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Testimonianza di comunità dalla zona rossa.

testimonianza di comunità dalla zona rossa

Il 2020 è iniziato con una di quelle situazioni che dividerà il tempo in prima e dopo. Sì, perché l’unica certezza è che qualcosa sta cambiando e che probabilmente sarà irreversibile.

La nostra comunità dista pochi chilometri dalla “zona rossa” individuata inizialmente. E si trova ancora adesso nell’occhio del ciclone, come tutta la Lombardia.

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Qualche settimana prima era arrivata una ragazzina cinese, residente in Italia da parecchi anni. Ci ha raccontato la paura di essere bullizzata a scuola, la frustrazione perché incrociandola vedevano un virus, una tragedia e non consideravano che lei, come tutti noi, da quella tragedia si sentiva lontana e spaventata. Nessuno si rendeva conto di quanto l’avremmo capita solo qualche settimana dopo.

Il TG è diventato una finestra sul mondo.

Quando è stata diffusa la notizia del paziente 1 di Codogno, stavo per iniziare il turno, prima di allora il Covid-19 era qualcosa di lontano e orientale. Quel venerdì abbiamo guardato il TG per la prima volta, di norma in comunità non lo facciamo se non per eventi particolari. Le ragazze ora lo guardano tutte le sere, vogliono la nostra presenza per aiutarle a capire e forse anche un po’ per farle sentire al sicuro.

Sono stati presi provvedimenti immediati.

Da lì sono susseguiti una serie di cambiamenti disorientanti; noi abbiamo deciso come comunità, anche senza decreti attivi, di blindarci. Su indicazione del nostro Direttore Generale, dottor Luigi Campagner, abbiamo immediatamente sospeso la frequenza delle lezioni scolastiche già a partire dal sabato successivo e abbiamo chiesto a genitori e amici di posticipare gli incontri. Non abbiamo fatto le équipe, nonostante fosse un momento cardine per il nostro lavoro. Se il virus dovesse arrivare in una comunità sarebbe un disastro per il numero di persone che ci vive e lavora.

La prima settimana è passata con la speranza che si trattasse di una breve pausa. Volevamo equipaggiarci ma non trovavamo mascherine né gel disinfettante. Per fortuna un’altra comunità della nostra cooperativa era riuscita a trovarle e ce le ha inviate.

Le operatrici della comunità nella zona rossa: «Nella paura, le ospiti si sono affidate a noi». Intervista alla nostra coordinatrice Chiara Pastori.

La nostra comunità ha tenuto botta per garantire serenità alle nostre ospiti.

In quella settimana non abbiamo attivato un programma alternativo alla solita routine, il cambiamento aveva creato degli scossoni ma siamo riusciti a tenere duro e a tenere alto il morale. Abbiamo cucinato un sacco di dolci, appuntamento film tutte le sere e qualche passeggiata all’aria aperta.

La zona rossa era a pochi chilometri da noi ma ci sentivamo ancora al sicuro.

La seconda settimana è stata una caduta rovinosa: scuole chiuse fino al 3 aprile. Abbiamo raddoppiato i laboratori ma sono iniziati comunque i primi malumori del gruppo, non era facile cercare di spiegare un cambiamento così radicale. Però potevamo ancora uscire tutte insieme a correre nei campi e questo le rallegrava. Abbiamo anche iniziato ad aiutarle ad esprimere quello che sentivano su carta.

L’importanza dei laboratori espressivi come veicolo emotivo.

Da tempo teniamo un laboratorio espressivo, utile per aiutare le nostre ragazze a portare fuori emozioni e sensazioni che difficilmente riescono a comunicare a parole. E questa situazione nuova creava un sacco di spunti per loro. Hanno così espresso il loro desiderio di vicinanza mentre erano forzatamente isolate da tutto.

Cos’è una comunità e come funziona? Te lo spiega il nostro Presidente Carlo Arrigone.

Favorire la continuità didattica: una nostra priorità.

La terza settimana i professori si sono attrezzati per la didattica a distanza ma per noi è stato un caos. Non avevamo abbastanza PC, ogni professore usa una sua piattaforma, un suo mezzo; chi per mail, chi per Google Drive, solo che noi abbiamo 9 ragazze con almeno 7 professori a testa, tre di queste con sostegno. Inoltre hanno attivato le video-lezioni in orari in cui di norma non ci sarebbe la scuola, quindi tutte le nostre attività interne vengono spezzate da video-chiamate e collegamenti. 

Questo però le tiene impegnate, le fa sentire più attive. Oltre al TG si aggiunge un altro appuntamento fisso il flash-mob serale, ogni sera ci troviamo in cortile a cantare a squarciagola, o ad accendere torce al cielo.

Viviamo in un paesino piccolo, dove per il momento solo noi aderiamo ma lo facciamo raggiungendo metà paese. Ci sono un sacco di anziani in provincia di Lodi e non vogliamo che si sentano soli, perché anche noi abbiamo paura della solitudine.

Nessuno deve sentirsi solo è per noi un concetto basilare per la vita in comunità.

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