Centri Snodi

Gestione emotiva delle ospiti: la formazione delle operatrici nei Centri Snodi

Gestione emotiva di una ragazza

Attivi già dal 2014, i Centri Snodi si sono contraddistinti per l’utenza specifica che caratterizza gli invii. Essi infatti accolgono prevalentemente ragazze e giovani donne con situazioni ambientali critiche e vulnerabilità emotive personali che esitano in condizioni di alta emotività espressa e disregolazione.
Il lavoro riabilitativo ed educativo che viene svolto si incentra pertanto primariamente sulla comprensione di questi contenuti e sulla gestione emotiva delle ospiti. Il tutto in spazi terapeutici o riabilitativi dedicati ma anche nella quotidianità dei momenti di vita di comunità.

Il ruolo delle operatrici

Le operatrici sono uno strumento privilegiato nel compito della riabilitazione e gestione emotiva. Questo perché l’approccio relazionale che esse offrono può diventare la palestra per esplorare le proprie ed altrui reazioni emotive; attraverso lo scambio con le operatrici, infatti, si mettono in gioco le modalità di relazione precedenti, con la possibilità in questo caso di analizzarle, bonificarle e trovare nuovi modi di esprimere le proprie emozioni all’altro.

Il compito è difficile. L’operatrice è una professionista che vive la quotidianità insieme all’ospite, spesso in un ruolo riabilitativo non riconosciuto e con una minore strutturazione dei propri interventi in tempi e luoghi definiti. Ciò implica una modalità relazionale meno filtrata e più emotiva, soprattutto da parte dell’ospite, ma anche una sollecitazione personale e di relazione continua da parte dell’operatore.

Lavorare a stretto contatto con la disregolazione emotiva implica pertanto una buona consapevolezza delle proprie e altrui emozioni; saperle identificare primariamente in sé e gestirle per una relazione con l’altro efficace.

La formazione sulla gestione emotiva nella Comunità Alda Merini

Nella comunità Alda Merini, il tema della gestione emotiva viene approfondito attraverso un percorso formativo specifico mirato a:

  • riconoscere gli scambi con le ospiti in termini di emozioni veicolate (oltre ai contenuti informativi che essi contengono),
  • riconoscere gli stati emotivi che pervadono le operatrici durante il turno,
  • saper gestire attraverso azioni e parole l’intensità dell’emozione sollecitata dall’altro.

La formazione avviene ogni mese, per un tempo di due ore, con la presenza di tutti gli operatori coinvolti nella comunità. L’obiettivo è l’interdisciplinarietà delle competenze. Si prendono in considerazione difficoltà comunicative con le ospiti, fatiche che il professionista riporta in un particolare momento o specifiche richieste sulle quali ci sente ingaggiati personalmente.

L’aspetto formativo risiede nell’acquisizione di concetti specifici relativi alla regolazione emotiva. Questo in modo da non personalizzare la dinamica che si è creata con l’ospite, ma vederla come una modalità disfunzionale o inadeguata di comunicare temi e informazioni. Attraverso queste competenze il gruppo degli operatori si mette alla ricerca di un modo comune ed efficace (non del modo giusto) di fare, tenendo conto dei propri limiti e degli obiettivi relazionali dell’ospite.

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Il duplice esito della formazione specifica

L’esito della formazione specifica è duplice:

  • per quanto riguarda le ospiti, avere un interlocutore formato sull’identificazione e gestione delle emozioni porta a interazioni più adeguate. Si hanno quindi minori escalation (di rabbia, di ansia, di discontrollo) e si apprende una modalità relazionale più funzionale, attraverso l’esempio.
  • Per quanto riguarda le operatrici, avere degli strumenti attraverso cui guardare agli scambi quotidiani con le ospiti permette un minore coinvolgimento personale. Conseguentemente una minore fatica emotiva all’interno del turno.

Il lavoro terapeutico e riabilitativo in comunità risulta essere più efficace, perché esteso a tutti i momenti della quotidianità oltre a quelli strutturati.

L’equipe, in ultima analisi, è meno soggetta a turnover e rimane più stabile nel tempo; fattore questo, protettivo per le ospiti, già soggette nella loro vita ad ambienti instabili e predisposti agli abbandoni.

Ilaria Carretta

Immagine di copertina: Rawpixel.com da Freepick