Centri Artemisiacomunità mamma-bambino

Il sostegno dei Centri Artemisia alle madri con disturbo borderline di personalità.

Il primo elemento di conoscenza, per gli operatori della comunità, della storia del nucleo mamma-bambino è riassunto all’interno di un decreto. In realtà l’osservazione e la vicinanza con i diversi nuclei, a volte anche di culture differenti, ci ha permesso col tempo di trovare un minimo comun denominatore trasversale a tutte le storie: l’approccio delicato. Inizialmente infatti per instaurare una  relazione con le signore è necessario entrarci “in punta di piedi”.

La rielaborazione del ruolo materno

Per molte di queste donne aver partorito significa già essere madri, dunque avere competenze che gli altri non hanno. Da ciò scaturisce anche la loro difficoltà nel chiedere aiuto, perché non riescono acapire perché dovrebbero averne bisogno. Per altre invece i maltrattamenti e le vessazioni  le hanno portate a sentirsi totalmente incapaci ed inutili.  La nostra missione è in entrambi i casi di supporto ed affiancamento alle madri nel rielaborare la propria storia di vita per poi poter ricostruire insieme il complesso ruolo di genitore.

I nostri obiettivi

Il nostro lavoro di operatrici in comunità è molto complesso. Ha tempi di osservazione, sostegno, cura di una relazione che è in continuo divenire. Il sostegno della relazione in uno di questi aspetti, modifica tutti gli altri.  Le finalità delle nostre comunità Mamma- Bambino sono:

  • Offrire sostegno a situazioni famigliari vulnerabili per prevenire il disgregarsi del legame mamma – bambino. Lo facciamo accogliendoli in un ambiente famigliare sicuro per il genitore e tutelante per il minore.
  • Permettere alla mamma in difficoltà di aumentare le proprie competenze genitoriali, riducendo e contenendo le situazioni di disagio. Si recuperano e rafforzano così abilità semplici nella cura del minore.
  • Contenimento del disagio psicologico-relazionale attraverso il lavoro di rete con i servizi invianti o coinvolti in seguito ma anche con il territorio in cui la struttura è inserita o con lo staff clinico.
  • Sostegno specifico della relazione nella quotidianità con attività educative.
  • Verifica dei miglioramenti raggiunti attraverso la condivisone degli obiettivi del PEI.
  • Verifica del benessere del bambino rispetto ai tempi di cambiamento dei genitori.
  • Assegnazione dell’operatore di riferimento.
  • Colloqui con l’operatrice di riferimento.

All’arrivo in comunità provvediamo, insieme, a fare il cambio del medico, a fare dei controlli pediatrici con i bambini, a fornire loro una routine quotidiana e sistemiamo gli spazi in camera supportarle nel processo di accettazione del distacco dai propri nuclei d’origine. Grazie al lavoro di rete riusciamo a stendere un progetto individuale per ogni soggetto coinvolto affinché con un lavoro di squadra queste donne riescano a fissarsi degli obiettivi e raggiungerli con il nostro aiuto.

Il case-study dalla comunità Kirikù

Un esempio soddisfacente di acquisizione di capacità genitoriali che possiamo riportare in questo articolo è il caso di una madre con disturbo borderline di personalità. Data per spacciata fin dai tempi dell’adolescenza e inserita in comunità coi tre figli con un’apertura di Decreto di adottabilità. Convinta di essere una madre competente per aver portato a termine tutte le gravidanze ha mostrato poca aderenza alla vita comunitaria.

Nonostante all’inizio del progetto ci sia stata poca collaborazione, con il passare del tempo, il lavoro di rete e la costante presenza del Tribunale dei Minori siamo riusciti ad aiutare la signora a migliorare la relazione con le operatrici che ci ha permesso di entrare nel suo “mondo”. Questa fiducia le ha permesso di calare la corazza difensiva e di ammettere di aver bisogno di aiuto.

Durante i due anni circa di permanenza abbiamo affrontato insieme molte difficoltà: giuridiche, famigliari e culturali. Ma ad oggi possiamo affermare di essere soddisfatti del percorso fatto insieme che le ha potuto permettere di ricongiungersi gradualmente ai suoi cari e di vivere ancora con i suoi figli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *