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Da parte del Network Snodi: Auguri per una nuova nascita!

È questo l’augurio che da oltre quindici anni i Centri Artemisia con i Centri Snodi rivolgono a tutti coloro che guardano con interesse, simpatia e coinvolgimento al lavoro delle comunità per le madri in disagio con i loro figli e per le giovani con disturbo di personalità e le loro famiglie.

È anche l’augurio che facciamo a noi stessi: ai nostri ospiti, ai giovani pazienti, agli operatori, ai responsabili, ai referenti degli uffici e ai dirigenti. E ancora: ai nostri partner dei servizi sociali, ai medici e agli psicologi delle UOMPIA e a tutta la rete dei nostri stakeholder e dei nostri volontari.

L’augurio di una nuova nascita unifica le nostre vite e le nostre storie personali, pur così diverse.

Le unifica nel desiderio di cambiamento verso un traguardo di riscatto, di guarigione, di soddisfazione e di benessere ritrovato e rinnovato. È un pensiero potente che raccorda l’esperienza di ognuno a quella del bambino: ai tanti neonati ospitati nei Centri Artemisia con le loro madri e in particolare ai bambini che nel 2018 sono “nati in comunità” al termine di un progetto di accompagnamento al parto. 

Ciò che ci unisce a piccoli è l’esperienza della novità, della scoperta, del desiderio e dell’avventura della costruzione di legami per la sua soddisfazione. Ma è anche l’augurio di sapersi rialzare dopo le numerose cadute, di non farne un trauma o una malattia. Di affrontare le crisi per quello che sono: una sfida, una provocazione al cambiamento.

Non abbiamo paura di abbandonare il nostro vecchio carapace per uno nuovo di zecca!

In una seduta un paziente che combatte con un certo successo con le sue crisi di panico, mi ha parlato di un video virale su YouTube dove un esperto paragona le crisi a un certo momento della vita dell’aragosta. Quando la crescita del crostaceo lo costringe a abbandonare il vecchio carapace per uno nuovo di zecca. Ma se avesse paura? Ecco la domanda. Se avesse paura ad abbandonare il vecchio guscio dentro il quale ormai soffre, si dovrebbe rassegnare a una vita di stenti e sofferenza, a fare della malattia e del disagio un discorso, un’identità surrogata, un vessillo e un ideale oscuro.

I nostri centri, le persone che vi lavorano, offrono una compagnia competente il cui scopo è di “sostenere e aiutare” i percorsi di cambiamento di ognuno: a volte lineari a volte contorti e difficili. Sono l’offerta di un sostegno a non farsi travolgere dalla paura, a fidarsi delle proprie possibilità, ad accorgersi dei propri punti di forza oltre che dei lati oscuri delle fragilità e delle debolezze. Quando i percorsi nella comunità si concludono felicemente, una ragazza torna a casa o si iscrive all’università, una madre trova lavoro e va ad abitare in autonomia con i suoi figli la percezione di una nuova nascita non è solo simbolica ma reale. E un po’ anche noi rinasciamo con loro.

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