Comunità Santa Teresa

1. Qual è la giornata tipo degli ospiti?

Alle 7 circa c’è la sveglia. Le prime attività sono la colazione con il figlio, la preparazione per l’attività della giornata e l’accompagnamento a scuola. Se la mamma lavora sarà l’operatrice ad occuparsi di questo aspetto. Chi invece non ha un’occupazione, dopo l’accompagnamento, rientra in comunità per le mansioni quotidiane di riordino e collaborazione domestica. Ovviamente ci sono anche giorni in cui ci si dedica a faccende personali esterne alla comunità come visite mediche o pratiche varie.

Ore 12.30 circa pranzo. Chi lavora o frequenta qualche corso formativo potrebbe non rientrare per pranzo; potrebbero arrivare già i bambini che non hanno il pomeriggio a scuola. Per chi non lavora, dopo pranzo è prevista la collaborazione domestica e/o momento di riposo con o senza i bambini.

Verso le 16 con l’operatrice si riprendono i bambini a scuola, nel frattempo si dovrebbero concludere le attività lavorative/formative per le mamme che le hanno, anche se questo dipende molto dall’occupazione della mamma. Rientro in comunità. Un po’ di tempo in camera insieme prima di cena o di gioco comune con gli altri bambini. Se la mamma non c’è ancora, il bambino sta con l’operatrice nei locali comuni finché la madre non arriva.

Verso le 18 inizia la preparazione cena/collaborazione domestica per chi è di turno. Se necessario le operatrici intrattengono i piccoli per evitare che stiano in cucina dato che potrebbe essere poco sicuro.

Verso le 19/19.30 si mangia tutti insieme. Dopo cena chi ha le mansioni di riordino le fa e se necessario l’operatrice sta con i minori. Madri e figli poi salgono in camera per le routine pre-nanna. Qualche mamma si trattiene a parlare un po’ con l’operatrice oppure fa addormentare il figlio e scende.

La mattina o il dopo pranzo sono anche i momenti migliori per i colloqui operatrici/ospite oppure per gli incontri con i propri servizi sociali, sia che vengano in comunità sia che ci si debba recare da loro.

Nel pomeriggio i minori potrebbero avere qualche attività extra-scolastica: sport, catechismo, doposcuola, parco giochi con la madre. Nel weekend, senza la scuola, i ritmi cambiano molto. Le attività sono meno strutturate e il tempo che madre e figlio trascorrono insieme è molto di più (per chi non lavora). Alle attività extrascolastiche possiamo aggiungere il cinema, la ludoteca, il centro commerciale… D’estate si aggiungono il centro estivo, la piscina o le gite organizzate dalle operatrici.

2. Qual è la giornata tipo di un’operatrice?

Dipende molto da che turno fa. In generale arriva alle 7.30 dove trova la collega che ha fatto la notte. Inizia gli accompagnamenti dei bambini a scuola che, per noi, finiscono verso le 9. Possibilmente con le mamme.

Successivamente può essere che faccia qualche accompagnamento madre e/o minore per visite mediche, commissioni, lavoro, ecc. L’operatrice in comunità si dedica a qualche mansione domestica, al lavoro d’ufficio, ai colloqui con le ospiti. Si confronta con la coordinatrice. Potrebbe avere qualche minore da accudire. Sovrintende alla preparazione del pranzo. Mangia con gli ospiti. Eventualmente collabora al riassetto della cucina.

Nel primo pomeriggio ancora lavoro d’ufficio, colloqui, eventuali accompagnamenti ad attività extra-scolastiche, eventuale aiuto compiti a chi non fa il pomeriggio. Visite protette. Dalle 16 alle 17.30 circa cura i rientri da scuola: accompagna le madri a prendere i figli o lo fa lei personalmente, se queste non sono presenti. Potrebbe avere qualche minore da accudire. Sovrintende alla preparazione del pranzo. Mangia con gli ospiti. Durante la serata può effettuare colloqui con gli ospiti o dedicarsi al lavoro d’ufficio. Alle 23 si ritira in camera operatori per la notte.

Dalla descrizione potrebbe sembrare che a fare tutto sia la stessa persona, in realtà ci si avvicenda nei turni oppure quando si è più di una per turno, ci si suddivide il lavoro.

Altre attività particolari sono: colloqui di verifica con i Servizi sociali del nucleo di cui è operatrice di riferimento, insieme alla coordinatrice e interfaccia con insegnanti, medici, altri servizi del territorio (Ser.D., neuropsichiatria…)

Siccome la nostra comunità nello specifico gestisce anche tre appartamenti di avvio all’autonomia (uno di questi è riservato ai padri, gli altri due sono di nuclei che hanno terminato il percorso in comunità ma non sono ancora pronti per una vita in autonomia), l’operatrice può anche effettuare visite a domicilio negli appartamenti.

Le altre attività per questi nuclei sono simili a quelle dedicate alle ospiti in struttura: colloqui, accompagnamenti, accudimento figli in caso di necessità, aiuto nella ricerca del lavoro se non ce l’ha ancora, spesa.

3. Qual è la giornata tipo della coordinatrice?

Sono il punto di raccordo per tutto quello che capita in comunità, sia sul versante interno che esterno. Diciamo, in generale, che raccolgo informazioni dopodiché devo decidere cosa farmene. Le gestisco autonomamente? Le gestisco con una collega? Le delego ma chiedo un confronto con interlocutori esterni?

Gestisco il budget mensile messo a disposizione della cooperativa per le spese vive della comunità: vitto, vestiario, trasporti ospiti…e ovviamente vengo cercata dalle colleghe in caso di emergenze o imprevisti.

Se necessario partecipo ai colloqui con le ospiti e le operatrici di riferimento, e sempre a quelli con i servizi sociali. Il compito di intrattenere i rapporti con i servizi sociali è prevalentemente mio. È importante infatti che abbiano in mente una figura di riferimento precisa. Talvolta delego le operatrici di riferimento ad effettuare determinate comunicazioni ma sempre preparandole prima insieme.

Faccio i colloqui con le operatrici, con la cooperativa, partecipo al tavolo delle coordinatrici, convoco e tengo l’equipe operativa, faccio da raccordo per quanto riguarda le supervisioni tenute dai consulenti e l’equipe delle operatrici. Convoco e tengo una riunione periodica con le ospiti della comunità su tematiche riguardanti il buon andamento generale della comunità.

Revisiono i PEI e le relazioni di aggiornamento per servizi sociali e tribunale minorenni. Redigo il resoconto annuale sull’attività della comunità e gli articoli per il sito.

4. Qual è lo spirito del tuo team? Quali sono le dinamiche particolari che rendono la tua comunità così accogliente e efficace?

Lo spirito della nostra equipe è la solidarietà e la disponibilità prima di tutto tra colleghe e con gli ospiti, la ricerca di un approccio unitario di giudizio e di gestione delle situazioni. Il giudizio è riservato alle situazioni, mai alle persone!

5. Com’è lavorare nella vostra comunità?

Intenso. Vuoi per l’alto numero di ospiti, vuoi per le ospiti in sé, non c’è mai un momento di tranquillità. È sempre un continuo muoversi e organizzarsi per fare una cosa o l’altra! Sicuramente la risorsa fondamentale che permette di far fronte a tutte le esigenze è proprio l’equipe delle operatrici. Sai che hai sempre qualcuno su cui contare.

6. Quali sono le vostre principali difficoltà e come le gestite? 

Personalmente direi la fatica di fare buon viso a cattivo gioco, cioè di farmi andar bene cose o situazioni che invece proprio non mi vanno giù.

Allora mi interrogo: sono io che non riesco a farmi capire o ci sono fattori che sfuggono alla mia vista? A volte non riesco a trovare una risposta e mi sento frustrata. Inoltre mi sento molto responsabile per la mia equipe. Cerco di non deludere mai le colleghe, faccio il possibile per metterle nelle condizioni migliori per lavorare. Il lavoro richiede davvero molto impegno sia fisico che mentale e loro ci mettono anima e corpo.

Rispetto alle ospiti ciò che noto causare maggiormente sconforto e frustrazione nelle operatrici è quando, dopo la milionesima volta che dici ad un’ospite una cosa, come va fatta, come si deve comportare ecc. questa alla milionesima e una volta, ci ricasca come una pera cotta. Questo urta soprattutto quando ci va di mezzo la tutela del bambino/figlio.

Gestiamo le difficoltà soprattutto parlandone in primis tra di noi ed eventualmente con soggetti esterni: supervisori, cooperativa, servizio sociale.

7. Quali sono le principali difficoltà dei vostri ospiti e come le gestite?

Penso che la principale difficoltà sia quella di fidarsi delle operatrici perché le ospiti sanno che essere in comunità non è stare in un luogo neutro ma è stare in un posto dove sei osservato. Certo, anche sostenuto ma alla fin fine il servizio sociale che sta investendo su di te, chiederà alla comunità se hai saputo far fruttare l’occasione e lo riferirà ad un giudice di tribunale. Abbiamo spesso la sensazione che l’ospite stia centellinando il se, il cosa e il come dire o fare qualcosa.

Una cosa che aiuta, a mio avviso, è essere chiari fin da subito. Dire all’ospite che le operatrici sanno perché è in comunità, cosa ci si attende, a quale obiettivo puntare e stabilire insieme delle modalità per mirare a far sì che il percorso sia proficuo.

Questo per quanto riguarda il rapporto più diretto e personale. Come equipe, la cosa utile è che tutte conoscano il più possibile le situazioni, i vincoli, gli episodi e il dare il più possibile tutte gli stessi rimandi agli ospiti.

8. Com’è la struttura della comunità?

La nostra comunità è molto grande e si sviluppa su due piani più l’esterno. Al piano terra sono presenti tutti i locali comuni, al primo piano le camere e i bagni degli ospiti.

Assegniamo sempre una stanza per nucleo. Le stanze vanno da 1 a 3 posti letto ciascuno, con la possibilità di inserire culle o lettini e, nel limite del possibile, un bagno per nucleo. In realtà non c’è un bagno per camera, quindi a seconda di quanti nuclei sono presenti (mamma con figlio/figli) sarà necessario adattarsi.

I locali comuni sono: cucina, dispensa, sala da pranzo, ufficio, camera operatori, stanza polivalente, soggiorno/sala TV, sala giochi, bagni comuni, lavanderia comune, sala visite con accesso diretto sull’esterno (molto utile per la riservatezza dei visitatori) e un’altra cucina più piccola con annesso bagno.

Un grande corridoio costituisce l’ingresso della comunità ed è utilissimo d’inverno come luogo anche per far giocare e muovere i bambini.

All’esterno abbiamo un grande cortile con alti alberi, sfruttatissimo d’estate sia dalle mamme che dai figli. Direi che a modo loro tutte le stanze sono accoglienti o almeno questo è il feedback che ricevo da chi ha visto i locali.

Quasi tutti i locali del piano terra hanno una caratteristica volta a botte. La stanza che dà un po’ più l’idea di “nido” è la sala visite, per la presenza di alcune parti in mattone a vista (era parte della cappella presente nella struttura, che era abitata dalle suore che ne mantengono tutt’ora la proprietà).

I lavori di ristrutturazione voluti dalla cooperativa stanno volgendo al termine e posso dire che la struttura ne ha giovato davvero molto.

Una caratteristica della nostra struttura è la sua storia. L’immobile fu costruito tra le due guerre mondiali in quella zona di Casale Monferrato ove iniziava ad intensificarsi la presenza di fabbriche: la cosiddetta “zona industriale” di Casale, quella che può essere ancora adesso definita come la periferia della nostra città.

Appena qualche centinaio di metri più in là, iniziavano e ci sono ancora, le risaie! Mi è stato raccontato che Giovannina Mazzone, fondatrice e anima dello storico istituto “Nostra Signora di Lourdes”, fece costruire questo edificio per aiutare le donne che iniziavano a lavorare nelle nascenti fabbriche e nelle vicine risaie. Principalmente offrivano ospitalità come convitto e gestivano un asilo sia per i loro figli che per gli altri bambini del quartiere.

A volte mi capita che qualche persona con cui parlo mi chieda “ lavori là dove c’era l’asilo?” oppure mi dica di averlo frequentato da piccolo. Insomma lo ricordano tutti con molto affetto. Anche la giornalista Silvana Mossano de “La Stampa – edizione di Alessandria”, che invitammo a partecipare come relatrice al convegno che tenemmo qui in comunità nel 2015, in occasione del decennale di avvio della nostra attività, accettò subito perché aveva frequentato qui l’asilo e si sentiva ancora legata a questo posto.

In cortile campeggia tuttora la statua di Santa Teresa di Lisieux – da qui il nome della comunità – che reca questa iscrizione: “Gloria Amore Riconoscenza A S. Teresa di G.B. perché le case e le vie di questa zona fra tutte la più pericolosa attraversarono incolumi l’orrenda bufera della più grande guerra. Le famiglie con gratissimo animo all’amabile Santina del Carmelo dedicavano il 3 ottobre 1945”. Insomma, ci sentiamo orgogliose di esserci inserite, secondo la nostra specificità, in questa storia di servizio a quelle che oggi sono definite “fasce deboli” della società, cioè al sostegno della donna/madre e dei loro figli.[1]

9. Se dovessi descrivere il tuo team, la tua comunità con tre parole, quali sarebbero?

Attenzione, rispetto, protezione.


[1] Per conoscere di più la figura di Giovannina Mazzone e dell’origine dell’istituto “Santa Teresa”, si rimanda a questo articolo http://www.casalenews.it/cultura/giovannina-mazzone-per-70-anni-a-favore-delle-donne-monferrine-28598.html.