La nostra storia

20 novembre – Giornata Internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

La convenzione ONU

Il 20 novembre di ogni anno si celebra la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nell’anniversario dall’approvazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. La Convenzione considera tutti i minori, senza distinzioni (art. 2), non solo oggetto di tutela in funzione degli adulti, ma soggetto di diritti in quanto tali. I 193 Stati che hanno aderito al documento devono adattare la normativa interna ai contenuti della Convenzione. Sono inoltre tenuti a presentare periodicamente le strategie adottate per promuovere e tutelare i diritti dei minori; l’organismo ONU preposto allo scopo di sorvegliare sulla loro attuazione è l’UNICEF.

La Convenzione ha l’obiettivo di promuovere in tutto il mondo il diritto dei minori a:

  • crescere sani;
  • ricevere un’educazione e sentirsi protetti;
  • essere ascoltati dallo Stato;
  • giocare, imparare, cantare;
  • vivere in pace nel luogo in cui si nasce, con la propria famiglia;
  • ricevere cura, istruzione, protezione, nome, nazionalità;
  • costruire il proprio futuro, ad essere tutelati e accompagnati nel presente, a partire dalla propria storia.
Il diritto di esprimere i propri sentimenti
Uno dei diritti dei minori è poter esprimere liberamente i propri sentimenti

Condizione dell’infanzia nel mondo

Come purtroppo spesso sentiamo, nonostante il controllo esercitato dall’UNICEF, spesso queste condizioni sono mancanti sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli cosiddetti di “benessere”.

Nel primo caso, lo sfruttamento del lavoro minorile e la conseguente esclusione dall’istruzione, il coinvolgimento di bambini nelle guerre civili, nelle tratte, nella prostituzione, il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili sono presenti e dai numeri allarmanti, aggravati o provocati anche da migrazioni, conflitti, diaspore famigliari e condizioni di povertà e malnutrizione.

Nel secondo caso, invece, vi sono casi di minori con “troppe” opportunità o, forse, pretese e desideri che non trovano limiti da parte di adulti che fanno fatica a dire di no e a rendere esplicite le regole; oppure sovraesposizione ad attività scolastiche ed extrascolastiche, che talvolta espropriano il bambino del proprio spazio e tempo, riducendo anche quello trascorso in famiglia. Inoltre, la stimolazione precoce e le aspettative troppo alte dei genitori possono avviare un processo di adultizzazione innaturale. Questo può causare al bambino o ragazzo ansia e stress, nel tentativo di soddisfare le richieste degli adulti, per timore di non essere più amati da loro.

I primi effetti della pandemia

L’anniversario della nascita della Convenzione assume un valore ancora maggiore, alla luce dell’impatto globale della pandemia da coronavirus, sui minori e sui loro diritti essenziali, in primis quello all’istruzione.

Secondo gli ultimi dati UNICEF, a causa dei lockdown e della chiusura delle scuole, più di 1,6 miliardi di bambini hanno perso parte della loro istruzione. Se, in un primo momento, la didattica in presenza è stata pressoché sospesa ovunque, si è successivamente affidata all’ausilio degli strumenti tecnologici che hanno costretto gli insegnanti a rimodificare l’intero programma scolastico, rendendolo fruibile online attraverso video lezioni e schede.

In alcuni casi, alcune Amministrazioni illuminate hanno destinato fondi per fornire tablet e connessioni a basso costo a studenti figli di famiglie con poche possibilità economiche. Comunque non tutti sono stati raggiunti. Quei minori non hanno potuto esercitare il diritto all’istruzione.

Nei Paesi più poveri, privi di soluzioni tecnologiche diffuse, l’istruzione è stata spesso appannaggio della buona volontà di alcuni insegnanti, che si recavano personalmente a casa dei ragazzi per portare il materiale scolastico.

Adolescenza lesa

Il rapporto UNICEF “La Condizione dell’Infanzia nel mondo 2021” – lo studio  più completo sulla salute mentale di bambini, adolescenti e di coloro che se ne prendono cura – evidenzia un aumento di disturbi mentali a seguito della pandemia.

Si stima che 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni conviva con un disturbo mentale. L’ansia e la depressione rappresentano il 40% dei disturbi diagnosticati. Le altre principali problematiche diagnosticate sono:

  • ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione),
  • ansia,
  • autismo,
  • disturbo bipolare,
  • disturbo della condotta,
  • depressione,
  • disturbi alimentari,
  • schizofrenia.

La sensazione di precarietà prodotta dalla pandemia ha spinto i ragazzi a lasciarsi andare, isolandosi e separandosi dal mondo, percependo il futuro come una minaccia e non un’opportunità.

La mancata frequenza della scuola non ha permesso di vivere quelle esperienze fondamentali che aiutano a divenire “adulti”, imparando anche a fronteggiare emozioni frustranti. In alcuni casi il disagio mentale è tale da lasciare i giovani con la sensazione di non avere una via di uscita. Tale da rendere il suicidio una fra le prime cinque cause di morte fra i 15 e i 19 anni in Europa.

È possibile intervenire?

L’attività dei Centri Artemisia e dei Centri Snodi nasce e si sviluppa nell’ottica della tutela e della promozione dei diritti dei minori. Essa parte dalla convinzione che il bambino nasce sano e competente, ma talvolta necessita di un supporto affinché gli sia garantito uno sviluppo armonico, partendo da un contesto protetto.

Spesso la comunità è il primo luogo ove si seguono regolarmente le sue condizioni di salute, gli si garantisce l’accesso all’istruzione e alle attività ludico-ricreative, sia all’interno che all’esterno della struttura, ove può socializzare con adulti e altri minori.

Sicuramente la pandemia è stata un banco di prova anche per gli operatori delle nostre comunità, vista la drastica interruzione delle ”routines” quotidiane. È nata così la necessità di reinventarsi per utilizzare in maniera costruttiva il tempo a disposizione, oltre alla necessità di garantire il diritto all’istruzione a piccoli e giovani ospiti.

Il diritto di giocare

Tutti i principali autori che si sono occupati dell’infanzia (Vygotskij, Bruner, Freud, Piaget, Erikson) concordano sul fatto che il gioco sia un fattore importante per lo sviluppo dei bambini anche verso le successive fasi della vita, data la sua valenza spontanea e simbolica, che permette di conoscere la realtà, di sviluppare il linguaggio, la socialità e l’immagine del sé (funzione di identificazione).

In quest’ottica, nella nostra comunità “Santa Teresa” stiamo attuando, a partire dal periodo pandemico, una serie di laboratori ludico-ricreativi per i nostri piccoli ospiti:

  • abbiamo creato il cesto dei tesori,
  • le decorazioni natalizie,
  • abbiamo creato percorsi,
  • manipolato la terra e altri materiali,
  • parlato delle nostre emozioni.

Per il prossimo 20 Novembre creeremo ”il fiore dei diritti”. I bambini leggeranno insieme alle operatrici e alle madri i loro diritti, ne sceglieranno alcuni e li rappresenteranno su un petalo da colorare. Attaccheremo il nostro fiore in sala giochi per ricordare a tutti ciò che abbiamo imparato.

Stefania Da Re, Valentina Tamara Costall

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