Centri Artemisia

Sostegno alla paternità: una tutela del benessere del minore

Oggi facciamo un’eccezione: parliamo dei padri in difficoltà. Come comunità che accolgono donne in disagio e vittime di violenza con figli, i Centri Artemisia hanno un punto di osservazione molto particolare sulla figura paterna. Talvolta sono assenti, talvolta invadenti. Possono essere un punto di riferimento affettivo ma non educativo, in taluni casi sono maltrattanti e violenti oppure partecipi e accudenti.

I papà di cui indirettamente ci occupiamo possono non sapere dove si trovano i loro figli o avere delle limitazioni nelle competenze genitoriali. A volte si sentono vittime di ingiustizia o restano solo sullo sfondo: sappiamo che ci sono, ma non hanno riconosciuto i figli per i quali saranno soprattutto delle figure assenti.

Interventi sociali innovativi e novità normative

Ecco l’ennesimo caso in cui i Centri Artemisia incontrano dei fenomeni sociali di estrema attualità. Basta fare una ricerca su Internet per sapere che sta crescendo il numero delle persone in condizioni di povertà e tra queste spiccano gli uomini separati con figli (1).

Per tentare di fronteggiare il disagio nell’esercizio della paternità sono nate diverse esperienze: gruppi di auto-aiuto, co-housing, associazioni che offrono assistenza psicologica e legale. Anche il legislatore si sta orientando in modo da rispondere ai nuovi bisogni. Questo dato si riscontra, ad esempio, nella deliberazione n. 1314 del 28-7-2017 del Comune di Milano, nella legislazione regionale dell’Umbria (regolamento regionale n. 8 del 19-12-2005), della Liguria (legge regionale 9/2017, articolo 2), e del Piemonte (deliberazione della giunta regionale n. 25-5079 del 18-122012).

Per quanto riguarda la legislazione piemontese, cui si attiene la comunità Santa Teresa, è interessante la parte descrittiva e motivazionale: “Storicamente, nella realtà regionale, sono state finora attivate esclusivamente comunità rivolte all’accoglienza di nuclei madre/bambino: la realtà attuale ha messo in evidenza la necessità di attivare risposte di accoglienza anche per padri con bambini, pertanto la comunità genitore-bambino si identifica per l’accoglienza di nuclei famigliari caratterizzati dalla presenza di gestanti e madri oppure esclusivamente dalla presenza di padri con uno o più figli minori. (…) A fronte della complessità che caratterizza alcune situazioni, la vita di tali comunità offre un appoggio che crea equilibrio tra le esigenze di accudimento dei figli e di tutela dei minori e di presa in carico dei bisogni della madre/padre a supporto delle sue capacità genitoriali”.

L’esperienza della comunità Santa Teresa

Le nuove prospettive hanno consentito alla nostra comunità di avviare un progetto di sostegno delle capacità genitoriali e aiuto alla riabilitazione sociale di un padre con suo figlio.

La richiesta ci è venuta da un Servizio Sociale con il quale collaboriamo da lungo tempo a seguito di una separazione fortemente conflittuale. Il progetto ancora in corso ed è quello di un alloggio in semi-autonomia nel quale il figlio è costantemente seguito da un punto di vista educativo, scolastico e sportivo mentre il padre ha sostegno psicologico, legale e nella ricerca di occupazione.

Il nostro progetto “Santa Teresa per i padri in difficoltà” è un’attività sociale innovativa: tra le prime sperimentate in Italia. Del quale la nostra équipe, composta esclusivamente da donne, è particolarmente orgogliosa. Abbiamo infatti contribuito a evitare una dolorosa separazione famigliare e stiamo avviando un giovane padre in difficoltà alla riacquisizione dell’autonomia di vita con suo figlio.

Un fenomeno da non trascurare

La comunità Santa Teresa dunque può mettere in campo le proprie risorse anche per affrontare la problematica della violenza domestica dal punto di vista maschile. Alcune ricerche pionieristiche, nonché molti fatti di cronaca, hanno evidenziato come il fenomeno, anche se non ancora emergente, non sia affatto trascurabile (2) (3).

Piuttosto è ancora poco conosciuto e studiato per una serie di motivazioni culturali, sociali e non ultimo, di ritrosia personale dell’uomo a denunciare situazioni di maltrattamento agite dalla partner. Sono situazioni vessatorie particolarmente gravi per i padri e pregiudizievoli per il minore, per le quali possiamo mettere in atto dei preziosi interventi di protezione, di riabilitazione sociale e di tutela.

In uno dei libri pubblicati dai fondatori dei Centri Artemisia e Snodi è possibile leggere una frase sempre attuale: “il luogo del figlio è il rapporto curato tra i coniugi”.  Per la nostra esperienza, maturata attraverso il sostegno quotidiano alla genitorialità fragile di madri e padri essa rappresenta una sintesi di ciò da cui i figli hanno giovamento, in termini di stabilità emotiva e psicologica.

(mi preme ringraziare la dottoressa Simona Signorelli per la preziosa documentazione messa a disposizione)


(1) Milano, M. (2017) Padri separati, quando l’assegno per i figli ti condanna alla povertà. Reperibile su https://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-10-19/padri-separati-quando-l-assegno-i-figli-ti-condanna-poverta-185456.shtml?uuid=AEdJO8rC&refresh_ce=1, http://www.vita.it/it/article/2018/10/19/e-boom-poverta-tra-i-padri-separati/149450/

(2) Macrì, P. G., Loha, Y. A., Gallino, G., Gascò, S., Manzari, C., Mastriani, V., Nestola, F., Pezzuolo, S., Rotoli, G. (2014). Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile. Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza. vol. VI, n. 3, 2012, p. 31. Reperibile su http://www.vittimologia.it/rivista/articolo_macri_et_al_201203.pdf,

(3) Mancini, G., (2014) Uomini vittime di donne. Quando il sesso forte è debole. Bologna, Persiani.

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