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La formazione come punto di forza – articolo a quattro mani

Bramo comunicare agli altri tutto quel che so. Ed anche se

mi si concedesse la sapienza a patto di tenerla solo dentro di

me senza poterla trasfondere ad altri, rifiuterei di accettarla.

Seneca (Ep.27)

Ritengo che quanti svolgono una professione nell’ambito del sociale e dei servizi alla persona siano dei privilegiati, da un punto di vista umano e professionale. Essi infatti godono del privilegio di essere continuamente stimolati, dalle circostanze umane e dall’esercizio della propria professione, ad intraprendere un percorso di miglioramento costante delle loro persone.

In potenza, tutti i professionisti e quanti vivono e lavorano in contesti di accoglienza, variamente connotata (socio-educativa-sanitaria), usufruiscono di questa opportunità: diventare sempre più autenticamente ciò che sono costituzionalmente, ovvero: degli esseri umani ed accompagnare i propri simili nella stessa e comune direzione di maturazione.

Questo è il personale modo che ho di assumere il mio ruolo professionale nei diversi impegni lavorativi, resi comuni dalla medesima ricerca esistenziale che li trasforma in esperienze evolutive. Queste non possono per loro natura restare mute. Al contrario, chiedono di essere comunicate agli altri, spartite e trasfuse nel loro significato.

La narrazione dell’esperienza di cui tratta questo articolo è fatta a quattro mani:

  • le mie, di Paola Fusaro, in qualità di consulente organizzativa ed esperta di processi formativi,
  • quelle di Martina Binaghi, in qualità di coordinatrice della Comunità Casa La Vita.

Scelta compositiva che intende testimoniare il carattere polifonico del dialogo tra le diverse professionalità e discipline, nel rispetto dei reciproci ruoli organizzativi.

Investire sulla qualità

Dobbiamo riavvolgere il nastro del tempo e tornare al 2018, quando, gli Enti gestori dei Centri Artemisia e dei Centri Snodi hanno fatto una scelta gestionale ed organizzativa tanto lungimirante quanto strategica.

Avvalendosi della mia consulenza, essi hanno assunto la decisione di investire sulla qualità dei loro servizi e sulle persone in essi impegnate.

Il Potenziamento della qualità metodologica

Dapprima avviando un progetto centrato su “Il Potenziamento della qualità metodologica” che, coinvolgendo tutte le equipe educative di tutti i servizi, ha prodotto l’esito di una ri-attualizzazione del capitale valoriale su cui fonda le radici il metodo di lavoro in comunità, e la decodifica degli strumenti educativi ad esso correlati. Cifre identitarie dei servizi comunitari afferenti ai suddetti Centri.

L’entità e il significato del lavoro collettivo e partecipativo si sono concretizzati nella pubblicazione di due volumi[1] che materializzano la qualità metodologica perseguita. Il successo di questa prima operazione formativa ha evidenziato quanto fosse centrale il ruolo ricoperto dal coordinatore, nella qualità del lavoro di comunità.

Il Potenziamento del ruolo di coordinamento

Quindi, sul solco del primo intervento (2018-2019) è seguito il secondo, con il progetto su  “Il Potenziamento del ruolo di coordinamento, autorevolezza di ruolo nella gestione dell’equipe e nella relazione con ogni singola collega”.

Utilizzando il costrutto della comunità di pratica,[2] il gruppo delle Coordinatrici, che si radunavano attorno ad un tavolo di coordinamento centrale, hanno avuto la possibilità di comprendere, ma anche di cogliere ed apprezzare, il valore generativo e costruttivo del loro comune ruolo, identificato ed assunto da un punto di vista organizzativo e valorizzato mediante le professionalità multiple, all’interno di un processo in divenire che ne valorizzava la pratica nel quotidiano.

L’organizzazione indica le finalità, definisce le politiche, stabilisce le direttive e determina la progettazione dei processi, ma è la pratica che offre l’evidenza della qualità nei risultati.[3]

È all’interno del confronto sistematico e metodologicamente connotato che il gruppo delle coordinatrici ha potuto fare esperienza dello stretto legame che esiste tra l’esperienza del ruolo e la competenza richiesta ad una sua gestione competente. Legame che è diventato terreno di apprendimento continuo e che ha consentito al gruppo di assumere la connotazione di comunità professionale di apprendimento e di sostegno al ruolo stesso.

Partire dalle difficoltà

In questo percorso si è partiti dall’individuazione di problemi e difficoltà reali, assunti e trattati come casi studio. Le problematiche e le difficoltà ad esse correlate, vissuti nella gestione dell’equipe e nella relazione con ogni singola collega, sono state messe a fuoco mediante il discorso che, assumendo una specifica rilevanza, quale esplicitazione della relazione,[4] ha reso possibile che la conoscenza comune potesse avanzare verso una sintesi superiore a quella individuale la quale, a sua volta, se ne è potuta avvantaggiare, istituendo in questa maniera un circolo virtuoso.[5]

Il lavoro di questo anno ha raccolto tra le coordinatrici dei riscontri positivi[6] che ha suggerito all’Ente gestore di procedere con uno sviluppo in questa direzione.

Il potenziamento del ruolo della coordinatrice

È così che, nell’anno sociale successivo, 2020-2021, è stato promosso un terzo intervento su “Il potenziamento del ruolo della coordinatrice”, attivando un approfondimento di contenuti tecnici legati specificatamente all’esercizio del ruolo.

Tale approfondimento tematico, insieme alla considerazione della diversità e della specificità dei contesti comunitari nei quali le coordinatrici esercitano il loro ruolo, ha determinato una ulteriore specifica nella progettazione metodologica di questo anno.

Ne è conseguita una alternanza, congruente e logicamente conseguente, tra una parte di approfondimento tecnico, comune a tutte le coordinatrici; e una parte di applicazione pratica, situazionata e contestualizzata in modo differenziato, rispettivamente per le coordinatrici delle comunità afferenti ai Centri Artemisia e ai Centri Snodi.

Il quadro di riferimento teorico adottato per l’approfondimento è stato quello Analitico Transazionale di E.Berne e, più precisamente, lo sviluppo dei contenuti successivi a lui, realizzati in ambito Organizzativo.[7] Attraverso alcuni temi scelti tra quelli ritenuti basilari dell’AT in campo Organizzativo (AT_O), il gruppo delle coordinatrici è stato accompagnato alla conoscenza e all’esercizio delle pratiche ad essi correlati, per favorire la loro messa in atto funzionale alla cura delle relazioni organizzative, interne alle equipes e con le singole colleghe, e orientate al buon funzionamento della comunità. I temi svolti in chiave applicativa sono stati i seguenti:

  • Concetto di ruolo e Processo di assunzione del ruolo[8]
  • Modelli dei 3 mondi[9]
  • Ruolo organizzativo e posizioni esistenziali[10]
  • Meccanismi (alcuni) che influenzano i comportamenti di ruolo
  • Contratto, contrattualità, contrattazione e distanza psicologica[11]
  • Blocchi alla comunicazione e riconoscimenti[12]

La narrazione di questa seconda parte dell’articolo, volto a consegnare al lettore il senso dell’esperienza formativa realizzata e vissuta, viene consegnata nelle mani di Martina Binaghi, che coordina la Comunità Casa La Vita, situata nella città di Lecco, che darà voce al gruppo delle sue colleghe.
Continua….

La mia partenza

La mia esperienza presso i Centri Artemisia comincia nel 2015 quando inizio a svolgere una quindicina di ore come operatrice nella struttura Casa la vita di Lecco. Da subito mi confronto con un gruppo di lavoro aperto e disponibile e una direzione che esprime nell’operato quotidiano il desiderio di investire sulla crescita professionale dei propri dipendenti e collaboratori. Negli anni il mio stare all’interno della comunità si è sempre caratterizzato da un rapporto di fiducia e confronto assiduo con i membri dell’equipe e con la consapevolezza della costante cura del personale da parte della cooperativa.

Tale cura si esprime, tra le altre cose, nell’attenzione alla promozione di momenti di supervisione e formazione pensati e progettati ad hoc sulla base delle esigenze che man mano emergono nel lavoro quotidiano con gli ospiti della comunità, i servizi sociali, ecc. Oltre a questo, l’investimento sulle operatrici è visibile dalla crescita che tante di noi hanno sperimentato rispetto al ruolo ricoperto all’interno della struttura e nello svolgimento delle proprie mansioni.

Investire sul proprio personale

Non di rado la Cooperativa sceglie di investire professionalmente su chi si avvicina alle comunità:

  • tramite un tirocinio,
  • incrementando ore alle operatrici presenti in organico,
  • scegliendo di proporre il passaggio dal ruolo di operatrice a quello di coordinatrice.

Questo è quello che è successo a me e alla maggior parte delle colleghe coordinatrici che, dopo alcuni anni di servizio e un progressivo incremento di ore, abbiamo ricevuto la proposta di assumere il ruolo di coordinatrice. Ritengo che tale approccio esprima la fiducia e la stima che la direzione riserva al proprio personale e la volontà di investire costantemente sulla crescita delle persone che hanno già fatto un pezzo di strada all’interno dei servizi della cooperativa.

L’importanza del confronto per diventare coordinatrice

Il passaggio al ruolo di coordinatrice è stato per me fonte di emozioni contrastanti. Entusiasmo e timore. In questo passaggio e nella progressiva assunzione del ruolo è stato fondamentale il confronto con la direzione, gli incontri periodici con la dott.ssa Fusaro e con le colleghe coordinatrici delle altre strutture.

Gli incontri mensili di coordinamento sono stati un accompagnamento costante e rassicurante nell’assunzione di un ruolo complesso e articolato in un anno di grosse difficoltà collegate, tra le altre cose, all’insorgenza dell’emergenza Covid oltre a tutte le altre situazioni con cui quotidianamente si confrontano gli operatori che lavorano in un contesto tanto delicato come quello delle strutture residenziali per madri e minori. L’attivazione di questi incontri è stata fonte di rassicurazione. Davano conto della prospettiva assunta dalla cooperativa nei confronti delle coordinatrici ed è stato costante stimolo e fonte di riflessione su come ciascuna di noi “abita” e assume il proprio ruolo.

Il Tavolo delle Coordinatrici

L’apporto della dott.ssa Fusaro ci ha permesso di avere degli stimoli teorici da poter calare nella pratica quotidiana con le ospiti, le operatrici della struttura, i servizi sociali invianti, la cooperativa, ecc.

Ogni incontro ha previsto dei momenti di esercitazione a coppie e in gruppo. Questa modalità permette di calare sul piano operativo quello di cui discutiamo volta per volta. La strutturazione della proposta così come sopra descritta, inoltre, ha consentito a ciascuna di noi di avere uno spazio temporale di messa in pratica dei riferimenti raccolti durante gli incontri e di avere un confronto con le esperienze delle colleghe sugli stessi temi.

Ha anche permesso un avvicinamento delle varie strutture e un confronto costante e metodologicamente fondato tra chi nelle altre comunità ricopre il ruolo di coordinatrice. Le esperienze vengono messe in parola e ciascuna coglie dalle altre ulteriori punti vista, sollecitazioni, suggerimenti o strategie da poter trasferire nel proprio operato.

La direzione coglie da un punto di vista più concreto e vicino all’esperienza quotidiana cosa significa nel concreto gestire certe situazioni o dinamiche all’interno delle strutture. Tutti i ruoli implicati fortificano il loro senso di appartenenza ad una comunità professionale di cui ciascuno è parte integrante. Tutto ciò in virtù del ruolo ricoperto e dell’apporto fornito al buon funzionamento.

Scritto da Paola Fusaro e Martina Binaghi


Legenda

[1] Le parole dei Centri Artemisia. Valori e Metodologia, Edizioni Odon, Milano 2019.

Strumenti educativi comuni. Gli strumenti utilizzati nei Centri Artemisia, 2020.

[2] G. Scaratti, L’ineffabile dicibilità delle comunità di pratica, pag. 12, prefazione della edizione italiana di E. Wenger, Comunità di pratica, Raffaello Cortina editore, Milano (2006).

[3] A. Borsani, F. Zappa, Costruire insieme percorsi di formazione, Utet (2017).

[4] A.M. Mariani, Educazione informale tra adulti, Unicopli, Milano (1997).

[5] S. Cacciamani, Il modello teorico di riferimento: la Knowlwdgw Building Community, cit. pagg. 25-29.

[6] Verbale n.8 del 07.07.2020.

[7] E. Berne, Principi di terapia di gruppo, Casa Editrice Astrolabio, 1966. P. Scilligo, Analisi Transazionale socio-cognitiva, Las Roma, 2009. W. F. Cornell, A. de Graaf, T. Newton, M. Thunnissen, Dentro l’AT. Fondamenti e sviluppi dell’Analisi Transazionale, Las Roma, 2018. M. Novellino, La struttura e le dinamiche delle organizzazioni e dei gruppi, Franco Angeli, 2018

[8] A. Casartelli, U. De Ambrogio, G. Cinotti, Il coordinatore dei servizi alla persona, Carrocci (2020)

[9] A. Casartelli, U. De Ambrogio, Ruolo Organizzativo e posizioni esistenziali nelle organizzazioni gerarchiche, in  U. De Ambrogio, a cura di, L’analisi transazionale nelle organizzazioni oggi: idee ed opinioni, Quaderni di Psicologia, analisi transazionale e scienze umane n.54, ed. Mimesis (2011)

[10] B. Schmidt, Il concetto di ruolo in analisi transazionale, U. De Ambrogio, a cura di, L’analisi transazionale nelle organizzazioni oggi: idee ed opinioni, Quaderni di Psicologia, analisi transazionale e scienze umane n.54, ed. Mimesis (2011)

[11]J. Hay, L’analisi Transazionale nelle organizzazioni: idee ed opinioni, U. De Ambrogio, a cura, L’analisi transazionale nelle organizzazioni oggi: idee ed opinioni, Quaderni di Psicologia, analisi transazionale e scineze umane n.54, ed. Mimesis, (2011)

[12] L. Genain, M. Lerond, Analisi transazionale e comunicazione, con esercizi pratici personalizzati, De Vecchi editore, 2000