Centri Artemisiacomunità mamma-bambino

La Festa della Donna per i Centri Artemisia

Facciamo un po’ di storia sulla Festa della Donna e sull’importanza che ha per i Centri Artemisia. Siamo nei primi decenni del Novecento. All’interno dei movimenti socialisti europei e statunitensi si mettono in evidenza alcune donne, intellettuali e giornaliste quali: Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Aleksandra Kollontaj, Sylvia Pankhurst.

Iniziano così a farsi portavoce della lotta alle discriminazioni femminili. Crescono le istanze di riconoscimento del diritto di voto alle donne, di pari orario e pari salario tra donne e uomini. Iniziano in questi anni le celebrazioni, in diversi Stati, di una Giornata Internazionale che ricordi questi principi.

Il riconoscimento del ruolo della donna


Facciamo un salto in avanti, tralasciando le origini strettamente politiche di quella che fu chiamata Giornata Internazionale della donna. Con la risoluzione 32/142 del 16 dicembre 1977, l’ONU propone a ogni paese di dichiarare, un giorno all’anno, la Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale. (United Nations Day for Women’s Rights and International Peace)

È così riconosciuto il ruolo della donna negli sforzi di pace, l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione. Si chiede la necessità di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale. La Giornata della Donna era già festeggiata da diversi Paesi l’8 marzo, data scelta da molte nazioni per la sua celebrazione. Si tratta dunque di una Giornata di riflessione, e non prettamente di una “festa”, come comunemente viene indicata.

Festa della donna: i Centri Artemisia e la loro mission

Le finalità indicate dall’ONU per la ricorrenza della Festa della Donna, si sposano perfettamente con la mission dei Centri Artemisia.

Le donne che ospitiamo in comunità provengono da situazioni di disagio e sofferenza. Queste spesso vanno a lederne le capacità relazionali, la visione di sé e degli altri e la stabilità emotiva. Attraverso la vita in comunità, le ospiti creano nuove relazioni con:

  • gli operatori dei Servizi sociali,
  • le operatrici della comunità,
  • le altre ospiti,
  • i propri figli.

L’inserimento nel “microcosmo comunità” diventa il paradigma per volgersi anche agli ambiti esterni con sguardo rinnovato – o riscoperto. Le ospiti sono chiamate a mettere mano alla propria vita provando ad analizzare, con l’aiuto delle operatrici, cosa non ha funzionato, e come porvi rimedio. In questo senso, il lavoro che si svolge con le ospiti è fortemente individualizzato e parte dalle risorse che ognuna già possiede. Tuttavia, per essere davvero fruttuoso, questo impegno richiede il loro coinvolgimento e la loro adesione in prima persona. Si tratta di acquisire (o rinnovare) la capacità di orientare i propri comportamenti verso risorse di cui poter beneficiare in prima persona. Anche il proprio figlio può trarne beneficio, per la propria realizzazione personale.

Alcune madri riescono ad accompagnare i propri figli dal pediatra o a scuola in autonomia, riportando poi correttamente quanto è stato detto o è avvenuto. Le operatrici delle nostre comunità lo considerano un successo!

Quando un’ospite, magari di bassa scolarizzazione, vuole riqualificarsi iscrivendosi ad un corso di formazione professionale, per noi è gratificante. Così come quando riesce ad ottenere un impiego. Questi successi la renderanno più sicura di sé stessa e le conferiranno una maggior autonomia, base per riprogettare la propria vita “dopo la comunità”.

L’importanza di proporre relazioni positive e obiettivi per affrontare la realtà

Leggendo questi esempi, alcuni risultati possono sembrare persino banali. Tuttavia così non è. Per ogni donna inserita, attraverso l’ascolto e la loro progressiva conoscenza, le operatrici fissano obiettivi commisurati alla persona, alle sue capacità e competenze. Su questa base si incrementa la complessità poco alla volta. Ad esempio, tenere un colloquio con un medico o con un insegnante è propedeutico a situazioni più delicate, come può esserlo un colloquio di lavoro.

Il lavoro delle operatrici con le ospiti della comunità è introduttivo ad affrontare gradualmente diversi aspetti della realtà in cui è inserita.

In questo costante impegno, per le operatrici della comunità è fondamentale la conoscenza della realtà territoriale e l’instaurarsi di relazioni positive con i partners presenti.

In occasione della “Festa della donna”, a Casale Monferrato un’associazione di volontariato, L’impronta di Silvano, ha proposto una raccolta fondi per la comunità “Santa Teresa”. Hanno organizzato una vendita di fiori fatti a mano. Abbiamo pensato di investire il ricavato in corsi di formazione personalizzati per le ospiti, volti al potenziamento delle proprie risorse personali, genitoriali o lavorative.

Stefania Da Re