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Multiculturalità: il presente dei Centri Artemisia

Gli inserimenti nei Centri Artemisia sono costantemente monitorati. Questo ci fornisce dei dati importanti per comprendere i cambiamenti sociali in corso. Uno di questi riguarda la provenienza delle madri e dei bambini ospitati che negli ultimi 10 anni si è profondamente trasformata.

Da una ricerca interna del 2005 intitolata Artemisia allo specchio risultava che oltre il 90% delle madri ospitate era di nazionalità italiana. Una successiva ricerca denominata L’alfabeto dei numeri pubblicata nel 2011 vedeva il dato relativo alle donne straniere salito al 50%. Da allora, salvo leggere variazioni, la tendenza è stata confermata dalle rilevazioni annuali.

L’attenzione al tema nei Centri Artemisia

Nel mese di novembre abbiamo partecipato al convegno dal titolo: ‘Migrazione, maternità e violenza’ che si è tenuto a Milano, promosso dalla cooperativa sociale Crinali.

Diventare genitore, in particolare diventare mamma, per una persona migrante è spesso un’esperienza che rende la donna fragile e vulnerabile. La maternità è infatti vissuta in solitudine, senza il supporto delle altre donne della propria famiglia o del gruppo sociale di appartenenza. In questo senso il cambiamento culturale è molto significativo. Mentre nelle nostre società la maternità si è trasformata nel tempo in un fatto privato che coinvolge pochi individui legati da una stretta parentela, nelle società di provenienza di queste donne la maternità è un fatto eminentemente sociale. La donna durante la maternità e dopo la nascita del figlio è fortemente sostenuta da una fitta rete di legami.

I risvolti culturali e emotivi

Alcune storie della migrazione sono fortemente drammatiche. Le gravi situazioni di violenza in relazione al fenomeno della tratta e non solo, mettono la maternità ancora più a rischio. Lavorare con queste donne e bambini non può prescindere dalla conoscenza e dalla considerazione della loro cultura d’origine. Con cultura intendiamo un sistema di lingue e linguaggi, rappresentazioni e credenze, strutture famigliari e sociali, sistemi di genitorialità e parentela, tecniche e modi di agire.

Questo sistema riguarda anche le modalità della “presa in carico” dei casi a livello sociale, psicologico e sanitario. Per quanto possa sembrare strano l’approccio psicologico e psichiatrico e addirittura quello farmacologico non è identico per una donna dell’africa sub sahariana e per una donna europea. Naturalmente la diversità riguarda anche le rappresentazioni culturali e il risvolto emotivo relativi alla gravidanza, alla nascita e alla crescita dei figli. I cambiamenti sociali in corso rendono sempre più necessaria una formazione specifica degli operatori dei servizi sociosanitari e educativi. Serve infatti diffondere il più possibile la sensibilità transculturale necessaria ad accompagnare e assistere queste donne e i loro bambini.

Il nostro impegno presente e futuro

È stato questo il senso della nostra partecipazione al convegno che attraverso le relazioni della professoressa Marie Rose Moro – Primario del Servizio di Psichiatria dell’Adolescente all’Ospedale “Cochin” di Parigi – ha guidato i partecipanti a una maggior consapevolezza dell’importanza dell’approccio multiculturale e transculturale nei servizi sociosanitari e nelle comunità. Un impegno che nei Centri Artemisia sentiamo fortissimo che stiamo prendendo con grande serietà da alcuni anni e che intendiamo portare avanti con decisione.

 

 

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