionare il metodo di intervento. Qualche anno dopo, nel ’98 credo, Laura chiese a me e a Campagner di entrare nel consiglio di amministrazione della cooperativa. Da allora sono presidente della cooperativa Il Sentiero. Questo invito a gestire questa esperienza è decisamente una cosa della quale essere grati. La seconda.

Mi sembra di capire quindi che ce ne sono altre. Siamo arrivati a due.
Sì, due. La terza è stata l’inizio della gestione di Casa La Vita nel 2000. Siamo a Lecco e il CAV (Centro Aiuto alla Vita) propone a Laura di prendere la struttura in comodato gratuito per far ripartire una comunità per madri in difficoltà che precedentemente era gestita da un ordine religioso di suore. Non so se puoi renderti conto di cosa significhi davvero questo per una cooperativa ma per fartela breve, abbiamo potuto iniziare ad occuparci dei nostri ospiti e delle loro attività senza dover pensare ai conti perché dopo aver acquistato La Bussola non ci saremmo mai potuti permettere di allargarci così tanto e in così poco tempo. Ho una buona ragione per ringraziare: senza l’intercessione di Laura e l’aiuto del CAV non avremmo potuto farcela. La quarta, ci arrivo senza tanti giri di parole perché inizio ad avere il fiatone per la salita, è stato il riconoscimento del CAV di Lecco che parlando bene di noi con il CAV di Lodi ci porta ad aprire Kirikù.

Ho capito. Senti siamo al telefono già da un po’ e mi pare di aver capito che la strada si sta facendo più impegnativa…
Già, infatti direi di chiudere per il momento se non ti dispiace.

No ma ricordati che riprendiamo il discorso appena possibile, ok? 
Appena possibile.

 

(continua…)

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