Vita di comunità

Le competenze del Tribunale dei Minorenni: interventi in ambito civile

Martello Giudice Tribunale

Il Tribunale per i Minorenni, la sua competenza e la sua azione sono sicuramente un argomento molto vasto, che non può essere limitato a poche parole o poche righe. In questo articolo esamineremo le competenze civili del Tribunale per i Minorenni.
Parleremo di questo argomento in tre interventi separati, senza la pretesa di esaurire l’argomento, ma di delineare alcune caratteristiche generali.

La composizione e la competenza del Tribunale per i Minorenni

Innanzitutto chiariamo che il Tribunale per i Minorenni (TM) è un tribunale speciale, nel senso di specializzato, che si occupa di minorenni, e che si affianca ai tribunali ordinari. Il numero dei Tribunali per i Minorenni è inferiore a quello dei tribunali ordinari, in quanto ne è previsto uno solo per ogni distretto di Corte d’Appello (in Lombardia per es. ci sono due Tribunali per i Minorenni, mentre ci sono n. 13 tribunali ordinari).

Per adempiere correttamente al suo compito, che è quello di trattare le problematiche relative a persone non ancora adulte, presso il TM i giudici provengono da due diverse formazioni:

  • ci sono i giudici togati, magistrati che hanno vinto il concorso di magistratura per le competenze giuridiche acquisite,
  • e i giudici onorari, selezionati per le competenze in ambito psicologico/educativo.

Tutte le decisioni del Tribunale per i Minorenni sono assunte da collegi composti da entrambe le figure giudicanti, che collaborano tra loro. Inoltre, il TM lavora a stretto contatto con i Servizi Sociali (SS) del territorio, che sono a contatto con le famiglie ed in genere con le persone con cui il TM interagisce.

Tutta la normativa che regola il funzionamento del TM ruota intorno ad un principio: il minore deve essere tutelato nella sua crescita rispetto agli elementi che la mettono in pericolo. Al minore deve essere consentito di plasmare la sua personalità, ancora in corso di formazione, in maniera serena e positiva, per sé e per gli altri.

Il Tribunale per i Minorenni ha sia competenze civili, attinenti alle problematiche che riguardano famiglie e/o minori in difficoltà, per le quali si reputi necessario intervenire con provvedimenti che limitino l’autonomia della famiglia, sia competenze penali, relative ai reati commessi da minori ultraquattordicenni.

Di seguito analizzeremo alcune competenze civili del Tribunale per i Minorenni.

Adozione

La competenza del TM in materia di adozione è sicuramente quella che incide in maniera più importante sulla vita delle persone che vi sono coinvolte. Il TM è competente sia a dichiarare lo stato di abbandono dei minori che si ritenga non possano essere più affidati ai genitori naturali, sia per la valutazione dell’idoneità delle coppie che vogliano accogliere in adozione uno o più minori.

Naturalmente questo è il settore di competenza del TM che più compare nelle notizie giornalistiche, proprio per la gravità delle conseguenze di questo tipo di provvedimenti per:

  • Il minore che, se ritenuto adottabile, viene sottratto alla famiglia biologica ed inserito in un altro nucleo familiare,
  • I genitori naturali che solo raramente acconsentono all’allontanamento del figlio.

Possiamo rinvenire il consenso all’adozione nel caso delle madri che partoriscono in ospedale dichiarando di non voler essere nominate. Lasciano così il figlio affinché possa essere adottato. Oppure anche ai neonati abbandonati presso le moderne “ruote degli esposti” (culle per la vita) o anche ai neonati ritrovati abbandonati per la strada e salvati.

Spesso i genitori naturali non si rendono conto della loro difficoltà, della loro incapacità e dei loro problemi. Delle situazioni cioè che provocano la dichiarazione di adottabilità del/dei figli. Vivono tutto il procedimento e le decisioni conseguenti, come delle gravi persecuzioni a loro danno.

Gli strumenti di informazione spesso danno loro immotivatamente voce. Sicuramente il sistema non è perfetto, ed alcuni casi di gravi errori purtroppo si sono verificati. Ma non è questa certamente la normalità, che vede invece i Servizi Sociali ed il TM lavorare seriamente per consentire a minori in gravi difficoltà di avere una possibilità positiva e diversa per la loro vita.

Leggi anche: Tutelare i minori nelle situazioni di fragilità

Gli interventi volti all’autonomia della famiglia

Ora illustriamo gli altri interventi del TM nel settore civile, esaminando quelli che incidono sull’autonomia della famiglia in modo meno drastico ed incisivo rispetto all’adozione. Vi sono infatti molti altri strumenti e possibilità di intervento del TM, tenendo presente che la scelta radicale della sottrazione del minore ai genitori naturali è l’ultima ad essere presa in considerazione. Altre possibilità, meno gravi, sono sicuramente preferite, sia dalla legge che dalla prassi del TM e dei Servizi Sociali.

Quando un nucleo familiare ha delle difficoltà che possono essere risolte o comunque affrontate, vi è una serie di interventi/aiuti/supporti che il TM può mettere in campo. L’intento è di prestare aiuto, senza interrompere il legame familiare, ma anzi con l’intento di rinsaldarlo e aiutare a risolvere i problemi esistenti.

1. Affido

Il primo istituto che viene in rilievo è l’affido. Nei casi di difficoltà temporanea dei genitori a prendersi cura dei propri figli minori è prevista la possibilità di affidamento degli stessi ad un nucleo familiare differente, senza interruzione del rapporto naturale, e con rientro in famiglia al termine del periodo di difficoltà.

I Servizi Sociali raccolgono le richieste delle famiglie che si propongono per accogliere ed ospitare minori. Ne valutano l’idoneità, e seguono i progetti di affido temporaneo per verificarne il positivo svolgimento.

2. Strutture residenziali per minori

Per le problematiche più a lungo termine, la normativa prevede la presenza sul territorio di una serie di strutture residenziali che possano essere di supporto ai minori e/o alla famiglia.

Ci sono le comunità che accolgono minori da soli in quanto abbandonati o allontanati dalla famiglia. Solitamente in attesa di essere inseriti in una famiglia per un affidamento preadottivo, mentre si svolge il procedimento per l’eventuale dichiarazione dello stato di adottabilità.
Da molti anni ormai sono stati chiusi gli istituti per gli orfani, ed è  previsto l’utilizzo di strutture di tipo differente, dove i minori possono essere ospitati per periodi più o meno brevi, fino all’inserimento in un nucleo familiare. In particolare, le strutture che possono accogliere minori possono essere case/famiglia o comunità educative, i cui requisiti sono fissati dalle singole Regioni. Un esempio di Comunità educative sono quelle gestite dalla rete dei Centri Snodi.

In generale, si può dire che sono state realizzate strutture (comunità educative) per l’accoglienza di minori da soli, suddivise in relazione all’età. Queste possono ospitare in genere non più di 8/10 minori, con la presenza di operatori professionali. Oppure di case/famiglia con due adulti e alcuni minori (solitamente non più di 8/10).

Il numero limitato di minori ospitati tende a creare un ambiente di vita e di relazioni il più possibile simile a quello familiare.

3. Le comunità educative genitore/bambino

Ci sono poi le comunità educative genitore/bambino, che accolgono uno dei genitori unitamente ai figli. Anche in questo caso la capienza è limitata a non più di 12/14 persone, tra genitori e figli. Le comunità dei Centri Artemisia di cui si racconta in questo sito appartengono a questa tipologia.

La ragione e lo scopo dell’inserimento possono essere diversi:

  • può essere quello di salvaguardare i minori ed il genitore da maltrattamenti subiti da parte dell’altro genitore;
  • oppure di fornire un aiuto per un certo periodo ad un genitore. Magari perché immaturo in quanto molto giovane e non supportato dal nucleo familiare. O ancora perché gravato da problematiche personali che esigono un aiuto professionale per il loro affronto, mediante l’inserimento in una comunità, con la presenza costante di operatori del settore educativo. Oppure per verificare nel tempo la capacità del genitore di prendersi cura in maniera efficace del figlio, escludendo così la possibilità della dichiarazione di adottabilità dello stesso.

In tutti questi casi, la collaborazione tra gli operatori di queste realtà ed i genitori è la via per l’affronto e la risoluzione delle problematiche esistenti. Infatti nel periodo di ospitalità, seguendo dei percorsi individuali, i genitori possono essere aiutati ad apprendere abilità, ad esempio possono:

  • seguire percorsi psicoterapeutici,
  • frequentare eventuali corsi scolastici e/o professionali, per l’inserimento nel mondo del lavoro.

In ogni caso, finito il periodo di osservazione, potranno riprendere la loro vita autonomamente.

I provvedimenti amministrativi

Un’ultima possibilità prevista dalla normativa è quella dei provvedimenti di natura amministrativa.

Questi riguardano minori già adolescenti, che manifestano serie problematiche comportamentali come:

  • abbandoni scolastici,
  • uso più o meno costante di sostanze stupefacenti,
  • problematiche psicologiche o psichiatriche più o meno gravi.

Solitamente in queste situazioni il problema non è la recisione del legame con i genitori, spesso non utile o nemmeno realizzabile, quanto l’inserimento del minore in una struttura adeguata (comunità per minori o comunità terapeutica), affinché il minore venga curato/assistito/aiutato nel riprendere in mano la propria vita e affrontare le proprie problematiche.

Qualora ci sia la necessità di proseguire il percorso iniziato da minorenne dopo il compimento del 18° anno, sarà possibile per il minore richiedere il prosieguo amministrativo, che gli consentirà di continuare ad usufruire degli aiuti fino al 21° anno di età.

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Certamente non tutto è così semplice e positivo come potremmo sperare. Non sempre gli operatori delle comunità e gli assistenti sociali sono perfetti, ma è anche vero che la realtà su cui intervengono e nella quale lavorano è molto complessa e difficile.

In ogni caso, la varietà di strumenti (qui solo sommariamente indicati) che la legge mette a disposizione dei minori in difficoltà e delle loro famiglie, offre un ventaglio di possibilità in grado di adattarsi a molte situazioni, in maniera efficace, per tentare di affrontare, risolvere o quanto meno diminuire la gravità dei problemi esistenti.


Nel prossimo intervento esamineremo le competenze penali del Tribunale per i Minorenni.


Avv. Gabriella Papeschi

Immagine di copertina: foto di Racool_studio da Freepick

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