Centri Artemisia

“Uniche e irrinunciabili”: ecco le donne per i Centri Artemisia

I Centri Artemisia sono per la donna o per essere più esatti per le donne e celebrano le loro differenze, grazie alle quali le donne non sono più una categoria sociale o un genere, ma dei soggetti unici, irripetibili e irrinunciabili.

Uno per tutti e tutti per uno

Unicità e irrinunciabilità sono le parole che danno il senso di ogni autentica esperienza di riabilitazione sociale: “non posso e non voglio fare a meno di te, del tuo apporto, della tua sensibilità, della tua creatività“. Gli esperti di terapia di gruppo insegnano che ogni assenza va risarcita all’appuntamento successivo con un piccolo regalo. Un omaggio al gruppo il cui significato è di scuse per aver impoverito con la propria assenza l’esperienza degli altri componenti. Accettando le scuse in forma di omaggio il gruppo afferma che il singolo vale. Senza il suo apporto il gruppo sarebbe impoverito, la comunità sarebbe impoverita, la società sarebbe impoverita. Il mondo stesso non sarebbe la stessa cosa.

Riflessioni sul valore della donna

La ricorrenza internazionale dell’8 marzo è stata istituita per ricordare, ricapitolare e ampliare le principali conquiste sociali delle donne nel mondo. È una preziosa occasione anche per tutti gli operatori, i consulenti e i responsabili dei Centri Artemisia per ripensare ai pensieri e ai valori, che guidano le nostre azioni nel quotidiano, fin dagli inizi.  Ciò che principalmente è importante per noi è la dimensione del soggetto che fa di ciascuna donna accolta la co-titolare della riuscita del proprio progetto.

Il “lei”

Tale dimensione di soggettività e di iniziativa si riflette anche nel nostro linguaggio. Mi riferisco all’uso del “lei” nei contatti quotidiani e all’uso della parola signora nelle conversazioni, nei discorsi o nei documenti che riguardando le donne accolte. Si tratta di un atteggiamento di rispetto e di importanza per l’interlocutore.  Il presupposto è il riconoscimento – seppure interna a un percorso di riabilitazione – dell’originalità di esperienza e storia personale che esigono un atteggiamento di ascolto. I Centri Artemisia valorizzano così l’apporto originale della psicoanalisi che fa dell’ascolto il proprio tratto distintivo: la propria colonna portante.

La “signora”

Senza ascolto anche il più valido degli aiuti può risultare lesivo della dignità e della competenza personale dell’altro. L’altra parola: “signora” non è particolarmente in voga nelle comunità e nei Centri Artemisia è usata in modo originale. Si riferisce alla signorilità intesa come capacità di governo della propria esperienza, dei propri rapporti e in generale dei propri “affari”: inclusi quelli di “cuore”.

La “riuscita”

Un’ultima parola da mettere in luce in questa veloce carrellata è la parola: “riuscita”. Abbiamo qui un importante riferimento alla storia dell’arte. In particolare ad una delle sue più importanti protagoniste: quell’Artemisia Gentileschi a cui i nostri centri si sono ispirati e la cui effige è parte integrante del logo che ne definisce la ragione sociale.

Artemisia, la maggiore pittrice del ‘600, fu la pima donna ad essere accolta nell’Accademia del Disegno di Firenze, ebbe amicizie importanti divenendo intima di Galileo Galei e Michelangelo Buonarroti il Giovane. Artemisia fu anche una donna violentata, subì la vergona di un processo pubblico, rischiò l’emarginazione sociale ma non si arrese.  Sorretta dalla sua passione per l’arte e dal suo talento raggiunse un successo impensabile per una donna della sua epoca. Fu ricercata dai maggiori committenti dai quali ottenne onori e ricchezza. Fu anche una madre e una moglie: una donna il cui fascino risiede nel non aver rinunciato a nulla: tranne al vittimismo.

Un pensiero su ““Uniche e irrinunciabili”: ecco le donne per i Centri Artemisia

  1. Un articolo che nutre la riflessione sulla comune condizione femminile, quella che condividiamo con le donne che sperimentano situazioni di fragilità. Una riflessione che rafforza la convinzione alla comune passione verso la cura che abbiamo il dovere di rivolgere alla vicenda umana in genere e in specie a quella femminile. Grazie!

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