La nostra storia

“Sono partito per lei e lo farei di nuovo”. Ultima intervista con Carlo Arrigone al rientro da Santiago

Rientrato in Italia sentiamo nuovamente Carlo per sapere com’è finito il suo viaggio e chiudere questa lunga intervista giunta al suo terzo appuntamento. Si sente la stanchezza dal tono della voce che spesso si blocca come a cercare le forze e le parole.

Bentornato, ti va di parlare? O rimandiamo?
No, non c’è bisogno ma ti avverto che sarò un po’ rallentato.

Com’è andato il viaggio di ritorno? 
Bene, è proprio il riprendere la vita qui che è difficile. È stato un viaggio breve ma è sembrato molto più lungo e non rientravo in contatto con le mie emozioni in maniera così forte da tanto tempo, forse troppo.

Sei stato bravissimo a documentare il cammino, ogni giorno sul tuo profilo Facebook.
Beh di quello si deve ringraziare mia moglie Monica, è stata lei che mi ha imposto di dare notizie pubblicando almeno una volta al giorno.

È stata un’ottima idea!
Sì, un altro modo di condividere. Come aver riportato dei souvenir per tutti.

Ci eravamo lasciati la volta scorsa parlando del tuo lavoro con le adolescenti diagnosticate borderline. Vogliamo riprendere da li? 
Sì, per la verità è proprio quello che volevo fare anche io. Dopo aver aperto la prima comunità educativa di questo tipo, Artemisia junior a Cavenago D’Adda, nel 2014, mi contattò l’allora monsignore di Legnano perché gli era stata offerta in donazione una struttura a Castellanza. Alla parrocchia direttamente non interessava e mi chiedeva se potesse interessare alla nostra cooperativa. Ci misero così in contatto con Franco e Maria Grazia Macchi, che volevano mettere a disposizione la villetta da cui si stavano trasferendo per un’opera sociale (ecco che ancora una volta devo ringraziare sia monsignor Carlo Galli che i fratelli Macchi, per averci dato fiducia con tanta generosità). Grazie a questa donazione, nel 2015 abbiamo spostato gli uffici amministrativi da Milano alla nuova struttura di
Castellanza e dopo qualche lavoro di ristrutturazione, nel settembre 2016 abbiamo aperto la comunità Alda Merini per ragazze con disturbo borderline di personalità.

Una seconda Artemisia junior quindi.
Non esattamente. Si tratta in realtà di un “progetto sperimentale” – l’innovazione è nel nostro DNA – perché l’abbiamo pensato come una struttura intermedia tra una comunità terapeutica e una comunità educativa, dove insieme al trattamento GET®, sempre sotto la guida del dott. Visintini, si svolgono attività riabilitative volte alla recupero sociale delle nostre ospiti. Sfortunatamente però, nonostante il metodo utilizzato fosse lo stesso della comunità Artemisia Junior di Cavenago d’Adda, all’inizio abbiamo fatto molta fatica e abbiamo incontrato parecchi problemi.

Problemi nella gestione della comunità? 
Quello no, certo aprire una nuova struttura è sempre impegnativo, sempre una sfida nonostante i tanti anni di esperienza, in questo caso però mi riferisco ad altro. Un perdita grave, un lutto per tutta la comunità, a seguito del suicidio di una delle nostre ospiti [della quale non faremo il nome per rispetto della sua privacy e di quella della sua famiglia].

Mi dispiace tantissimo, sarà meglio che sia tu adesso a darmi una mano perché non so bene come proseguire…
È questo il motivo per il quale sono partito e l’ho capito proprio confrontandomi con le altre ragazze che erano in comunità con lei. Questa tragedia, come è facile immaginare, ha colpito duramente tutti noi, gli operatori, le ospiti e in primis la famiglia ovviamente. Molte ragazze sono state male e i mesi successivi sono stati particolarmente difficili per tutti. A un anno di distanza ho ritenuto importante compiere un gesto che ricordasse questa ragazza in un modo particolare e permettesse a tutti di onorarla nella memoria.

Il cammino.
Il pensiero di fare il cammino di Santiago ha preso forma quando, durante una riunione con le ragazze, parlando di lei e di quello che ci aveva lasciato, si discuteva di un murales rimasto incompiuto. Le ragazze dicevano che aveva interrotto il suo cammino e per questo bisognava che il disegno rimanesse ‘interrotto’ allo stesso modo, per ricordarla così com’era. In quel momento mi è stato chiaro che avevo il forte desiderio di continuare in prima persona il cammino lei che aveva interrotto, volevo camminare per lei, al posto suo, ma anche per dedicarle un gesto per me importante.

Sono senza parole. Per il dispiacere innanzitutto, penso allo sgomento di tutte le persone che amavano questa ragazza e per quelle che stavano facendo il percorso con lei. Siete stati gli ultimi compagni, dev’essere una ferita di una profondità inaudita. 
Ricorderai che molte persone tra cui le ragazze di Alda Merini, mi avevano dato degli oggetti cari da lasciare sul cammino. Tra questi oggetti c’era anche il mio che è adesso custodito in un piccolo saltuario, affidato alla preghiera delle suore del posto che hanno raccolto il mio pianto… Ringrazio ancora una volta tutti per avermi supportato in questo pellegrinare e a queste persone voglio dire “spero che il mio gesto abbia una qualche utilità anche per voi, come vi assicuro è stato molto utile per me“. Concludo, perché adesso parlare diventa difficile, confessandovi che la prima utilità di questo viaggio è stata la possibilità di sciogliere tutte quelle emozioni che portavo dentro e liberarle nei diversi posti in cui ho camminato. Sì, ho pianto, parecchie volte, per tristezza, per gratitudine, per gioia, per liberazione…

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