Centri Artemisia

La Bussola: esempio di comunità educativa come ponte tra culture

Se le donne abbassassero le braccia, il cielo cadrebbe.”

Proverbio africano

Riproponiamo una tematica particolarmente attuale e complessa: la presenza nei Centri Artemisia di nuclei provenienti da diversi Paesi del mondo, affrontando i temi delle “rappresentazioni culturali” e dell’inclusione attiva nella vita della comunità e nella società.

Presso La Bussola operiamo in un’ottica di “decentramento culturale” cioè valorizziamo la storia personale, il progetto migratorio delle singole madri e le loro rappresentazioni culturali non basando l’intervento su modelli educativi e psicologici definiti.

Iniziamo col dire che lo strumento principe del “decentramento culturale” è la mediazione che può avvenire anche grazie al coinvolgimento della figura professionale del mediatore linguistico-culturale; figura che, nel nostro caso, è spesso rappresentata da una donna. Tale mediazione riguarda contenuti cruciali per l’esperienza di ciascuno, come la salute e la malattia, la cura, la famiglia, i legami di parentela e con la comunità allargata, l’educazione.

Prima di tutto: cos’è la cultura di appartenenza?

Definiamola un “sistema complesso di rappresentazioni e principi, di norme negative e positive, di valori connessi a particolari modi di pensare e di agire, caratteristici di un gruppo o di una società, che nel loro insieme orientano e organizzano i differenti aspetti della vita sociale” (Tylor, 1871). Quindi la cultura, o meglio le culture, sono sistemi dinamici, attraversati da mutamenti, contaminazioni e conflitti, e tuttavia capaci di mantenere un certo grado di stabilità interna.

La cultura preesiste all’individuo ma non è innata, bensì è acquisita grazie agli attaccamenti fondamentali: la padronanza della lingua, la familiarità con la storia della comunità, con i suoi paesaggi, i suoi costumi, i cibi e i riti. Il tutto è retto da una molteplicità di codici invisibili. Ci sono delle regole esplicite (regolamenti, leggi) e regole implicite (regole di contesto, culturali, morali) in ogni contesto e ciò comporta inevitabilmente il confronto, a volte lo scontro, con le norme implicite di cui la famiglia migrante è portatrice.

La comunità alla prova dei “sistemi famigliari tradizionali”: una storia a lieto fine

Lavorare con i migranti richiede sempre di riferirsi alla comunità e alla cultura di appartenenza. Alla Bussola cerchiamo di offrire alle madri ospitate l’occasione di riproporre alcune consuetudini alimentari e culturali tipiche del Paese d’origine.

In comunità non abbiamo cuochi o un menù rigidi proprio per dare la possibilità di acquistare e cucinare alimenti etnici. Nonostante possa sembrare una banalità, consentire l’accesso alla cucina alle donne accolte in comunità, è una prassi che ha richiesto una paziente mediazione con le autorità preposte alla vigilanza degli ambienti dedicati alla preparazione e alla conservazione dei cibi.

Quello del cibo è solo un esempio emblematico delle molteplici situazioni, anche molto complesse, che la comunità è chiamata ad affrontare quotidianamente. Nella normativa vigente in Italia tutte le decisioni in tema di educazione, istruzione e salute di un figlio minore competono ai genitori; nei casi in cui si riscontrino situazioni di pregiudizio, questa responsabilità può subire delle limitazioni ad opera del Tribunale per i Minorenni.

In alcune culture tradizionali, invece, i genitori non decidono da soli ma con l’aiuto dei famigliari, in linea paterna se si tratta di culture patrilineari o in linea materna se si tratta di culture matrilineari. I fratelli del padre o della madre hanno voce in capitolo al pari degli stessi genitori, soprattutto quando si verificano situazioni che comportano conseguenze rilevanti, ad esempio la scelta della scuola o l’opportunità di un intervento sanitario.

Un esempio del nostro approccio da una storia vera

Ci siamo trovati ad affrontare queste problematiche accogliendo Aicha (nome fittizio), una donna egiziana venuta in Italia per ricongiungersi al marito. Aicha era arrivata in comunità con suo figlio neonato, Mohamed (nome fittizio), a seguito di una grave depressione post-partum. Quando si resero necessari accertamenti sanitari sul piccolo, la signora fu gravemente disorientata.

Alle operatrici preoccupate per la salute del neonato diceva di non poter decidere se autorizzarli e anche il marito, consultato dalle assistenti sociali, rispose che tale decisione non era di sua competenza. Ciò che si stava delineando era un atteggiamento passivo di entrambi i genitori interpretabile come pregiudizievole per la salute del piccolo. Un atteggiamento che, se reiterato, avrebbe potuto determinare conseguenze gravi sulla valutazione delle loro competenze genitoriali.

La situazione era davvero di difficile comprensione per tutti gli operatori, difficoltà che ci ha spinte a coinvolgere nel caso una mediatrice culturale. Solo grazie al suo intervento abbiamo scoperto e con noi i servizi sociali incaricati dal Tribunale dei Minorenni della valutazione del caso, che il nucleo proveniva da una zona dell’Egitto in cui vige un sistema di tipo matrilineare, che rende indispensabile, in casi come quello descritto, consultarsi con gli uomini della famiglia della madre.

Grazie a questa informazione, la comunità ha favorito i contatti telefonici con i fratelli della signora ed è così stato possibile il ricovero in day-hospital del piccolo Mohamed. Il caso esposto è di alcuni anni fa, al termine del progetto in comunità, quando Mohamed aveva 13 mesi, fece rientro in famiglia assieme a sua madre. Da allora, ogni anno, alla Bussola, riceviamo qualche sua foto. Oggi Mohamed ha 8 anni.

Qualche dato numerico da ‘La Bussola’

I casi di Aicha e di Mohamed non sono casi isolati. Negli ultimi vent’anni questa tipologia di ospitalità è molto cresciuta passando da una prevalenza netta di madri di nazionalità italiana (circa il 90%) a una media che oscilla attorno al 50% di madri italiane e 50% di altra nazionalità.

Sono dati molto fluttuanti che possono cambiare di anno in anno. Le tabelle sotto riportate, suddivise tra donne/minori e italiani/stranieri, non sono esaustive, ma possono servire per farsi una prima idea del fenomeno così come viene incontrato da una delle comunità dei Centri Artemisia.

 20112012201320142015201620172018
DONNE111411161417158
MINORI1421163223211712
TOTALE2535274837383220
         
ITALIANI1220212014131112
STRANIERI13156282325218
TOTALE2535274837383220

Nazionalità nuclei ospitati presso la Bussola di Merate:

 201420152016201720182019(ad aprile)
Italiana432552
Sudamericana01 Brasile1 Argentina1 Salvador1 Brasile1 Salvador1 Bolivia1 Salvador1 Salvador1 Salvador
Nord Africana2 Marocco1 Egitto001 Marocco00
Africa sub-sahariana01 Congo1 Congo1 Costa d’Avorio1 Congo01 Eritrea1 Nigeria
Est Europa001 Croazia2 Romania1 Croazia2 Romania 1 Croazia1 Albania1 Croazia1 Albania
Asia1 Sri Lanka1 Pakistan1 Sri Lanka2 Pakistan 1 Sri Lanka1 Pakistan1 Cina1 Bangladesh1 Bangladesh1 Pakistan1 Cina1 Bangladesh1 Bangladesh

Bibiografia:

Tylor, E.B. (1871). “La cultura primitiva”.

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