Centri Artemisia

Disturbi psicologici e maternità

Disturbi psicologici e maternità

Tra le psicopatologie psichiatriche e psicologiche che più di frequenti nelle donne accolte nei nostri Centri troviamo i disturbi di personalità borderline, istrionico di personalità e antisociale. Disturbi depressivi, disturbi d’ansia, schizofrenia, abuso di sostanze ma anche dipendenze di varia natura (alcool, gioco d’azzardo, sostanze stupefacenti, farmaci, sesso, shopping compulsivo), disturbo del controllo degli impulsi e ritardo mentale. Disturbi psicologici e maternità sono situazioni che siamo preparati a gestire.

Cosa offre la comunità a queste ospiti?

Provvediamo prima di tutto a contattare lo psichiatra della signora. Dopo aver avuto conferma della terapia farmacologica prescritta, garantiamo modalità di assunzione e tempistiche corrette. Poi creiamo un “ponte” con il CPS del nostro territorio per programmare le successive visite di controllo. In questo modo riusciamo a garantire la continuità della cura in corso. 

Se la madre inserita ha problemi di dipendenza, e il decreto del Tribunale per i Minorenni lo prevede, la comunità entra in contatto il Ser.T del territorio della comunità o della zona di residenza della signora. Inizia quindi un percorso di monitoraggio della dipendenza da sostanze (pregressa o attuale) e rimediare.

A questo supporto, si aggiunge la normale attività educativa che comprende:

  • il sostegno alle competenze genitoriali,
  • la tutela del minore maltrattato e abusato,
  • la salvaguardia della segretezza residenziale di madri e minori vittime di violenza,
  • l’accompagnamento al parto, all’autonomia e alla risocializzazione, tramite la formazione professionale e la ricerca di un collocamento lavorativo e abitativo.

Il ruolo delle ospiti nel processo di recupero.

Nella maggior parte dei casi, la fragilità psichica della donna è nota da tempo e viene comunicata anticipatamente alla comunità per poter attivare tutti gli interventi ed i supporti di cui la donna necessita. Le madri accolte con una diagnosi possono seguire una terapia farmacologica, che viene monitorata dallo psichiatra di riferimento, e la cui assunzione viene controllata dalle operatrici.

La comunità però non è un reparto ospedaliero né un pronto intervento per questi disturbi. Per offrire il nostro supporto abbiamo bisogno che la donna sia consapevole del proprio stato, responsabile nell’assunzione delle terapie e attivamente collaborante con gli specialisti e le operatrici.

Come si procede in mancanza di diagnosi?

In alcuni casi le donne accolte nei nostri Centri non sono mai state visitare da uno psichiatra e non hanno una diagnosi. Se vogliono approfondire il loro stato di salute psichica – o se ciò viene richiesto esplicitamente dal Tribunale per i Minorenni – possono usufruire della consulenza dello staff clinico interno ai Centri Artemisia. In accordo con il Servizio Inviante, possiamo provvedere infatti ad attivare una valutazione psicodiagnostica e l’eventuale percorso di supporto psicologico. In alternativa, ci si può appoggiare ai CPS del territorio in cui è inserita la comunità.

Dal 2006 ad oggi, la comunità educativa L’Incoronata di Zorlesco (LO) ha accolto una discreta percentuale di madri in stato di seria sofferenza psichiatrica o psicologica, per l’esattezza 19 donne su 73, per una percentuale del 26 %. Come sopra indicato le diagnosi comprendono un ampio spettro di disturbi.

Disturbi psicologici e maternità un caso di studio

La signora C. è entrata in comunità a 33 anni insieme alla figlia N. solo 9 mesi. Le era stato diagnosticato il disturbo di personalità borderline quando era molto giovane. Il suo psichiatra aveva impostato una terapia farmacologica e facevano colloqui settimanali.

Da due precedenti comunità la signora C. era stata dimessa a causa dei suoi comportamenti oppositivi, verbalmente aggressivi nei confronti di ospiti ed operatori, e irrispettosi delle regole.

In passato aveva abusato di psicofarmaci anche durante la gravidanza, condotta che ha comportato una sofferenza respiratoria alla figlia al momento della nascita, fortunatamente rientrata senza conseguenze.

Al suo ingresso in comunità era molto diffidente, oppositiva, estremamente esigente e inconsapevole dei motivi che l’avevano portata in comunità. L’unica risorsa le sembrano gli psicofarmaci, di cui, di nascosto, continuava ad abusare.

Come abbiamo agito in questo caso?

È stato contattato immediatamente lo psichiatra per verificare la correttezza della terapia farmacologica in possesso della signora. Poi abbiamo fatto un patto con lei, garantendole tutto il nostro appoggio per seguire correttamente la terapia. Solo allora C. ci consegnato tutti i farmaci.

Li abbiamo custoditi in un apposito armadio e per registrare l’assunzione quotidiana di ogni farmaco è stata creata un’apposita tabella. Grazie all’aiuto e alle indicazioni del supervisore clinico della comunità e ai colloqui educativi settimanali, con l’operatrice di riferimento, C. ha compreso che il suo problema principale era disordine. La disordinata assunzione dei farmaci non era che una singola manifestazione di quel problema.

Questa conquista ha permessa a C. di accettare l’aiuto quotidiano offerto dalla comunità senza sentirsi sempre controllata e criticata.

Un approccio di successo.

Sono così stati attivati una serie di interventi, per risolvere i nodi più problematici tra cui:

  • estremo disordine negli ambienti,
  • difficoltà a gestire la routine quotidiana della figlia (dandole tempistiche adeguate nella somministrazione dei pasti e nell’addormentamento),
  • ambivalenza nel rapporto con le operatrici e con le altre ospiti accolte,
  • generale diffidenza e oppositività nei confronti delle persone.

L’aiuto accettato consapevolmente ha dato i suoi frutti. La tendenza a rifugiarsi nell’abuso degli psicofarmaci è quasi scomparsa, con miglioramenti visibili anche sul tono dell’umore. Le condotte quotidiane più ordinate e responsabili le hanno permesso di concludere con successo un percorso non facile, rientrando nella propria abitazione con la figlia e con il proprio compagno.

Si tratta di un risultato importante in cui all’inizio nessuno credeva, forse neppure la signora C.

Disturbi psicologici e maternità. Ricapitolando:

I Centri Artemisia non sono comunità terapeutiche, tuttavia possono ospitare e sovente ospitano madri affette da patologie psichiatriche o da serie problematiche psicologiche. Ciò avviene allo scopo di offrire loro un valido sostegno alla genitorialità e ai loro figli un ambiente protetto e accogliente. Come sempre gli invii provengono dai Servizi Sociali territoriali, secondo le disposizioni del Tribunale per i Minorenni.

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