PROGETTO SPERIMENTALE "ALDA MERINI"

PROGETTO SPERIMENTALE

COMUNITÀ EDUCATIVA PER IL TRATTAMENTO RESIDENZIALE INTENSIVO E INTEGRATO DEGLI ESORDI DEL DISTURBO DI PERSONALITÀ BORDERLINE CON SEDE A CASTELLANZA (VA).

DENOMINAZIONE: CENTRO SNODI ALDA MERINI

 

INDICE

 

1-LE RAGIONI DEL PROGETTO, 2-IL DISTURBO DI PERSONALITÀ BORDERLINE E IL SUO IMPATTO SUI SERVIZI, 3-EZIOPATOGENESI: CHI È IL PAZIENTE BORDERLINE, 4-IL TRATTAMENTO DEL GIOVANE CON DISTURBO DI PERSONALITÀ BORDERLINE: METODO DI TRATTAMENTO G.E.T (GRUPPI ESPERIENZIALI TERAPEUTICI), 5-PRESENTAZIONE DEL PROGETTO SNODI-GET. COMUNITÀ EDUCATIVA CON SERVIZI EDUCATIVI E SANITARI INTEGRATI, 6-SEDE, 7-SOGGETTO PROPONENTE: IL SENTIERO COOPERATIVA SOCIALE, 8-CARATTERISTICHE GESTIONALI, 9-PROSPETTO ECONOMICO.

 

1) LE RAGIONI DEL PROGETTO

 

L’idea di promuoverei in provincia di Varese, una comunità educativa con servizi integrati, per il trattamento degli esordi del disturbo di personalità borderline nasce dall’esperienza pluriennale dei Centri SNODI nella gestione di comunità educative integrate per minori dove gli esordi di questa patologia sono stati trattati con regolarità ed efficacia nell’ultimo triennio. Le competenze sviluppate grazie alla formazione degli operatori e a importanti collaborazioni con esperti di livello nazionale e internazionale fanno sì che i Centri SNODI possano autorevolmente proporsi sul territorio della provincia di Varese come soggetto idoneo a realizzare un progetto sperimentale i cui obiettivi sono di rendere disponibile un’offerta socio-sanitaria qualificata per minorenni e neo-maggiorenni, fino al 21esimo anni d’età. Il progetto sperimentale incontra l’interesse dei servizi territoriali della Tutela, sempre più impegnati con la casistica borderline, delle UOMPIA, dato l’anticiparsi degli esordi della patologia, e delle Aziende Ospedaliere (reparti della pediatria, della psichiatria, SPVC e CPS).

 

Questo interesse si è esplicitato nella partecipazione dei soggetti promotori delle esperienze più avanzate nel territorio lombardo al Convegno promosso dai Centri SNODI il 19 giugno 2015 dal titolo “Il trattamento del giovane paziente borderline. Comunicazione scientifica delle principali esperienze territoriali a confronto”. Il Convegno si è svolto a Palazzo Marino con il patrocinio del Comune di Milano.

 

2) IL DISTURBO DI PERSONALITÀ BORDERLINE E IL SUO IMPATTO SUI SERVIZI

 

Sul impatto che il disturbo di personalità borderline ha sui Servizi Specialistici dell’infanzia-adolescenza, della psichiatria, sui servizi socioassistenziali e delle dipendenze, e sulla necessita di innovare l’attuale assetto, si è autorevolmente  pronunciato il prof. Arcadio Erlicher nel suo intervento introduttivo al convegno promosso dai Centri SNODI. Di seguito si riportano alcuni dei passaggi più significativi.

 

“Il tema che oggi ci troviamo ad affrontare è un tema già considerato critico nell'attività dei servizi sia Sanitari di Salute Mentale, sia dei Servizi Sociali. Il disturbo borderline, da parte dei servizi, è infatti vissuto come un problema che comporta importanti gravosità di gestione: un assorbimento di risorse molto ampio, impiegato a fronte di esiti spesso insoddisfacenti. (…).

Sia i servizi socioassistenziali così come altri servizi - il servizio tossicologico ad esempio - si trovano ad affrontare una domanda percepita in forte espansione di fronte alla quale non hanno risorse sufficienti, laddove risorsa è inteso sia come competenze sia come risorse di strutture e di personale formato. 

Questo tipo di problematiche collegate la trattamento del disturbo borderline, pongono in discussione un assetto di inflessibilità psicopatologico e sintomatologica che si confronta con la scarsa flessibilità organizzativa dei servizi stessi. Pertanto ai servizi, per prendersi carico di questa domanda e avviare percorsi di cure efficaci, è chiesto di modificarsi nel senso di un maggior adattamento e una maggiore flessibilità di risposta. Questi cambiamenti sono da iscrivere nell'ambito dell'innovazione strutturale, professionale e organizzativa che può avvenire solamente alla luce di un cambiamento culturale dei fornitori di servizi, che permettano diversità di approccio e relazione. 

In particolare, per raggiungere risultati soddisfacenti, l'abituale compromissione di atteggiamenti in ambito sociale e clinico mette i servizi sanitari e sociali nella situazione di dover trovare una forma di collaborazione, e di integrazione, che costituisce un punto critico nella organizzazione dei servizi e nell'efficacia dei programmi.

Sarà più facile innovare se anche il governo regionale sarà capace di investire in innovazione, di creare normative che favoriscano lo sviluppo e che siano di volano a un cambiamento”. 

 

3) EZIOPATOGENESI: CHI È IL PAZIENTE BORDERLINE.

 

Il paziente borderline è perlopiù un paziente giovane. La diagnosi non viene di norma effettuata prima dei 18 anni, tuttavia la casistica è in evoluzione in quanto i comportamenti fortemente disregolati sono diffusi in fasce di popolazione sempre più giovane. Il nucleo psicopatologico si può individuare in un grave “disturbo dell’attaccamento” al quale si correla una insufficiente strutturazione della personalità dovuta a un ambiente invalidante, a esiti post-traumatici uniti ad aspetti di vulnerabilità biologica con conseguenti importanti compromissioni della stima di sé.

 

Per l’esaustività e il prestigio internazionale del relatore riportiamo di seguito un brano dell’intervento al Convegno già citato del 19 Giugno del proff. Cesare Mafferi, Ordinario di Psicologia Clinica e Primario del Servizio si Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Istituto Scientifico Ospedale San Raffaele

 

“Il tema delle caratteristiche personologiche del paziente borderline è un argomento particolarmente delicato all'interno degli studi sulla diagnosi e trattamento di questo particolare tipo di disturbo. Quello che emerge con evidenza è che arrivano alle visite pazienti sempre più giovani con disturbo della personalità borderline - vero o presunto….

Tuttavia non dobbiamo basarci in termini impressionistici: questo adolescente è “border” perche si è tagliato, ma bisogna vedere quanto è stabile l'aspetto l'autolesivo e quanto gli aspetti autolesivi incidono sulla vita, quanto il tutto diventa disfunzionale e costante nel tempo.

L'attenzione della ricerca scientifica si è molto focalizzata sul “border” giovane e adolescente, quindi oggi possiamo basarci su informazioni, provenienti dalla ricerca clinica e dalla ricerca empirica, le quali ci stanno orientando verso il fatto che pazienti che noi vediamo con una certa problematicità e una certa sintomatologia sono classificabili come “border” anche nell'adolescenza - implicando necessita di trattamento.

Secondo il modello di Masha Linehan il disturbo borderline è un disordine pervasivo stabile del sistema di regolazione delle emozioni. Se vogliamo andare al core del suo modello, tutto quello che genera psicopatologia borderline ha a che fare con la pervasiva e stabile variazione delle emozioni. Il modello che ci sta dietro è un modello biosociale transazionale che coniuga vulnerabilità biologica e interazione ambiente. La cosa importante è capire che il modello transazionale è relazionale, con qualcosa in più. Una certa caratteristica comportamentale va a interagire con alcune caratteristiche dell'ambiente ma la risposta dell'ambiente invalidante genera qualcosa che è il passaggio a uno stato ancora più disfunzionale. Cioè: io sono invalidato se la risposta dell'ambiente invalidante genera una mia risposta ancora più invalidante e durante il milione di relazioni della vita si arriva così a una psicopatologia.

Questo modello ha conseguenza sul trattamento, in particolare nel caso di soggetti giovani si rende necessario prendere in considerazione le famiglie: bisogna cominciare a trattare i genitori rispetto al fatto di essere invalidanti….

Si deve tener conto anche che una fascia di soggetti presi in considerazione vive in ambienti traumatici, in questo caso non solo va considerato il disturbo borderline, ma anche il disturbo post-traumatico da stress, che rende talvolta necessario l’allontanamento temporaneo dalla famiglia.

In sintesi, è possibile diagnosticare disturbo borderline in adolescenza? Pur con molte attenzioni oggi possiamo rispondere sì.”

 

4) IL TRATTAMENTO DEL GIOVANE CON DISTURBO DI PERSONALITÀ BORDERLINE: METODO DI TRATTAMENTO G.E.T - GRUPPI ESPERIENZIALI TERAPEUTICI

 

Lo scopo del trattamento del paziente borderline è quello di riabilitare l’interconnessione tra la vita emozionale, affettiva e razionale. Tale interconnessione si costituisce di norma nei percorsi di crescita. Il trattamento utilizzato dai Centri SNODI è il metodo GET, acronimo di Gruppi Esperienziali Terapeutici ideato e elaborato da Raffaele Visintini responsabile dall’equipe sanitaria del Day Hospital dell’Ospedale San Raffaele per il trattamento del disturbo di personalità borderline. Al paziente borderline viene proposto un percorso intensivo di attivazione corporea, emozionale affettiva, di gestione degli impulsi e delle crisi. L’elaborazione di tale metodo si confronta con quanto la letteratura mondiale ha prodotto in relazione all’eziopatogenesi e al trattamento del disturbo borderline di personalità: in particolare, la Dialectical Behavior Therapy (DBT) di M. M. Linehan e il Mentalization-Based Treatment (MBT) di P. Fonagy e A. Bateman formulato dalla Dott.ssa Marsha Linehan e successivi approcci dell’Anna Freud Center (Peter Fonagy) e in Italia dell’Ospedale San Raffaele (Cesare Maffei e Raffaele Visintini). Si tratta di un percorso integrato sulla base di un trattamento psicologico che prevede un integrazione fra i trattamenti di gruppo e quelli individuali. La farmacoterapia è presente in forma minima, spesso dopo o dopo aver razionalizzato precedenti impostazioni farmaco terapeutiche stratificate.

 

 Il trattamento può avvenire in forma non residenziale come nel caso del Day Hospital o residenziale come nel caso dell’adattamento del metodo GET realizzato – unica esperienza in Italia – nelle comunità educative dei Centri SNODI, dove l’integrazione riguarda gli aspetti sanitari (trattamento della patologia-con il metodo GET) espresso sinteticamente dal PTI (piano del trattamento individuale) e socio-educativi espressi sinteticamente dal PEI (progetto educativo individuale). La durata del trattamento è stimato in media in due cicli di nove mesi sia in ambito di Day Hospital che in ambito residenziale di Comunità Educativa con servizi sanitari integrati. I dati di recupero della casistica trattata sono vicini al 70% (dati San Raffaele metodo GET).

 

5) PRESENTAZIONE DEL PROGETTO SNODI-GET.

 COMUNITÀ EDUCATIVA CON SERVIZI EDUCATIVI E SANITARI INTEGRATI

 

Il progetto SNODI-GET si rivolge alle giovani seguite dai Servizi territoriali della tutela e dai servizi specialistici UOMPIA e CPS, con disturbi di personalità borderline, problematiche relative ai disturbi dell’area affettiva e degli impulsi, a partire dall’età adolescenziale fino al compimento del 21 anno di età. Sono accolte anche giovani in stato di post acuzie, al termine del periodo di ricovero.

 

La comunità educativa con servizi sanitari integrati rappresenta l’esito della ricerca di un punto d’incontro tra la comunità educativa e la comunità terapeutica unendo le caratteristiche di intensività degli interventi riabilitativi della comunità terapeutica con una soglia ridotta di assistenza e protezione. L’inserimento nella comunità educativa integrata non comporta la sospensione della socialità: scuola, formazione professionale, uscite libere, sport, tempo libero ecc., ma una sua regolamentazione, da concordare in sede di compilazione del Progetto Quadro.

Il modello di funzionamento dei Centri SNODI-GET ha comportato una profonda rivisitazione del funzionamento della Comunità Educativa in tutte le sue articolazioni fondamentali, in particolare a partire dalla articolazione del PEI (progetto educativo individuale) e del PTI (piano terapeutico individuale).

L’equipe integrata e multidisciplinare degli operatori si è arricchita stabilmente di alcune figure professionali dell’area sanitaria, risultando così composta: psicologo responsabile referente per tutti gli operatori e si servizi invianti; supervisore psichiatra – psicoterapeuta referente clinico per tutti i casi in trattamento con il  metodo GET in ambiente residenziale; medico psichiatra specialista farmacologo formato al metodo GET, psicologo-psicoterapeuta esperto del metodo GET supervisore per le attività dei gruppi GET; psicologi con specifica formazione per il trattamento psicoterapeutico di gruppo e il tutoraggio individuale secondo il metodo GET, operatori socio educativi con specifica formazione per la conduzione delle attività in comunità nelle 24 ore. Tutti gli operatori accedono costantemente agli aggiornamenti della comunità attraverso internet. È inoltre garantita la reperibilità telefonica del responsabile della comunità e del responsabile clinico.

Le ospiti\pazienti sono inserite previa valutazione diagnostica e motivazionale. Ad esse sono garantite la partecipazione settimanale ai quattro gruppi psicoterapeutici, frequenti appuntamenti con il tutor individuale, la reperibilità telefonica del tutor, il coinvolgimento nelle attività. Inoltre è garantito il monitoraggio settimanale di tutti i progetti individuali. Sono favorite le attività sociali sia obbligatorie (formazione scolastica secondo l’inclinazione personale) sia del tempo libero in armonia con i progetti individuali di trattamento e con le condizioni di salute psicofisica personale. 

 

Il trattamento si articola in quattro tipologie distinte a cadenza settimanale che coinvolgono tutti i membri della comunità. Ogni gruppo prevede la presenza di un conduttore-facilitatore e di un osservatore.

 

Gruppo Esperienziale Terapeutico di attivazione corporea: Attraverso attività fisica e attività di mindfulness ha lo scopo di favorire la conoscenza e la localizzazione corporea della vita emozionale.

Gruppo Esperienziale Terapeutico di attivazione emotiva: attraverso la visione di films e alla compilazione di apposite schede favorisce la capacità di lettura della vita emotivo-affettiva dei personaggi e, di riflesso, dei componenti il gruppo.

Gruppo Esperienziale Terapeutico di analisi e gestione delle crisi: attraverso la compilazione di un diario giornaliero che viene presentato al gruppo viene favorita la conoscenza delle crisi e la loro suddivisione in tipologie (emotiva, agita, evitata).

Gruppo Esperienziale Terapeutico di pianificazione: Attraverso un lavoro pianificazione di gruppo favorisce l’individuazione delle situazioni di rischio e delle strategie per affrontarle, senza ricorrere all’evitamento.

 

Novestri: nei primi nove mesi i gruppi hanno un indirizzo prevalentemente cognitivo-psicoeducazionale. Nel secondo ciclo hanno invece un indirizzo prevalentemente psicodinamico.

 

Tutor individuale: Al momento dell’ingresso ogni ospite/paziente viene affidata a un tutor che seguirà la persona per tutto il suo periodo di permanenza. Il tutor, attraverso colloqui frequenti accompagnerà e sosterrà l’ospite nel suo percorso, per ascoltare le sue esigenze psicologiche e aiutarla a comprendere tutto quello che le accade e accade all’interno della comunità e nel trattamento. 

 

Riunione settimanale: condotta congiuntamente dal responsabile della comunità e dal responsabile clinico con tutte le ospiti\pazienti, rappresenta un importante appuntamento motivazionale e di analisi delle situazioni che accompagna lo svolgimento del trattamento

 

Richieste di ingresso: l’accoglienza in comunità è finalizzata al trattamento del disturbo Borderline di personalità di giovani con una vita sociale attiva (scuola, formazione professionale, sport, attività espressive, uscite ludiche ecc.) in relazione all’età, o che siano motivate a riprenderla. La richiesta di ingresso viene indirizzata dal Servizio Inviante al responsabile della comunità il quale attiva le valutazioni e il percorso motivazionale.

 

 

Valutazione e motivazione: con i necessari margini di elasticità richiesti dall’età delle persone che aderiscono al progetto SNODI-GET, la valutazione è finalizzata alla formulazione della diagnosi. Essa avviene mediante quattro, articolazioni: colloquio psicologico conoscitivo (anamnesi); somministrazioni semi strutturata di diverse batterie di test, analisi condivisa dei dati, restituzione. Gli appuntamenti della valutazione hanno anche una forte valenza motivazionale.

 

Pre-trattamento: nei casi in cui la valutazione soddisfa solo in parte i criteri di ammissione al trattamento è possibile attuare un periodo di pre-trattamento in comunità come periodo di prova. Al termine del periodo di prova concordato il responsabile restituisce alla candidata e agli invianti i risultati. Si procede quindi alla conferma dell’ingresso o si forniscono le diverse indicazioni emerse dal periodo di prova.

 

Sono motivo di esclusione: diagnosi diversa, non adesione al trattamento, condotte marcatamente antisociali, abuso massiccio di sostanze, rifiuto delle regole e della convivenza comunitaria. 

 

Supervisioni: le supervisioni sono a cadenza settimanali. Si distinguono in supervisioni individuali dei tutor, e di gruppo, dei conduttori dei gruppi terapeutici. Le superiori sono momenti interni all’equipe settimanale che prevede inoltre il monitoraggio di tutte le attività e dell’andamento dei casi.

 

6) SEDE

 

I Centri SNODI nascono dalla lunga esperienza di gestione di comunità educative della cooperativa sociale Il Sentiero, per dare forma compiuta a precedenti esperienze realizzate della gestione di comunità per minori, dal 2003, e con giovani donne e madri multiproblematiche dal 1992. La denominazione SNODI identifica le comunità educative con servizi sanitari integrati attive nella provincia di Lodi e Varese. Il progetto SNODI-GET è stato testato per 24 mesi nel centro SNODI Artemisia Junior di Cavenago d’Adda (LO) dove è anche corso realizzazione l’avvio della comunità educativa integrata Il Ponte.

 

La sede del progetto sperimentale Centro SNODI Alda Merini, sarà a Castellanza (VA), Viale Italia 21. Capienza 9 posti di cui 8 di Comunità Educativa con Servizi Sanitari Integrati e 1 per il pretrattamento.

 

 

7) SOGGETTO PROPONENTE: IL SENTIERO COOPERATIVA SOCIALE

 

La Cooperativa Sociale Il Sentiero, ha gestito per diversi anni una comunità terapeutica per donne tossicodipendenti con figli, e gestisce dal 1999 le Comunità Educative Madre-Bambino denominate “Centri Artemisia” in provincia di Lecco, Lodi e Alessandria, oltre a due comunità per minori, in provincia di Lodi.

 

Le comunità educative del Sentiero della provincia di Lecco, sono state accreditate dall’Ufficio Unico per la CPE unico in Lombardia aver attivato il bando per l’accreditamento delle comunità educative.

 

Grazie anche al know-how acquisito nella gestione diretta o in collaborazione con la Cooperativa La Clessidra, di sei Comunità, la Cooperativa Sociale il Sentiero si propone oggi di differenziare l’offerta dei servizi che garantisce da oltre venti anni sul territorio Lombardo, allo scopo di rispondere in modo efficace ai bisogni emergenti. Il Sentiero intende contribuire a colmare un tassello attualmente mancante nella erogazione di servizi per il trattamento residenziale di giovani con disturbo di personalità borderline fino al 24° anno d’età, affidati ai alla Tutele o seguiti dai servizi specialistici (UOMPIA, CPS), con modelli adeguati alle caratteristiche peculiari della domanda che richiede assieme ad un trattamento psicoterapeutico intenso, un modello di socialità aperto alle situazioni della normalità.

 

8) CARATTERISTICHE GESTIONALI

 

Responsabile del Centro

Responsabile Sanitario

Psichiatra specialista farmacologo

Psicologo-Psicoterapeuta

Operatore socioeducativo

Operatore psicologo e psicoterapeuta

Supervisore dei tutor individuali

Supervisore dei gruppi terapeutici

 

Gli standard della comunità educativa integrata sono allineati a quelli previsti per le comunità educative accreditate. Rapporto operatori ospiti 1 a 3/5, compresenza notturna o reperibilità. Le qualifiche e i titoli integrano il ruolo dell’operatore socio educativo con lo psicologo, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.