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Operatore di comunità: la formazione specifica per raggiungere l’obbiettivo

Il lavoro dell’operatore di comunità non è per tutti.

Ci si rapporta quotidianamente con la fragilità umana, nelle sue sfaccettature più variegate. Ci relazioniamo con utenze (madri e rispettivi figli) che vivono o hanno vissuto situazioni di:

  • pregiudizio,
  • violenze fisiche e/o emotive,
  • ritiro sociale,
  • deprivazione affettiva,
  • povertà culturale e/o intellettuale

In aggiunta, possono soffrire di problemi psicologici o psichiatrici, come conseguenza dei loro trascorsi dannosi.

Il bagaglio che deve possedere l’operatore di comunità

Viene da sé che l’operatore che si accinge ad intraprendere un percorso lavorativo in un contesto comunitario debba possedere un adeguato bagaglio culturale e professionale, associato ad attitudini personologiche, quali capacità di adattamento, gestione dello stress, problem solving, capacità di lavorare in equipe, capacità comunicative e relazionali, che gli permettano di partire da una solida base su cui poter costruire la sua professione. Il difficile lavoro dell’operatore di comunità lo si impara soprattutto “agendo sul campo”, con molta pazienza, passione, dedizione e prendendosi il tempo necessario.

L’equipe è protagonista

L’equipe professionale rappresenta lo strumento centrale del lavoro nelle nostre comunità educative. Un’equipe solida, in grado di comunicare in modo efficace, che valorizza e potenzia le diversità delle singole operatrici, in vista del raggiungimento di un obiettivo comune, sarà in grado di sostenere ogni suo membro in caso di difficoltà. In questo modo farà di ogni ostacolo quotidiano un’occasione di crescita professionale.

Ma come si costruisce un’equipe solida in un luogo caratterizzato da un forte burnout fisiologico? Che lavoro devono sostenere le “nuove reclute” per salire a bordo di una nave già avviata? Cosa può fare la coordinatrice per aiutare la nuova collega ad entrare “in corsa” in un ingranaggio che deve inevitabilmente procedere seguendo le sue tempistiche?

L’ingresso di una nuova operatrice e gli step da seguire

Nelle comunità educative mamma bambino dei Centri Artemisia la coordinatrice, dopo essersi occupata personalmente della selezione del personale (con la collaborazione della responsabile delle risorse umane), adotta le seguenti strategie per “portare a bordo”, con sé e con la propria equipe, la nuova assunta:

1) I giorni di prova

È possibile che venga chiesto alla collega di sostenere due giorni di prova. Avrà così la possibilità di rapportarsi all’ambiente comunitario e alle ospiti accolte, sotto la supervisione della coordinatrice e delle altre colleghe. I giorni di prova possono aiutare la nuova recluta a comprendere se il lavoro di comunità soddisfi o meno le sue aspettative. Al contempo, possono permettere alla coordinatrice di iniziare a conoscere le caratteristiche personologiche dell’operatrice, fondamentali per garantirle un buon inserimento nel gruppo di lavoro.

2) L’affiancamento e lo studio degli strumenti quotidiani

Superati i giorni di prova, si procede con un periodo di affiancamento alle operatrici più esperte. La nuova assunta viene invitata ad “osservare” il lavoro delle operatrici: le loro modalità di intervento nei confronti delle ospiti e le strategie educative adottate per ogni singolo caso. Il tutto mantenendo una posizione di “neutralità”, onde evitare di adottare modalità relazionali nei confronti delle signore che vadano in una direzione diversa da quella condivisa dall’equipe. A questo necessario affiancamento si associa la presa visione di tutti gli strumenti utilizzati nel lavoro quotidiano come ad esempio:

  • diario di bordo,
  • progetti educativi individualizzati,
  • decreti,
  • relazioni d’aggiornamento,
  • patto d‘ingresso,
  • colloqui educativi,
  • mansionario,
  • carta valoriale dei Centri Artemisia

A tutto ciò si può aggiungere altra documentazione e altro materiale burocratico amministrativo.

3) Le equipe organizzative

Le equipe si riuniscono periodicamente, secondo modalità e tempistiche che possono variare in ogni struttura, per fare il punto sui vari progetti educativi e per discutere di svariate questioni pratico/organizzative. Queste riunioni, dette equipe organizzative, permettono alla nuova assunta di aggiornarsi velocemente sulle storie delle signore accolte e di acquisire familiarità con il gruppo di lavoro nel quale si accinge ad inserirsi. A questo si aggiungono le equipe di supervisione, svolte solitamente con cadenza quindicinale. Queste riunioni, caratterizzate da un taglio nettamente clinico, permettono di acquisire ulteriori strumenti teorico/operativi da utilizzare nel lavoro quotidiano. Il supervisore accoglie il tema proposto dall’equipe, restituendo dei feedback clinici ed aiutando il gruppo delle operatrici a vedere il problema descritto in un’ottica differente.

4) La formazione per la crescita personale

I Centri Artemisia programmano annualmente dei corsi di formazione. Il contenuto viene definito dalle stesse coordinatrici e condiviso con la propria equipe, per promuovere la crescita professionale dell’intero gruppo di lavoro. I temi che vengono trattati possono essere svariati (approfondimento clinico e diagnostico di alcuni disturbi psicologici o di problematiche comportamentali dell’adulto o del minore, approfondimento di temi di natura giuridica, approfondimento di aspetti igienico/sanitari legati alla gestione delle comunità).

A questo si aggiungono i corsi di primo soccorso, di antincendio e di sicurezza (generale e specifico) a cui le nuove reclute devono obbligatoriamente prendere parte e che richiedono degli aggiornamenti periodici da parte di tutto il personale.

5) Il passaggio ad ‘’operatore di riferimento’’

Dopo qualche mese di esperienza sul campo, a discrezione della coordinatrice, è possibile assegnare alla nuova operatrice le prime mansioni specifiche e, se lo si ritiene opportuno, i primi casi.

In questa circostanza si diventerà “operatori di riferimento” di una signora o di un minore e si avrà la responsabilità di seguire l’ospite nell’evoluzione del suo progetto comunitario, condiviso con il Servizio Inviante. Nel caso in cui si tratti di signore o di minori dai 12 anni in poi, l’ODR avrà la responsabilità di programmare e condurre dei colloqui educativi settimanali con il proprio ospite, spazio dedicato alla condivisione di problematiche, richieste, vissuti associati alla vita comunitaria, fondamentale per fare il punto della situazione e per pianificare gli obiettivi di lavoro successivi.

L’armonia come punto focale per un’equipe che funzioni  

Il buon funzionamento di un’equipe di lavoro prevede l’integrazione sincronica dei membri che la compongono, ed un’armoniosa distribuzione delle responsabilità. Ogni educatrice possiede compiti e mansioni che, terminato il periodo di esperienza sul campo, deve essere in grado di svolgere in modo completamente autonomo, con l’eventuale supporto delle colleghe e della coordinatrice. A quest’ultima spetta anche il compito di monitorare l’andamento professionale delle colleghe, programmando almeno due colloqui all’anno. In tali occasioni l’educatrice ha la possibilità di condividere con la coordinatrice eventuali difficoltà operative, aspettative, esigenze formative, obiettivi di crescita professionale e personale, perché la nave può continuare a navigare in sicurezza solo in questo modo, solo in un’ottica di collaborazione, di fiducia, di conoscenza e di co-responsabilità.

Chiara Pastori