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La comunità mamma-bambino: luogo di accoglienza e risocializzazione

mamma e figlio sorridenti inverno al parco

“Non fare nulla per gli altri è la rovina per noi stessi” Horace Mann

Nelle comunità mamma-bambino, il lavoro educativo a vantaggio dei bambini deve coinvolgere anche il genitore. Ecco la sostanziale differenza con le comunità che ospitano solo i minori. Questo perché i due sono inseriti assieme.

In prevalenza sono comunità mamma-bambino (denominazione utilizzata dalla Regione Lombardia). In altri casi, come il Piemonte, si è aperta una seconda possibilità. I padri in disagio con figli possono infatti usufruire di quella che è denominata “comunità genitore-bambino”.

Il ruolo della comunità

Rimanda all’incarico ricevuto dal Tribunale per i Minorenni ed è relativo a:

  1. la tutela del minore,
  2. il sostegno della sua crescita e
  3. il sostegno e l’osservazione delle capacità genitoriali della madre.

Al bambino e alla madre viene assegnata una camera ad uso esclusivo che rappresenta uno spazio personale, nel contesto degli spazi comuni della comunità.  Il senso è di fornire al bambino le cure, le occasioni e gli stimoli adeguati, in base all’età e alla sua storia personale e famigliare.

Le operatrici costruiscono e mantengono una routine quotidiana sana e stimolante. Garantendo il corretto sviluppo psicofisico e il soddisfacimento dei bisogni primari di crescita di ciascun bambino: alimentazione, ritmi sonno-veglia, igiene, stato di salute ecc.

Anche la socializzazione fuori dalla comunità mamma-bambino è a cura delle operatrici che seguono il positivo inserimento a scuola, all’asilo o in altri contesti, nel rispetto delle potenzialità e degli interessi del minore. Una parte dei compiti e delle responsabilità della comunità è favorire il mantenimento dei rapporti con la famiglia d’origine, se possibile.

Tutto ciò avviene all’interno di un ambiente di crescita stabile e sicuro sul modello della casa, in cui non ci si accontenta di prevenire un eventuale danno/pregiudizio (fisico o psicologico), ma si sostiene attivamente la genitorialità, facilitando la comunicazione e la relazione madre-figlio\/a.

Il progetto educativo

  1. Lavoro diretto con il minore

Affidato a un’operatrice di riferimento, solitamente distinta da quella della madre, serve a favorire la costruzione di un legame di attaccamento sicuro tra il bambino e la madre, e creare un legame di fiducia con gli altri. È una parte importante del lavoro quotidiano dell’operatrice, assieme al riconoscere e dare un significato alle sue emozioni.

In comunità sono previsti tempi da dedicare all’ascolto del bambino, dimostrando interesse al suo punto di vista rispetto agli eventi significativi, fornendogli sempre informazioni chiare e rispondendo alle sue domande in modo comprensibile e non elusivo.

L’operatrice di riferimento agisce tenendo presente l’equipe delle colleghe e le linee guida del lavoro comune. Così tutti gli operatori in turno potranno prendersi cura del minore quando la madre non è in struttura (per lavoro, per impegni personali o altro).

  1. Lavoro con la madre a favore della genitorialità 

Nessuno si sostituisce la madre che viene invece affiancata e supportata. L’intervento, eventualmente, è sulle carenze genitoriali. Nel lavoro educativo quotidiano, le operatrici sono d’esempio nell’esercizio della competenza genitoriale.

Lo scopo non è quello di sottolineare gli errori ma di presentare alternative più efficaci e tutelanti. Il “buon esempio” diventa un modello positivo per la madre l’occasione e migliora le competenze relazionali del bambino.

Nei casi più critici, le operatrici hanno la facoltà di intervenire per stimolare il bambino in maniera adeguata anche sostituendosi alla madre. Ciò vale a maggior ragione se l’operatrice si trovasse in presenza di comportamenti apertamente abusanti, maltrattanti o trascuranti.

Tutelare e promuovere

La comunità mamma-bambino non vuole solo proteggere e prevenire situazioni pregiudizievoli. Ha infatti lo scopo di creare situazioni di vantaggio personale e relazionale, promuovendo le opportunità e le occasioni di crescita per i tutti gli ospiti.

La vita in comunità nel suo insieme da luogo a un’esperienza di riabilitazione relazionale e sociale. Tutto ciò è possibile grazie ai contatti quotidiani improntati al rispetto, alla cura e alla valorizzazione di ogni singola, irripetibile individualità.

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