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L’importanza dei rapporti tra comunità e territorio.

importanza dei rapporti comunità e territorio

Affrontando il tema di questo articolo, mi è venuta in mente una famosa espressione che, parafrasata, suona così: nessuna comunità è un’isola. Questo perché, lavorando in comunità, mi rendo conto che un’attività di questo tipo non può e non deve svilupparsi separatamente dal contesto in cui si trova. Vediamo perché.

In comunità sperimento quotidianamente cosa sia il lavoro di rete, di cui si sente parlare spesso nell’ambito del sociale. Gli snodi di questa rete sono davvero tanti. I corretti collegamenti tra essi sono fondamentali per l’esistenza e il buon funzionamento della comunità e per il successo dei progetti di vita degli ospiti che accogliamo. Iniziamo a vedere gli “snodi”, o attori di questa rete.

Clicca qui per saperne di più sul lavoro di rete in ambito sociale.

Il ruolo di Comune e ASL nell’apertura della comunità

Aprire una comunità significa intercettare un bisogno espresso dal territorio. Sancito dalle istituzioni preposte – Comune e ATS/ASL, che rilasciando le autorizzazioni necessarie al soggetto sociale promotore, permettono l’avvio l’attività.

Da qui si apre la strada ai rapporti con i servizi sociali territoriali, che sono i principali enti invianti i nostri ospiti. Sono cioè coloro che hanno ricevuto un mandato di tutela dal Tribunale per i Minorenni che, nei suoi provvedimenti, delinea già il progetto da realizzare.

I servizi coinvolti dal Tribunale nella presa in carico

Oltre al servizio sociale, il Tribunale può coinvolgere altri servizi specialistici, che effettuano interventi di sostegno e diagnosi su bambini e genitori: Servizio di Psicologia, Neuropsichiatria Infantile, in alcuni casi Servizio per le Dipendenze (Ser.D.) e Centro di Salute Mentale, con i quali gli operatori di comunità si confrontano poi in incontri di rete per verificare l’andamento del progetto.

Salute e formazione: le prime esigenze che soddisfiamo in comunità

Quando un’ospite arriva in comunità con il figlio, dobbiamo rispondere piuttosto velocemente a due esigenze di base: sanitaria e formativa. Dobbiamo iscrivere gli ospiti presso i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta sul nostro territorio così da poter accedere a:

  • controlli ordinari,
  • visite specialistiche,
  • esami diagnostici e
  • terapie particolari.

In alcuni casi le madri oppongono una certa resistenza a cambiare il proprio medico o pediatra. Le operatrici devono aiutare l’ospite a capire che non si tratta di una scelta irreversibile e che è finalizzata a tutelare la loro salute e quella dei figli.

Essere seguiti con continuità da professionisti della salute è il primo passo per un sano sviluppo psicofisico dei bambini e delle loro madri.

Al mondo della scuola e della formazione indirizziamo i nostri ospiti minorenni, talvolta anche maggiorenni, per compiere il proprio percorso di scolarizzazione consapevoli che spesso questo ambito rappresenta per loro la prima occasione di (ri)socializzazione.

Clicca qui se vuoi leggere in che modo le nostre comunità sono luoghi di accoglienza e risocializzazione.

L’ampliamento della attività degli ospiti

Quando gli ospiti hanno raggiunto un buon ambientamento alla vita e ai ritmi della comunità, d’accordo con il Servizio sociale, valutiamo e proponiamo loro di ampliare il raggio delle proprie attività appoggiandosi ad enti che svolgono funzioni pubbliche. Penso alla:

  • ricerca del lavoro,
  • alle attività sportive, ludiche e ricreative,
  • agli oratori,
  • alle associazioni di volontariato.

Infine, come non ricordare che spesso ci interfacciamo e collaboriamo anche con le forze dell’ordine o il centro antiviolenza, sempre in un’ottica di tutela delle situazioni di fragilità.

Casi reali dalla comunità Santa Teresa

All’interno di ognuno degli ‘snodi’ che compongono la nostra ‘rete’ esistono dei professionisti con i quali costruire esperienze interessanti a beneficio di tutta la comunità.

Dicendo ‘comunità’ mi riferisco proprio al luogo di vita comune degli ospiti e degli operatori, perché il beneficio e la soddisfazione di un componente del gruppo si riverbera anche sugli altri. Facciamo qualche esempio.

Gli sportelli

Capita di aver bisogno di mantenere la segretezza sul collocamento degli ospiti. Una situazione di questo tipo è burocraticamente complessa sopratutto per garantire l’assistenza sanitaria.

In questi casi, avendo come obiettivo la tutela delle madri con i loro figli, abbiamo sempre avuto tutto l’aiuto necessario dagli sportelli preposti.

Sul finire del 2019 grazie alla collaborazione instaurata negli anni con il locale Ser.D., abbiamo ospitato presso Santa Teresa tre professionisti per un momento di formazione delle operatrici sul tema delle dipendenze.

Occasioni per gli ospiti da scuola e gli oratori

Da alcuni rapporti con il mondo della scuola e degli oratori sono nate delle occasioni molto belle per alcuni ospiti. In un caso, una famiglia frequentante la scuola in cui portavamo anche una nostra piccola ospite, si è resa disponibile a prenderla in affido familiare.

A Natale 2019, il gruppo dei bambini di 5 anni di una Scuola dell’Infanzia cittadina e una classe di catechismo della locale Parrocchia, si sono recate presso la comunità con le loro insegnati e catechiste per un momento di condivisione e gioco con i nostri piccoli ospiti.

Una nostra ospite ha iniziato una piccola attività di volontariato presso un’altra Parrocchia cittadina, e ora il parroco le ha proposto un impegno più corposo durante l’imminente Centro Estivo.

La collaborazione con le forze dell’ordine

È capitato di dover andare presso le abitazioni di alcune ospiti vittime di violenza, accompagnate dai Carabinieri, per recuperare vestiti ed effetti personali.

I Carabinieri stessi hanno fatto da intermediari in casi di collocamento segreto degli ospiti, facendo arrivare ad alcune nostre piccole ospiti dei disegni da parte dei compagni di scuola, oltre che i loro giochi.

Sempre dai Carabinieri ci sono arrivati abiti, giochi, libri. In altre occasioni, ci hanno dato consigli e sono intervenuti per aiutarci a gestire situazioni particolarmente complesse.

Il sostegno delle istituzione alla comunità durante l’emergenza Covid-19

Durante l’emergenza sanitaria legata al Covid-19, interfacciarsi con Comune e ASL è stato determinante. Entrambi hanno assicurato alla nostra struttura un valido appoggio fornendoci, tra le altre cose, DPI (dispositivi di protezione individuale) e assistenza sanitaria specifica.

Clicca qui per leggere come è stata la vita in comunità durante l’emergenza sanitaria.

Attraverso i servizi sociali, anche la Regione Piemonte si è attivata in favore delle comunità. Sono stati infatti erogati dei finanziamenti destinati ai progetti ludico-didattici pensati dalle operatrici per questo periodo di emergenza.

Grazie all’acquisto di materiali e strumenti specifici abbiamo potuto implementare:

  • la didattica a distanza per i nostri ospiti in età scolare,
  • laboratori didattici per i più piccoli,
  • attività motorie per i minori e anche per le loro mamme.

Il periodo di isolamento sociale ha rimesso in luce l’importanza di mantenersi aggiornati rispetto alle iniziative degli enti territoriali (Regione, Comune e ASL) che hanno messo in campo iniziative proprie a favore degli enti come la nostra comunità. Penso ai fondi regionali per le attività di sollievo, alle deroghe regionali in merito all’assunzione del personale o alle linee guida per le visite con i congiunti.

La soddisfazione degli operatori passa per l’indipendenza degli ospiti

Uno dei momenti di maggiore soddisfazione professionale è vedere l’ospite che inizia ad orientarsi tra tutti questi sportelli, vi si interfaccia autonomamente e riesce ad utilizzarli in maniera proficua. Ad esempio:

  • una mamma che prenota una visita dal pediatra, porta il figlio e riferisce correttamente agli operatori quanto è stato detto,
  • va ai colloqui con gli insegnanti,
  • si reca presso le Agenzie per il Lavoro a lasciare il proprio curriculum o
  • fa un colloquio di lavoro, magari ottenendo poi anche il posto!

Insomma, per la mia esperienza intessere rapporti con le istituzioni vuol dire intercettare e coinvolgere i professionisti che vi lavorano. I rapporti istituzionali sono per noi veri e propri strumenti di lavoro, ci aiutano infatti a svolgere al meglio le funzioni di tutela delle fasce più fragili che ci sono affidate.

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