Comunità L’Incoronata

1. Qual è la giornata tipo degli ospiti?

È molto difficile stabilire una giornata tipo perché dipende dal tipo di progetto della signora, dall’età del figlio e dal fatto che lavori o meno. Se la signora lavora potrebbe essere questa: sveglia presto, raggiungimento del posto di lavoro in autonomia mentre il figlio resta affidato alla cura del personale, rientro in struttura che sarebbe meglio coincidesse con il rientro da scuola del minore (se in età scolare), sistemazione della propria camera e degli effetti personali propri e del figlio, turno di preparazione cena o di cucina, igiene personale propria e del figlio e riposo.

Se, al contrario, la signora non lavora la giornata potrebbe somigliare più a questa: orario della sveglia più libero (anche se ci sono comunque dei fattori da considerare) e a seguire sistemazione della propria stanza e degli effetti personali propri e del figlio, attività con il figlio e con l’operatore, turno di preparazione pranzo o di cucina, riposo pomeridiano, altre attività con l’operatore o uscite in autonomia con o senza figlio, turno di preparazione cena o di cucina e infine igiene personale propria e del figlio e riposo. A questo si aggiungono ovviamente gli impegni per motivi istituzionali e sanitari propri e del figlio.

2. Qual è la giornata tipo di un’operatrice?

La sveglia è alle 6.30. Si comincia con compiti molto pratici come la pulizia e la sistemazione dell’ufficio e del bagno, il controllo della pulizia e dell’ordine del frigorifero e della cucina in generale e del locale spazzatura. Seguono gli accompagnamenti a scuola dei minori, il controllo dei turni di cucina e di pulizia assegnati alle ospiti e il controllo delle camere. A questo punto potrebbe dover partecipare alle équipe di supervisione metodologica o clinica, o p accompagnare delle ospiti per motivi istituzionali o sanitari. A volte sono programmate uscite con le signore (specialmente con chi non può uscire in autonomia con il figlio da decreto o da disposizione del servizio). Ci si occupa di accudire i minori quando la madre è assente o quando è impegnata nei turni di cucina, pranzo.

Compito dell’operatrice è anche quello di controllare lo svolgimento dei turni di pulizia della cucina, il ritiro dei minori da scuola, organizzare le uscite pomeridiane come le attività sportive o la frequentazione dell’oratorio.

Anche fare la spesa, i colloqui con le ospiti, le attività d’ufficio (PEI, relazioni etc.), le attività varie con le ospiti e con i minori, la preparazione della cena e poi la compilazione del diario di bordo e dei diari personali delle ospiti e la programmazione della giornata successiva sono parte della sue responsabilità. Dalle 22.30 è previsto il riposo dell’operatrice che però ha reperibilità notturna.

3. Qual è la giornata tipo della coordinatrice?

La coordinatrice arriva alle 8.30 o alle 12.30 a seconda che sia prevista la compresenza mattutina o pomeridiana. Si comincia con delle attività d’ufficio come la lettura del diario di bordo e dei diari personali delle ospiti, il controllo delle e-mail e l’invio di eventuali risposte. Poi si passa al controllo della pulizia della struttura e dell’ordine della cucina in generale, il controllo dei turni di cucina e di pulizia assegnati alle ospiti e il controllo delle camere.

Anche alla coordinatrice può capitare di dover fare eventuali accompagnamenti per motivi istituzionali o sanitari delle ospiti, senza dimenticare gli incontri con i servizi, le riunioni con i capi o con le altre coordinatrici, le équipe di supervisione metodologica o clinica, la programmazione settimanale delle attività della comunità.

In caso ce ne fosse bisogno deve tenere i colloqui di selezione del personale o con le operatrici. La coordinatrice, come l’operatrice, c’è anche per eventuali uscite programmate con le signore, accudimento dei minori, colloqui o altre attività con le ospiti e i minori, chiudendo con la compilazione diario di bordo e dei diari personali delle ospiti fino a fine turno alle 20.30.

4. Qual è lo spirito del tuo team? Quali credi che siano le dinamiche particolari rendono la tua comunità così accogliente e efficace?

A questa domanda faccio molta fatica a rispondere. Lo spirito del team è influenzato inevitabilmente dall’andamento della comunità in un dato periodo, che dipende da una miriade di fattori, tra cui la gravità dei casi accolti. Non c’è uno “spirito del team” costante, è assolutamente variabile e volubile, come lo è il lavoro in comunità in generale.

La comunità risulta, a mio parere, più o meno accogliente ed efficace a seconda dei periodi. Diciamo che il lavoro di squadra e la buona comunicazione dell’equipe possono aiutare, ma non sono sufficienti.

5. Com’è lavorare nella vostra comunità?

Lavorare nella nostra comunità è complesso, difficile, faticoso, di grande responsabilità, ma a volte anche divertente, stimolante e mai noioso. Troviamo spesso lo stimolo per lavorare sempre meglio nel rapporto con le altre colleghe, la cui collaborazione è fondamentale per il buon andamento della comunità e per superare i momenti di difficoltà e di sconforto.

6. Quali sono le vostre principali difficoltà e come le gestite?

Le difficoltà sono tante e diversi tipi. Dal riuscire a mantenere le giuste distanze dall’ospite a gestire le emergenze e gli inconvenienti quotidiani. Dal costruire un rapporto di collaborazione con l’ospite e con il Servizio Inviante al comunicare efficacemente con il Servizio e con il Tribunale, al gestire il senso di impotenza di fronte ad alcune problematiche delle ospiti che non siamo in grado di affrontare o supportare e di fronte all’esito imprevisto di alcuni progetti.

Superiamo tutto con il lavoro di squadra, con il confronto e la comunicazione tra operatrici e grazie al supporto dei supervisori.

7. Quali sono le principali difficoltà dei vostri ospiti e come le gestite?

Adattarsi al contesto comunitario e soprattutto all’idea di una “convivenza forzata” con altre donne. Accettare il regolamento della struttura e le disposizioni dei Servizi e del Tribunale ma anche sviluppare consapevolezza delle motivazioni che hanno portato al loro ingresso in struttura con i figli, delle proprie difficoltà e dei propri limiti, nonché di quelli dei figli. Anche accettare di essere “osservate, supportate e valutate” da noi operatrici e accettare l’idea di poter andare incontro ad una eventuale separazione dal figlio è molto difficile.

Affrontiamo tutto insieme grazie al lavoro d’equipe (colloqui settimanali con l’ospite), con il supporto dei supervisori, con la collaborazione del Servizio Inviante ed eventualmente di altri servizi specialistici (es: CPS, UONPIA, consultori etc.).

8. Com’è la struttura della comunità?

La nostra struttura è collocata al primo piano e si distribuisce lungo un unico corridoio, in cui vi sono le camere ed i bagni delle ospiti. Disponiamo di una cucina, una sala da pranzo, una sala giochi, una sala riunioni, un terrazzo e un cortile.

Nella mansarda situata al secondo piano le ospiti lavano e stendono. Sempre al secondo piano si trovano il locale caldaia e svariati armadi dove teniamo diversi accessori e la teleria per la struttura.

Le stanze delle ospiti sono 6 (4 C.E. e 2 P.I.). Le più accoglienti sono quelle dotate di bagno privato e non condiviso. Alcune ospiti si lamentano del fatto che certi spazi comuni siano “piccoli” mentre altre li trovano adeguati. La sala giochi viene solitamente molto apprezzata, in quanto ampia, allegra e ben fornita.

9. Se dovessi descrivere il tuo team, la tua comunità con tre parole, quali sarebbero?

Team: differenziato, coraggioso, volenteroso. Comunità: complessa, eterogenea, stimolante.