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Percorsi di recupero per madri violente

percorsi recupero per madri violente

Quando si parla di madri violente non siamo abituati a parlare di percorsi di recupero. Si cercano invece i segni evidenti dell’avvenuta violenza, spesso fisica, che ha coinvolto il minore.

Culturalmente ci si sofferma sul gesto, non si approfondisce il singolo caso. Così rimangono nascoste le motivazioni più profonde che possano aver indotto la donna a comportarsi e ad agire in modo non tutelante nei confronti dei figli.

A questo proposito suggeriamo la lettura dell’articolo “Mamme a rischio psicosociale, come prevenire il maltrattamento dei minori”.

Se ci dovessimo quindi soffermare a definire le varie sfumature di significato della definizione di comportamenti maltrattanti  non  sarebbe sufficiente  un solo articolo.

Accettazione e vicinanza: gli ingredienti per un percorso di recupero per madri violente

Una delle mission dei Centri Artemisia invece è proprio quella di fornire percorsi di recupero e supporto a queste donne. Al di là di ogni critica o giudizio.

Quando una madre che non si è sempre mostrata tutelante nei confronti dei figli accetta l’ingresso in comunità, muove un passo sufficiente per un lavoro di “riparazione” del gesto che ha compiuto. Questo è ciò che abbiamo potuto osservare fin dall’inizio della nostra attività.

Non si può né definire né descrivere, in maniera netta e sistematica, quale sia l’approccio migliore per lavorare con donne in cui la componente maltrattante è stata molto forte. Ogni caso è unico con la propria storia e con le proprie capacità di affrontare e superare un evento traumatico.

Ciò che per prima cosa può aiutare un ospite e i suoi figli ad accettare l’inizio di un percorso è la costante vicinanza delle operatrici, sia alla donna che ai bambini per permettere ad entrambi gli “attori” di riscrivere il copione familiare.

Dopo un periodo di osservazione e una prima fase di adattamento al contesto comunitario, il personale educativo predispone degli interventi interni ed esterni per contribuire a ricostruire un rapporto di fiducia tra la madre ed il figlio/i.

Esperienze reali: una caso dalla comunità

Le autorità giudiziarie hanno segnalato P. per maltrattamenti fisici nei confronti della figlia. È una madre maltrattante che a sua volta ha subito ed assistito violenza in tenera età senza esser riuscita a chiedere aiuto.

Rimane incinta durante l’adolescenza e inizialmente i familiari le garantiscono vicinanza in questo momento delicato. Il padre della piccola invece l’abbandona. La nascita della bambina rappresenta uno spartiacque tra la sua vita da adolescente e le nuove responsabilità cui è chiamata.

Le prime difficoltà la mettono in crisi sia come figlia che come madre.

Da un lato riemergono i vecchi dissapori con la figura genitoriale materna che la fa sentire costantemente inadeguata e critica le scelte di cura che P. ha nei confronti della figlia. Dall’altro emergono le prime difficoltà di gestione e di comprensione empatica dei bisogni della propria bambina.

L’ingresso in comunità di P. e sua figlia V.

Arrivano in comunità in seguito ad un ricovero ospedaliero della piccola V. per lesioni interne dovute a percosse o scotimento e, su segnalazione del personale, interviene il Servizio Sociale di zona.

L’arrivo in struttura definisce l’inizio di un nuovo percorso per il nucleo.

Considerata l’emergenza e la delicatezza del caso, viene predisposto un monitoraggio h24 osservando mamma e figlia in più momenti della giornata.

Grazie a questo modello di lavoro accudente e tutelante sono stati raggiunti due traguardi:

  • la signora P. si è sentita accolta e ha accettare gli interventi supportivi per la gestione della piccola
  • alla minore è data la possibilità di sperimentare rapporti di fiducia con figure adulte diverse dalla madre.

L’intervento giusto è quello ad hoc

È apparso evidente dall’osservazione dei momenti della giornata maggiormente critici, come il supporto al nucleo non poteva solo ridursi ad un modello educativo. Le operatrici hanno reputato necessario ricercare anche un intervento alternativo, per ricostruire il legame tra la madre e la piccola.

Per sviluppare maggiore consapevolezza, e capire se fosse possibile o meno ricostruire un rapporto di fiducia tra madre e figlia, la comunità ha promosso l’attivazione di un intervento di psicomotricità in acqua. Tutto questo, nonostante il Servizio Sociale di provenienza fosse in difficoltà a stanziare le risorse economiche necessarie per l’avvio di un corso.

La libertà di scelta e la sospensione del percorso

Le difficoltà possono raggiungere le ospiti anche in comunità.

P. si è accorta che il percorso sarebbe stato lungo e non sentiva il sostegno dei parenti. Inoltre il nuovo compagno la sollecitava a lasciare la comunità e non stare più con la figlia.

Dopo alcuni mesi di terapia la signora, ci ha comunicato il timore di rimettere nuovamente in atto condotte violente nei confronti della piccola V.  e di voler interrompere il suo percorso.

Solo a questo punto il progetto di recupero è stato sospeso.

L’intervento della comunità

Mentre la comunità si è fatto carico di una segnalazione urgente al Tribunale dei Minori e al Servizio Sociale, il personale ha allegerito la signora dei suoi incarichi di madre occupandosi in toto della piccola.

Dopo un mese la signora è stata dimessa e il Servizio Sociale ha continuato a seguirla.

Il Tribunale dei Minori dal canto suo, ha trovato rapidamente una famiglia adottiva per la piccola, alla quale è stata garantita una situazione di maggior protezione.

Riflessioni a posteriori

Riprendendo l’introduzione, dunque non soffermandoci solo sul gesto maltrattante, questa storia ha molto da raccontare:

  • intraprendere un percorso in cui dover elaborare più piani dei propri vissuti personali, non è sempre facile. Anche se la comunità è pronta a coinvolgere e supportare costantemente, alvolta i percorsi sono complessi e densi di emozioni legate a ricordi ed esperienze passate
  • per la signora si è aperta una nuova possibilità di elaborare il suo passato senza contemporaneamente  dover prendersi cura di una minore
  • a V. è stata data la possibilità di avere una famiglia amorevole in cui sentirsi accettata e compresa.

Conclusioni

Un percorso del genere va considerato un successo. Con un grande gesto di fiducia nei confronti del personale della struttura, P. ha ammesso di non farcela da sola e ha compiuto un atto di amore verso la  sua figlia.

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