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Covid-19: Monsignor Delpini parla anche a noi operatori di comunità

Monsignor Delpini operatori comunità

Condividiamo il commento del nostro Direttore Generale, dr. Luigi Campagner, al discorso di Monsignor Delpini per l’inaugurazione dell’Ospedale in Fiera, che si è rivolto anche agli operatori di comunità.

Lunedì 30 marzo l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini ha presenziato all’inaugurazione dell’Ospedale in Fiera. Un progetto realizzato in appena 10 giorni, per rispondere all’emergenza causata dalle timore del Covid-19 – e allestito all’interno dei primi due livelli del padiglione fieristico, per dotare la città di 157 posti letto per la terapia intensiva.

Il discorso di Monsignor Delpini è un incoraggiamento per tutti

Il suo discorso alle maestranze e alle autorità ha suonato come un caloroso incoraggiamento rivolto anche a noi e alla nostra attività. Il Monsignore si è rivolto all’esperienza che tutti gli operatori, dei Centri Artemisia e dei Centri Snodi, stanno facendo dal fatidico 24 febbraio. Data che ha segnato l’inizio della “zona rossa” nel lodigiano e con l’isolamento sociale generalizzato che ne è seguito successivamente.

Quello dell’Arcivescovo è stato un pubblico elogio di quelle che possiamo considerare le migliori qualità delle persone, ovviamente non solo lombarde o appartenenti alla diocesi di Milano.

Il discorso di Monsignor Delpini inizia con una frase emblematica, semplice e forte allo stesso tempo: “Facciamo l’elogio dell’impresa”. Un incipit clamoroso al quale sono seguiti a ulteriori elogi alla competenza, scienza, intraprendenza, dedizione, generosità, fatica e in generale al lavoro ben fatto.

L’Arcivescovo ha concluso con l’elogio “alla fierezza dell’impresa compiuta” e  di “quella stanchezza che non si aspetta premi ed elogi perché è già premio a se stessa. Facciamo l’elogio della stanchezza. E anche del riposo (…) quando sarà”.

Le sue parole hanno dato voce a un sentimento che ho provato molte volte in questo periodo.

Fierezza nei confronti di tutte le operatici dei centri, delle coordinatrici, di chi lavora negli uffici e di chi condivide con me la responsabilità dei Centri e delle Cooperative.

Tuttavia, lo slancio affettivo che ho avvertito nelle parole dell’Arcivescovo supera l’attuale emergenza sanitaria. Raggiunge dunque l’origine stessa dell’impresa che, con una certa “baldanza” e un pizzico di incoscienza, abbiamo iniziato con Carlo Arrigone più di 25 anni fa.  Mi sembra ieri.

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