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La scuola al tempo del lockdown nella comunità Artemisia Junior – nove adolescenti e la sfida della didattica a distanza

21 febbraio 2020, il lontano Covid-19 ci raggiunge, paziente uno a Codogno, davvero vicino alla nostra comunità. Le scuole chiudono tempestivamente. Inizia così il lunghissimo periodo che terrà le nostre giovani ospiti lontane da compagni (con l’introduzione della didattica a distanza), amici e famiglie.

Le mura della comunità diventano il contenitore del tutto, di ogni attività della vita di un adolescente e con il passare dei giorni di ogni inattività.

Lo smarrimento causato dalla Didattica a Distanza

La chiusura delle scuole inizialmente è stata vissuta come un periodo straordinario di vacanza, una pausa improvvisa e apprezzata. Non mancano però le preoccupazioni per le persone care che le ragazze avvertivano sempre più lontane e vulnerabili.

Ci sono volute circa due settimane prima che le scuole si organizzassero per attivare la didattica a distanza. Da quel momento è stato un Tetris, un gioco ad incastri per riuscire a far aderire tutte le ospiti a questa modalità alternativa di fare scuola.

Nove ospiti, nove pc, nove operatrici in turno per il supporto individuale: la formula perfetta per riuscire a gestire tutto alla perfezione. Ovviamente è utopia.

Abbiamo dovuto chiedere aiuto alle scuole per ottenere dispositivi in più, acquistarne di nuovi e utilizzare anche i pc personali delle ragazze.

La responsabile della funzione scuola[1], affiancata dalle operatrici di riferimento[2], si è trovata a consultare quasi quotidianamente i siti web delle scuole e organizzare i planning di lezioni per ogni ragazza. Ogni settimana c’erano dei cambiamenti, orari diversi e modalità di lezione che cambiavano. 

Tutte le operatrici hanno dovuto imparare ad utilizzare 9 piattaforme DAD differenti per ogni scuola. Fondamentale è stata la creazione di un fascicolo con le indicazioni di accesso alle piattaforme per ogni ragazza e l’orario delle lezioni.

Le ragazze inizialmente hanno reagito in modo positivo. Puntuali nel connettersi alle lezioni, meno stanche e sollevate dal non doversi svegliare la mattina molto presto per recarsi a scuola. Ognuna aveva individuato il proprio spazio, la propria zona di comfort dove ricreare idealmente il banco di scuola: chi in camera, chi in sala da pranzo e chi in sala gruppi.


[1] l’operatrice che si occupa degli aspetti burocratici e pratici legati alla scuola come: iscrizioni, acquisto di libri e materiale, contatti con segreteria e dirigenza

[2] ogni ospite ha a disposizione un’operatrice che si specializza sul suo singolo caso e che la segue e supporta nel progetto comunitario


L’abbandono a sé ed il distanziamento sociale

I tempi di ritorno alla normalità si dilatarono. La novità della didattica a distanza si era trasformata ormai in abitudine e quei rapporti, anche se spesso difficili e ansiogeni con i compagni di classe iniziavano a mancare.

Le ragazze, chiuse da mesi in struttura, trascorrevano le giornate in pigiama. C’era chi faceva lezione al buio nel letto, chi fingeva di connettersi accumulando assenze e chi aveva smarrito completamente il desiderio di studiare, abbandonando così il percorso scolastico.

Per chi faticava a seguire le lezioni e a gestirsi in autonomia abbiamo dovuto imporre degli orari di sveglia e negare la possibilità di seguire le lezioni in camera. Abbiamo chiesto di sedersi ad un tavolo al piano inferiore e vestirsi come se si dovessero recare a scuola.

Tanti sono stati i momenti di scontro per ottenere da alcune ragazze la disponibilità a connettersi alle lezioni. Tante sono state anche le chiamate con professori e insegnanti di sostegno per trovare delle strategie che rendessero più semplice e piacevole la didattica a distanza.

L’organizzazione funzionava. Ormai noi operatrici viaggiavamo senza problemi tra una piattaforma e l’altra. Quasi ogni giorno scaricavamo il materiale necessario per le lezioni e i compiti. Eravamo forse arrivate ad un punto in cui ci eravamo sostituite alle ragazze, per un senso profondo di coinvolgimento dettato dai contatti frequenti con i professori e dalla presenza costante delle ospiti in comunità.

La scuola in casa: un grande cambiamento anche per noi operatrici

Anche per noi operatrici è stato destabilizzante il passaggio da mattinate con la comunità vuota, perché tutte a scuola, a mattinate in cui sembrava di avere la scuola in casa e di sentire la campanella suonare ogni ora.

Abbiamo dovuto fermarci e prenderci un momento di riflessione tra tutta la frenesia. Così abbiamo deciso di fare un passo indietro, di comportarci riguardo la scuola come avevamo sempre fatto, ovvero puntando all’autonomia. L’organizzazione della DAD era ormai avviata ed era giunto il momento di lasciare che le ragazze si gestissero da sole, sempre disponibili ad un aiuto ma non in sostituzione.

Tutte le ospiti sono state promosse e sono riuscire a gestire le aperture e le chiusure del 2021.

La ripresa in presenza ed i primi casi covid-19

La ripresa di settembre 2020 con i viaggi in pullman e i contatti con i compagni ha portato i primi casi di Covid in comunità. Si sono susseguite quattro ragazze in isolamento che sono dovute stare per quindici giorni in una stanza, lontane dalle altre ospiti. Durante la prima ondata eravamo riuscite ad evitare contagi ma eravamo comunque attrezzate e pronte a questa possibilità.

L’isolamento ha causato delle difficoltà alle ospiti nella frequenza scolastica: la noia, la lontananza dagli sguardi delle operatrici, l’intera giornata a disposizione per stare a letto sono state causa di disinvestimento verso le lezioni.

Verso l’estate con la speranza di un ritorno alla normalità

Sono stati due anni scolastici difficili che hanno messo a dura prova le nostre adolescenti, che le hanno private di importanti occasioni socializzanti. Ora ci troveremo ad affrontare la sfida del periodo estivo. Dovremo supportare le ospiti a ricercare attività esterne alla comunità che le possano impegnare e appagare, in contesti socializzanti, per un graduale ritorno alla normalità.