La nostra storia

Intervista alla nostra Responsabile del Personale: la cura e la stima da dedicare ai dipendenti

La gestione del personale è uno degli aspetti più complessi, soprattutto nelle realtà in continua crescita come le nostre comunità. Patrizia Gilardi (coordinatrice della comunità mamma-bambino La Bussola di Merate) intervista la Dott.ssa Monica Gulden, Responsabile amministrativa e del personale.

Può farci una breve descrizione dell’organigramma di ogni comunità?

La premessa è che, pur essendoci un opportuno organigramma, tutte le figure collaborano per la buona realizzazione del progetto delle comunità e per creare una gestione in cui il clima tra i vari operatori e le ospiti sia di vicendevole stima e collaborazione.

Al vertice della struttura organizzativa c’è una Direzione Generale, composta da varie figure professionali quali:

  • il Direttore Generale,
  • il Responsabile Metodologico
  • la Responsabile HR (del personale) e Amministrativa.

A queste figure risponde la coordinatrice, la quale a sua volta si avvale, per il lavoro in comunità, delle educatrici che a lei quindi rispondono. Infine, che operano nelle comunità, ci sono anche i Consulenti per la supervisione e la formazione.

Quali valori della cooperativa si possono ritrovare nelle decisioni che riguardano le collaboratrici?

I valori perseguiti nella gestione del personale sono gli stessi che si perseguono e si applicano in tutta la cooperativa, comprese le ospiti che accogliamo:

  • La stima per ciascuna persona sia a livello personale che, ovviamente, a livello professionale.
  • Il riconoscimento delle competenze. Ognuno ha il suo bagaglio di formazione professionale ma anche di abilità, doti e inclinazioni personali. Queste vanno individuate e valorizzate creando così la ricchezza di ogni gruppo di lavoro. Ciascuna equipe si arricchisce della collaborazione di persone con differenti caratteristiche, inclinazioni e attitudini.
  • La ricerca della soddisfazione intesa, oltre che come piacere nel contesto lavorativo, come possibilità di realizzazione delle ambizioni professionali anche attraverso un percorso formativo.

Come le esigenze delle operatrici sono colte e soddisfatte?

Il lavoro in comunità è molto complesso e a volte faticoso, non solo per la turnistica richiesta, ma anche per le situazioni che si creano e che sollecitano molto sul piano emotivo e relazionale. Le persone che ci incontrano e che desiderano lavorare con noi hanno motivazioni diverse. In fase di colloquio e in fase di prova è importante individuare tali aspettative, perché permette di scoprire anche il punto di soddisfazione dell’operatore.

Durante l’attività lavorativa, anche una volta trascorso il periodo di training e affiancamento, bisogna sempre tenere sveglio il desiderio di crescita, l’esigenza di mantenere alto il livello di soddisfazione continuando a imparare qualcosa di nuovo. Favorire la formazione permanente degli operatori è di primaria importanza, perché ciò permette uno stimolo per il personale, grazie ad un’adesione sempre nuova, sempre viva.

Quali decisioni sono vantaggiose per la conciliazione famiglia-lavoro? Come viene tutelata la maternità delle operatrici?

La tutela e la valorizzazione della famiglia
Tutelare la gravidanza e valorizzare la conciliazione famiglia/lavoro

Nelle nostre comunità lavorano, quasi esclusivamente, giovani donne, quindi capita spesso la necessità di conciliare  l’attività lavorativa con le loro esigenze personali e familiari.

Il nostro impegno è, come detto prima, garantire un luogo di lavoro che tuteli e valorizzi le persone. Per fare questo, da molto tempo, abbiamo scelto di gestire le nostre comunità con contratti di lavoro part time che permettano di raccordare lavoro, famiglia e/o formazione extra lavorativa.

Quando una delle nostre operatrici si trova in stato di gravidanza, ci avvaliamo immediatamente della possibilità di chiedere l’astensione anticipata dal lavoro, prevista dalla normativa, per evitare qualsiasi rischio per la mamma e il suo bambino.

Alla nascita del bimbo esortiamo la mamma a prendersi tutto il tempo necessario per attuare una ripresa del lavoro in piena serenità. Rispettando così i tempi del neonato. Al rientro a lavoro concordiamo la turnistica più favorevole per le nuove esigenze familiari ed eventualmente un tempo più lungo per la ripresa dei turni serali e/o notturni.

Tutto questo a partire dalla consapevolezza che, con la maternità, le operatrici acquisiscono naturalmente delle competenze aggiuntive quali:

  • maggiore capacità organizzativa,
  • gestione oculata delle risorse economiche,
  • empatia e maggiore comprensione delle problematiche delle nostre ospiti.

Tutte queste competenze danno un valore aggiunto al loro lavoro.


Come coordinatrice, confermo che la qualità stessa del lavoro di equipe si avvantaggia nell’avere tra le operatrici una collega che è diventata madre. Questo ci permette di considerare con maggiore attenzione le difficoltà nella cura dei figli nelle differenti fasi di crescita. Non è infrequente che un’operatrice al rientro dalla maternità faccia alle colleghe la battuta: “posso venire anch’io qui con mio figlio? Così mi date una mano!”


Invece, quali sono le indicazioni che le coordinatrici ricevono dalla cooperativa rispetto alla buona gestione dell’equipe?

Alle coordinatrici chiediamo di accompagnare le equipe nel loro percorso lavorativo e formativo alla conoscenza della metodologia di lavoro della cooperativa, facilitandone “sul campo” l’apprendimento.

Inevitabilmente, in ogni comunità, ci sono momenti faticosi con situazioni problematiche che possono generare uno stress psico-fisico dell’operatore. Pertanto invitiamo, chi ha la responsabilità di condurre l’equipe, ad un’attenzione particolare ai segnali che ne evidenziano l’insorgenza e a mettere in atto alcuni provvedimenti come:

  • colloqui individuali,
  • alleggerimento della turnazione,
  • riduzione dell’orario di lavoro o aiuto da parte del supervisore.

Tutto questo per sostenere la fatica dell’educatore e rigenerare le sue energie.

Una particolare attenzione va posta poi alla formazione dell’equipe attraverso l’individuazione, da parte della coordinatrice, delle necessità e/o dei suggerimenti che lo stesso gruppo di lavoro manifesta come interesse.

Quali sono le caratteristiche di una buona gestione del personale (a livello macro come ente gestore? E a livello micro, nelle singole comunità?)  Cosa deve avere in mente la Responsabile del personale?

Dare valore e curare i rapporti lavorativi
Per una buona gestione del personale è fondamentale curare i rapporti ed accogliere i riscontri personali e professionali di ognuno

La primissima cosa è la cura dei rapporti, che non riguarda solo il rapporto tra Responsabile del personale e singolo operatore, ma è a cascata e coinvolge tutti i livelli, inclusi il Direttore Generale e le coordinatrici.

Se tutte le relazioni sono curate e sono accolti i riscontri personali e professionali del singolo operatore o della singola coordinatrice, si realizza una buona gestione. Ogni persona che lavora per la realtà aziendale è stimabile, al di là di come si ponga (alcuni si pongono più in modo conflittuale, o più cordiale, o più vivace). Bisogna “prendere sul serio”, quindi stimare, tutto ciò che viene posto come tema di confronto.

Ultimo elemento è la correttezza, a partire dall’applicazione precisa delle regole contrattuali e alla puntualità del pagamento dello stipendio. Alla correttezza della cooperativa segue la correttezza del collaboratore. Se chi gestisce il personale deroga tale correttezza, non potrà legittimamente chiedere ai collaboratori il rispetto degli accordi.


Ringraziando la Dott.ssa Gulden per le riflessioni condivise, concludo osservando che ognuno di noi è un “pezzo” prezioso di una realtà complessa ma efficace e qualitativamente ricca e ciò diviene risorsa nel lavoro quotidiano e progettuale con gli ospiti (bambini, ragazze e madri) delle nostre comunità.

Patrizia Gilardi

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