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La riabilitazione psicosociale nei Centri Snodi (Seconda Parte)

Come dicevamo nella prima parte dell’articolo, l’intervento riabilitativo prevede di riabilitare o recuperare le capacità personali e sociali del soggetto. Questo è possibile attraverso la promozione una serie di attività collegate al normale funzionamento della comunità. In particolare utilizziamo una serie di laboratori adeguatamente strutturati che permettono di valorizzare le capacità di autonomia, espressive e culturali. Con la maggiore autonomia viene anche progettata e stimolata, come parte fondamentale della riabilitazione, la partecipazione ad attività esterne.

Il processo riabilitativo: la vita comunitaria

È impostata secondo una specifica cultura di comunità in cui la convivenza, regolata secondo alcuni criteri di base, è un fattore terapeutico fondamentale per la crescita del paziente. Tale partecipazione attiva alla vita comunitaria e ai momenti di convivenza, uno dei fattori di cura del soggetto.

Il processo riabilitativo: i turni di lavoro

Tutte le attività sono realizzate dalle ospiti con le operatrici, sulla base di una pianificazione decisa in équipe, condivisa in riunione generale con le ospiti e messa agli atti tra i documenti ufficiali della comunità.

È prevista la partecipazione alle attività domestiche necessarie al buon funzionamento della convivenza comunitaria. Tutti sono invitati a prendersi delle responsabilità, a seconda dei compiti assegnati ai singoli. I turni hanno più finalità: la partecipazione attiva, la collaborazione, l’apprendimento di nozioni basilari per la propria autonomia e il prendersi cura di sé, del proprio abbigliamento, della propria salute, dei propri spazi.

Il processo riabilitativo: la funzione dei laboratori

Si sviluppano intorno a tre aree fondamentali per la crescita e riabilitazione di ogni ospite: area delle abilità strumentali e sociali, area espressiva, area culturale. La loro funzione è quella di sviluppare e potenziare le abilità personali. Sono modulati nel rispetto delle specifiche abilità residuali di ogni singola ospite.

Tali laboratori sono soggetti ad una programmazione e verifica annuale e sono studiati secondo uno specifico razionale che specifica gli obiettivi riabilitativi, il metodo utilizzato, il setting e gli strumenti. I conduttori dei laboratori sono educatori specializzati che operano secondo il metodo della facilitazione, lasciando che ogni ospite sia autrice in prima persona del lavoro svolto.

Le abilità strumentali e sociali

Questi laboratori servono a abilitare, sviluppare o riabilitare quelle potenzialità soggettive che a causa della patologia sono state bloccate o non si sono mai potute sviluppare:

1) La cura di sè

Si insegna la cura di base della propria persona (igiene, abitudini sane)  prendersi cura del proprio corpo in ogni suo aspetto.

2) Cucina

Imparare a cucinare piatti semplici o più elaborati,  saper organizzare una spesa adeguata per sviluppare un menù settimanale con caratteristiche salutari, utilizzo adeguato di un budget per gli acquisti alimentari.

3) Attività fisica

Cura ed espressione delle proprie abilità motorie, individuazione di una modalità sportiva idonea in cui sviluppare le proprie abilità corporee. Prevede, se possibile, la partecipazione di un trainer esperto esterno e spesso si svolge all’esterno della comunità.

Attraverso questi o altri laboratori, pensati ad hoc secondo i progetti individuali, si potenziano o riabilitano quelle abilità personali che sono fondamentali perché il soggetto possa muoversi adeguatamente e autonomamente nel contesto sociale (capacità di gestione dei propri spazi, uso del denaro, capacità di programmazione, governo e riabilitazione del proprio corpo, capacità di cooperazione etc.)

L’arte espressiva

Il lavoro clinico deve trovare spazi espressivi adeguati di vissuti ed emozioni che potenzino i risultati dei gruppi psico-educazionali. Il laboratorio di arte da spazio espressivo alle emozioni attraverso il disegno e la pittura. Concretizzare i pensieri ed i vissuti in questa forma è inoltre un potente canale comunicativo.

Il laboratorio viene condotto da una maestra d’arte volontaria e prevede anche visite a musei o mostre (integrandosi con il laboratorio di area culturale). Uno dei risultati di questo laboratorio è stata la mostra pittorica che ha visto protagonista una nostra ospite.

1) Scrittura

Attraverso questa attività si crea un circolo virtuoso tale per cui ogni canale comunicativo rinforza l’altro. Uno degli esiti di questo laboratorio è stato un piccolo volume, dal titolo “Urlo” (editrice Odòn), pregevolmente rappresentato anche in contesti esterni, in particolare al conservatorio di Milano, a cura del maestro Davide Gualtieri.

2) Fotografia

Svolto in passato nella comunità Artemisia Junior aveva visto la collaborazione di un gruppo di fotografi amatoriali di Lodi conclusosi in una mostra di fotografica.

L’Area culturale

Si presta attenzione, in questo caso, alla ripresa di una cultura generale che spesso è stata interrotta dalle difficoltà personali che hanno preso il sopravvento sulle giovani ospiti. Le modalità di realizzazione possono andare da momenti di studio su tematiche specifiche fino ai laboratori mirati alla ripresa del percorso scolastico (aiuto allo studio).

Le attività riabilitative individuali

In base al progetto personale PEI, che punta a valorizzare i punti di forza di ogni ospite, sono previste attività sul territorio.  La prima ed essere privilegiata è quella relativa all’assolvimento dell’obbligo scolastico e al completamento dei percorsi formativi, in base alla valutazione della situazione personale, dei livelli assegnati e all’andamento del progetto. Durante l’anno alcune ospiti hanno ripreso a frequentare la scuola mentre altre hanno iniziato un tirocinio professionalizzante.

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