Centri Snodi

La riabilitazione psicosociale nella Comunità Alda Merini (Prima Parte)

Nelle comunità Alda Merini la riabilitazione riveste un ruolo fondamentale. Ci occupiamo delle condizioni disabilitanti prodotte dal malessere, mettendo in atto gli strumenti e i metodi riabilitativi necessari per farvi fronte. Per questo la nostra è una comunità integrata, dato che l’intervento terapeutico si unisce ad uno specifico intervento riabilitativo.

L’importanza di un approccio olistico

Per il benessere del paziente è indispensabile considerare sia il disturbo che la persona e l’impatto del disturbo sulla vita della persona che ne è affetta.

L’esperienza dimostra che possiamo fare uno sforzo notevole – per condurre programmi di cura qualificati nella comunità – ma la fatica non è efficace se i pazienti non vengono anche inseriti negli ambienti reali della società. Lavorando, riprendendo gli studi, sviluppando una rete di rapporti, andando a vivere autonomamente e organizzando piacevolmente il tempo libero. Se questo non avviene tutto il lavoro della nostra équipe e tutto l’impegno profuso non ha reale successo.

Non possiamo accontentarci di non avere più condotte patologiche. Ci sta a cuore riportare le ospiti che si affidano a noi fino al pieno successo della ripresa di una vita normale.

L’impatto del disturbo borderline sull’individuo

Il disturbo borderline, nello specifico, causa degli svantaggi relazionali:

  • Ridotta performance in attività comuni (es. guidare, tenere in ordine la propria abitazione, svolgere attività ricreative).
  • Ridotta performance di ruolo (es. incapacità di lavorare, di avere una famiglia…)
  • Limitazione delle opportunità sociali conseguente allo stigma (ad esempio spesso queste ragazze incontrano difficoltà a rimanere nel contesto scolastico perché compagni o insegnanti hanno paura delle loro reazioni)

Tutte condizioni che possono essere trattate con la riabilitazione psicosociale. Essendo inoltre interdipendenti se una di esse migliora, migliorano anche le altre. L’azione su più aree ha inoltre un effetto sinergico. Per questo i trattamenti riabilitativi integrati rivestono un ruolo molto importante per il successo del lavoro in comunità.

L’intervento riabilitativo dei Centri Snodi sul disturbo borderline di personalità

Il nostro modello si fonda su una visione globale della persona e sulle conseguenze invalidanti del disturbo.

Un esempio pratico: se non riesco a prendere l’autobus perché vivo con ostilità lo sguardo degli altri ho una limitazione nell’accesso ai servizi molto simile a quella delle persone con deficit motori. A questa percezione vanno dati pieno riconoscimento e validazione.

Quindi l’obiettivo è la guarigione sociale. Aiutare cioè la persona a gestire i sintomi, recuperare le capacità per vivere autonomamente, socializzare e gestire efficacemente la vita quotidiana nonchè ad accettare i propri limiti affinché, nonostante questi, si possano vivere gran parte delle esperienze che riguardano la quotidianità.

L’ intervento riabilitativo si fonda su due principi:

  • SUPPORTO: consentire alla persona di avere aiuto emotivo e strumentale per tutto il tempo necessario.
  • SUCCESSO: consentire alla persona di avere esperienze di successo utili a ridurre il pessimismo, riattivare la speranza e modificare l’idea di sé.

La riabilitazione, dunque, è un intervento centrato non sui problemi ma sulle risorse del paziente. Mira ad individuare, rafforzare e sviluppare i punti di forza che ogni individuo mantiene nonostante il disturbo.

La valutazione e la stesura del PEI

In comunità il lavoro riabilitativo comincia dalla valutazione del funzionamento personale e sociale dell’ospite, in base alle seguenti tre aree:

  • Autonomia personale e sociale,
  • Rapporti interpersonali,
  • Abilità strumentali.

Per ognuna l’operatore di riferimento individua punti di forza e punti di debolezza. Utilizziamo il colloquio, l’osservazione diretta dell’ospite – sia nella vita comunitaria che all’esterno – e le osservazioni sono condivise con tutta l’equipe. Le molteplici osservazioni vengono integrate attraverso la compilazione di uno strumento, chiamato CANS* (Child and Adolescent Need and Strenghts).

La Pianificazione dell’Intervento Riabilitativo si concretizza nella compilazione del PEI (Progetto educativo individuale) che prevede la definizione di obiettivi a breve, medio e lungo termine rispetto alle tre aree individuate, nonché le strategie e le facilitazioni da mettere in atto per il loro raggiungimento.

Gli interventi che si realizzano sono finalizzati allo sviluppo delle abilità relative alle seguenti aree sopra dette e alla scoperta dei numerosi talenti di cui queste ragazze sono spesso dotate, ma che a causa del disturbo sono rimasti fin’ora silenti.

La riorganizzazione della quotidianità

Buona parte di questi interventi sono realizzati in gruppo all’interno della comunità in quanto i punti di debolezza delle aree indicate sono comuni a tutte le ospiti e possono essere facilitati sia dalla vita comunitaria di base sia dai laboratori che vengono progettati in comunità.

La vita comunitaria (entreremo nel merito dell’esperienza di vita comunitaria e dei laboratori con un altro contributo) infatti è organizzata intorno ad un fare sociale dove ciascuno contribuisce al buon funzionamento della casa, svolgendo compiti specifici in momenti calendarizzati attraverso turni. C’è chi cucina, chi si occupa del riordino e della pulizia, chi della lavanderia e via dicendo.

I laboratori invece sono strutturati intorno a tre aree specifiche:

  • Abilità personali e strumentali,
  • Espressiva,
  • Approfondimento culturale.

Oltre a questo, il progetto individuale prevede attività individuali che possono svolgersi sia all’interno che all’esterno, ad esempio la ripresa del percorso scolastico prevede sia la frequenza che momenti di studio individualizzati all’interno della comunità)

In conclusione: il progetto riabilitativo in comunità si integra con il progetto terapeutico e con il progresso del livello di sicurezza e autonomia di ogni ospite. Questi diversi interventi si integrano e si muovono sinergicamente fino alla conclusione dell’ospitalità comunitaria.

 

*CANS è uno strumento utilizzato nel lavoro di équipe a livello internazionale pensato specificamente per condividere informazioni riguardo ai punti di forza e di debolezza del soggetto in tutte le sue aree di vita.

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