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Tutelare i minori nelle situazioni di fragilità

Tutelare i minori nelle situazioni di fragilità

Le storie personali e familiari dei minori che incontriamo nel nostro lavoro di comunità sono spesso difficili e dolorose. Per intervenire in maniera efficace dobbiamo valutare attentamente le esigenze affettive e educative . “Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia” (legge 149/2001). In caso di specifiche situazioni di fragilità è necessaria la separazione del minore dalla famiglia di origine. Il fine è quello di garantirne uno sviluppo sereno e armonico.

La storia di Amalia

Amalia e sua figlia Rosa sono state inserite presso la nostra comunità educativa, L’Incoronata di Zorlesco, nel 2015 quando la piccola era appena nata. Proveniva da un ambiente economicamente disagiato e da un contesto socio-culturale deprivato.

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Amalia aveva già due figli dai quali era stata allontanata perché non era considerata adeguata a prendersene cura. Una figlia, quasi maggiorenne, era affidata ai nonni materni ed un bambino in età scolare era stato collocato in una famiglia affidataria, con possibilità di visite quindicinali da parte della madre.

Perché i minori vengono destinati alla comunità?

Per tutelare giuridicamente i minori, il Tribunale per i Minorenni interviene in situazioni di potenziale pregiudizio o di abbandono. Emettendo un provvedimento dichiara la necessità di mettere il minore in condizione di sicurezza e di protezione.

I principali tipi di intervento sono:

  • l’affidamento familiare (ad un’altra famiglia o ad un parente risultato idoneo)
  • o l’inserimento in una comunità educativa.

Per leggere la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Unicef, clicca qui.

Le difficoltà e miglioramenti fanno parte del percorso

Al suo ingresso presso la nostra comunità, Amalia sembrava una madre alle prime armi, nonostante fosse già alla terza gravidanza. Faticava ad accudire la piccola Rosa anche dal punto di vista pratico.

Grazie al supporto e ai suggerimenti del personale operativo che monitoravano e fornivano supporto costante, anche nelle ore notturne, queste carenze sono progressivamente migliorate. La signora ha quindi acquisito una buona dimestichezza nell’accudimento materiale della figlia.

Il legame affettivo tra le due è sempre stato evidente ed incontestabile. Quando però Rosa ha iniziato ad avvicinarsi all’anno di età, ci siamo rese conto di quanto la signora faticasse a riconoscere e soddisfare le sue esigenze. Si mostrava infatti poco stimolante e scarsamente propositiva.

Come avviene l’inserimento in comunità?

L’inserimento di un minore in comunità ha modalità differenti a seconda che vi sia o meno il consenso del genitore o del tutore. In caso di consenso i servizi sociali locali possono disporre il collocamento in comunità. Sarà il giudice tutelare a rendere il decreto esecutivo. In caso contrario verrà emesso un provvedimento da parte del Tribunale per i Minorenni volto a garantire gli stessi diritti dei loro coetanei.

Le situazioni che richiedono un intervento da parte delle autorità sono:

  • difficoltà educative della famiglia di origine legate ad uno stato precario di salute psico-fisica,
  • bambini o ragazzi vittime di abusi o maltrattamenti,
  • minorenni che sfuggono da guerre e povertà giungendo nel nostro paese privi di adulti di riferimento e in condizioni di particolari fragilità.

I provvedimenti emessi in seguito alla verifica di tali situazioni possono decretare limitazioni all’esercizio della responsabilità genitoriale, disporre l’affidamento del minore o dichiararne l’adozione.

Il Tribunale gestisce i disaccordi tra comunità e servizi

Quando il Tribunale ci ha chiesto se fosse pronta per un ricongiungimento familiare, nonostante i grandi progressi, abbiamo dovuto riconoscere di avere delle serie perplessità. Abbiamo quindi suggerito un affido etero familiare. Il servizio inviante al contrario, visti anche i trascorsi della signora, ha richiesto l’adozione immediata della minore.

Di fronte al disaccordo tra comunità e servizio, il giudice ha disposto che la signora fosse sottoposta ad una CTU, curata da una psichiatra scelta dal Tribunale stesso.

Come funziona la presa in carico

I soggetti coinvolti nella presa in carico ci sono:

  • il Tribunale per i Minorenni,
  • i genitori,
  • i servizi socio-sanitari,
  • il Procuratore minorile,
  • la Regione e tutte quelle realtà, pubbliche e private, che insieme contribuiscono al percorso formativo del minore.

Ovviamente dialogo e accordo tra tutte le figure interessate, sono importantissime al fine di creare un sistema efficace che abbia come unico obiettivo il bene del minore.

Il decreto emesso dal Tribunale per i minorenni prevede un progetto specifico per ogni situazione. Nei casi di inserimento in comunità, prendiamo i contatti con gli enti o le figure professionali previste dal decreto e attiviamo i percorsi di presa in carico della persona.

Percorsi di presa in carico e monitoraggi

Il Servizio Inviante monitora il rapporto tra le nostre comunità educative ed i Tribunali, avendo il compito di vigilare affinché il contenuto del decreto venga attuato e rispettato nelle tempistiche previste.

In comunità siamo comunque autorizzate a comunicare direttamente con i Tribunali e con i giudici stessi, per l’invio delle relazioni d’aggiornamento (richieste solitamente dopo 3 o 4 mesi dall’ingresso del nucleo) e per le comunicazioni urgenti.

La comunità (coordinatrice e operatrice di riferimento) è convocata almeno una volta per ogni percorso comunitario e svariate volte nei casi più complessi. L’obiettivo è quello di fare il punto della situazione e di sincronizzare i futuri interventi del servizio sociale, della comunità e degli altri attori coinvolti, con una particolare attenzione alle tempistiche.

Questi incontri di rete presso il Tribunale per i Minorenni rappresentano un appuntamento importante per il proseguimento del percorso comunitario della signora e dei minori.

La risoluzione delle controversie nel massimo interesse degli utenti

Se è necessario risolvere una controversia, il giudice può nominare un consulente tecnico d’ufficio (CTU) che ha la funzione di tecnico esperto in materia e che ha lo scopo principale di fargli conoscere la “verità”.

Il CTU è un ausiliario del giudice che lavora per lo stesso in un rapporto strettamente fiduciario e che deve rispondere in maniera puntuale e precisa ai quesiti formulati in sede di udienza, relazionando i risultati in un elaborato peritale che prende il nome di “Consulenza Tecnica d’Ufficio”.

È importante che il CTU faccia riferimento a dati certi e dimostrabili, differenziando gli stessi dalle opinioni, lasciando tuttavia alle parti la possibilità di partecipare al processo e di nominare i propri consulenti ponendo istanze e osservazioni.

Amalia è stata sottoposta a circa cinque colloqui diagnostici, ai quali in certi casi hanno preso parte anche il compagno (padre di Rosa) e la bambina stessa. Al termine della CTU, il giudice ha convocato la comunità e la psichiatra per fare un confronto e per mettere in luce le criticità ed i punti di forza della signora.

Il parere del CTU nel caso di Amalia

Ci siamo rese conto, con estrema soddisfazione, che il parere della psichiatra che ha curato la CTU di Rosa rispecchiava esattamente il nostro punto di vista!

Si trattava di una signora con carenze culturali, limitata a livello intellettivo e con scarse risorse familiari ma che ha fatto tutto quello che le era richiesto durante il suo percorso comunitario, dimostrando buona volontà ed un evidente attaccamento nei confronti della figlia.

Essendo state riscontrate però svariate criticità, anche la CTU ravvisava la necessità che la bambina trascorresse un periodo in una famiglia affidataria, per permettere alla madre di avere il tempo sufficiente a ricostruire la sua vita, escludendo categoricamente la possibilità di un’adozione.

Il successo del centro L’Incoronata

Abbiamo deciso di condividere il caso di Amalia e di Rosa perché rappresenta un bellissimo esempio di proficua collaborazione e di grande sinergia tra la comunità e l’autorità giudiziaria. Grazie ai nostri sforzi congiunti siamo riusciti infatti a ottenere il meglio per madre e figlia.

Articolo di Alessandra Fioretti e Chiara Pastori

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