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Comunità psichiatrica per il disturbo borderline dedicata a Frida Kahlo

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Stiamo per aprire la nostra nona comunità. Una comunità psichiatrica a media assistenza per ragazze con disturbo borderline e abbiamo deciso di dedicarla a Frida Kahlo. Potrebbe sembrare una scelta curiosa, perché proprio una pittrice? Ma le ragioni che ci hanno guidato sono coerenti con il nostro approccio.

Già nei primi anni 2000 con Carlo Arrigone abbiamo fondato i Centri Artemisia in onore di Artemisia Gentileschi. La pittrice secentesca che per prima ha scritto il suo nome a fianco degli artisti più importanti del suo tempo e di quelli futuri.

Oltre al fatto che sia Artemisia che Frida erano pittrici e donne, c’è un altro fattore che le accomuna: la propensione verso il ritratto.

La storia di Frida

Nel 1925, quando Frida ha 18 anni, viene coinvolta in un gravissimo incidente stradale tra il bus sul quale viaggiava e un tram. Le conseguenze per la ragazza furono terribili. Spina dorsale spezzata in tre punti e fratture su tutto del corpo. Per salvarla ci vollero trentadue operazioni chirurgiche.

In seguito, fu costretta a letto per un lungo periodo potendo praticare solo la lettura e la pittura. Il padre che era un fotografo ebbe l’idea di far realizzare per la figlia un letto a baldacchino dotato di uno specchio sul soffitto. Il congegno fu la base delle future elaborazioni pittoriche che Frida fece a partire dalla propria immagine.

Il primo autoritratto fu un omaggio per il giovane fidanzato che con lei era sul bus il giorno dell’incidente. Quello fu solo il primo di una lunga serie che accompagnò Frida per tutta la sua vita d’artista. Il suo catalogo conta 200 opere importanti di cui moltissime sono autoritratti, tanto che c’è chi, tra i critici, ha parlato della sua opera come di “un autoritratto infinito”.

La storia di Artemisia

È noto che Artemisia Gentileschi non ebbe una vita facile. Possiamo considerarla una donna maltrattata ante litteram: madre single, gli storici ancora dibattono se sua figlia fosse il frutto di uno stupro o di una ingannevole seduzione.

Subì un processo pubblico che ne infangò l’immagine, ricorse a un matrimonio di facciata per salvarsi la reputazione e cercò l’amore costantemente al di fuori delle convenzioni della sua epoca. Dietro il fuoco di Artemisia c’è una donna che ha messo a frutto i suoi talenti senza rinunciare a nulla tranne – e non era scontato – alla tentazione del vittimismo.

Il logo dei Centri Artemisia riprende stilizzandolo il suo autoritratto. Un’opera in cui è intenta a dipingere se stessa. Un contenuto emblematico che abbiamo interpretato come la possibilità di ciascuno di farsi ‘artista’ della propria identità, delle proprie relazioni, del proprio futuro e della propria storia.

Il punto d’incontro tra le artiste

L’autoritratto è il punto in cui le strade di Artemisia e Frida, a distanza di trecento anni, si incontrano. In particolare ci sono tre aspetti significativi:

  1. entrambe non accettano che il trauma abbia l’ultima parola sulla loro vita,
  2. la loro capacità di resistere al fascino narcisistico di rispecchiarsi (e perdersi) completamente nella propria tragedia,
  3. la fiducia e l’apertura nella possibilità di realizzare nuovi incontri, cruciali per la propria vita.

I temi dell’indipendenza e dell’amicizia

In più, anche se erano entrambe figlie d’arte (una del pittore Orazio Gentileschi e l’altra del fotografo Guillemo Kahlo Kaufmann) sia Artemisia che Frida si emancipano e cercano da sole la loro strada.

Anche il tema dell’amicizia fu fondamentale. Quelle che riuscirono a intessere furono centrali. Per Artemisia, l’amicizia con Michelangelo il Giovane e con Galileo Galilei mentre per Frida il controverso rapporto con Diego Rivera – che la riconobbe come artista e la fece conoscere a New York e l’amicizia con André Breton che realizzò per lei la prima mostra a Parigi.

La femminilità è protagonista

Sia per Artemisia Gentileschi che per Frida Kahlo, Il Femminile non si esaurisce nel materno o nella dimensione famigliare. Non si ritira in una dimensione esclusiva ed escludente “per sole donne” ma si gioca, fino a divenire centrale, nella costruzione di ogni (sano) legame sociale.

In questo senso la violenza sulla donna è percepita come una violenza di pubblico rilievo, non relegata al privato, nelle distorte dinamiche affettive e/o famigliari. Non è quindi un caso se il piccolo quadro del 1935 di Frida Kahlo intitolato Unos cuantos piquetitos è divenuto il manifesto contro il femminicidio.

L’opera raffigura una donna uccisa per gelosia con moltissime coltellate e il suo assassino. Frida include nella rappresentazione, sul modello degli ex voto, una frase di quest’ultimo pronunciata in tribunale: “solo qualche piccola punzecchiatura”.

Con quest’opera Frida è riuscita ad anticipare una sensibilità allora pressoché assente. Riconosce nella frase dell’assassino la volontà di svilire pubblicamente la donna, escludendola dal suo ruolo di coprotagonista dell’avventura di ogni civiltà.

Clicca qui se vuoi leggere di più sul tema della rappresentazione del femminicidio nell’arte.

Il link con il disturbo borderline di personalità

Lo strumento prediletto della psicoterapia è la parola. Attraverso questa si può esprimere se stessi anche negli aspetti più inconsci. Questo contributo della psicoanalisi fu chiamato dalle prime pazienti talking cure.

In base all’età e alle problematiche delle persone, la parola può essere supportata da altre attività espressive anche queste centrali in chiave riabilitativa. Questo vale particolarmente per la riabilitazione del disturbo borderline di personalità perché favoriscono l’uso del pensiero in opposizione all’impulsività.

Nei Centri Snodi assieme al metodo GET®, privilegiamo la scrittura creativa e la pittura espressiva. Attività dalle quali abbiamo realizzato pubbliche rappresentazioni, mostre e pubblicazioni.

La prima delle mostre collegate alla pittura espressiva è stata quella di fine 2018 di Rebecca Franco dal titolo Api furibonde, sostenuta e organizzata dalla comunità Alda Merini di Castellanza.

Prima ancora abbiamo realizzato il libro di poesie Urlo, contenitore delle attività di scrittura creativa realizzata dalla comunità Artemisia Junior di Cavenago d’Adda. La raccolta è stata pubblicata in edizione limitata ed è stata più volte rappresenta in contesti prestigiosi: al conservatorio di Milano e presso la Sala Alessi del Comune di Milano.

Nel 2019 poi, i lavori dei laboratori di scrittura creativa e pittura espressiva sono stati esposti nella mostra intitolata Cara Me, realizzata in collaborazione con il progetto Interreg Italia Svizzera Young Inclusion.

Per il 2020 è in preparazione la mostra per immagini e parole dal titolo Dov’è finito il nostro desiderio che allestiremo in occasione della prossima inaugurazione della comunità terapeutica Frida Kahlo.

 

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