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Vita in comunità ai tempi del Coronavirus

vita in comunità ai tempi del coronavirus

Il giorno 21 febbraio 2020 il Cittadino di Lodi ha pubblicato un articolo che ha cambiato le nostre vite dentro e fuori la comunità: “Coronavirus, primo test positivo per un 37enne ricoverato a Codogno”.

La prima reazione di noi operatrici della comunità L’Incoronata di Zorlesco (LO) è stata di incredulità, accompagnata ad una buona dose di confusione. L’articolo, condiviso nel nostro gruppo di lavoro Whatsapp, ha suscitato reazioni diverse e talvolta contrapposte. C’è stato chi cercava di sdrammatizzare sostenendo che fosse un “falso allarme”, chi si è fatta prendere subito dal panico prevedendo conseguenze drammatiche e chi è riuscita a mantenere una maggiore obiettività sin dai primi momenti, cercando di trasmetterla anche alle colleghe più sensibili.

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A questa però sono seguite una sfilza di notizie allarmanti, che riguardavano la chiusura di alcuni comuni a noi molto vicini: Codogno, Casalpusterlengo, San Fiorano… Casalpusterlengo? Ma noi lavoriamo a Zorlesco, una sua frazione!

I primi timori e le incertezze

“Cosa vuol dire?”, “che dobbiamo fare?”, “non possiamo più andare a lavorare?”, “Zorlesco dista 2 km da Casalpusterlengo. È coinvolto o no nella quarantena, come facciamo a saperlo?”. Ecco alcune delle mille domande che sono balenate nella testa di noi operatori di comunità, che abbiamo scelto di fare un lavoro già di per sé delicato e di grande responsabilità. “Come possiamo comportarci in questa situazione?”, “Cosa ci viene richiesto?”, “Come possiamo tutelare le nostre ospiti e noi stesse?”.

Poi la certezza: Zorlesco, in quanto frazione di Casalpusterlengo, è coinvolto nella quarantena. Da qui la chiusura di tutto, della chiesa, dell’oratorio, della scuola, del nostro amato bar, di tutti i negozi. E soprattutto l’arrivo della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza ad impedire l’accesso e l’uscita dalla “zona rossa”, la NOSTRA ZONA.

Quindi è ufficiale, siamo “zona rossa”.

Le prime scorte in farmacia: gel igenizzante, mascherine e guanti monouso per tutti

E da qui l’inizio delle settimane più difficili da quando la comunità aprì, nel lontano ottobre 2006. Dobbiamo organizzarci! Ci procuriamo la deroga per l’accesso alla zona rossa timbrata dalla Prefettura di Lodi, riusciamo ad acquistare uno stock di mascherine chirurgiche, compriamo quantità impressionanti di gel igienizzante per le mani e di guanti monouso, e poi? Blocchiamo le uscite delle ospiti ovviamente, e gli incontri protetti dei parenti in struttura, in accordo con i Servizi Invianti e con il Dott. Campagner. La nostra sede amministrativa ci procura altro gel igienizzante per le mani preparato da una farmacia del Varesotto e altre mascherine.

I dubbi delle nostre ospiti

Iniziano le mille domande delle nostre ospiti: “Ma possiamo uscire per fare una passeggiata a Zorlesco?”, “Ma se io volessi andare a Milano dal mio dottore, potrei andare?”, “Quanto resterà chiusa la scuola? Quindi non possiamo vedere i nostri amici?”. Fa molto male non sapere cosa rispondere e guardare i loro volti increduli. “Ma quindi siamo chiusi qui dentro! Come in una prigione! E per quanto?”. Noi operatrici cerchiamo di rassicurarle ma la verità è che siamo spaventate a morte, forse più di loro, e che non sappiamo assolutamente cosa dire e cosa fare per gestire il loro disagio, che è anche il nostro.

L’unione fa la forza

Ho bisogno di sfogarmi! Sono la coordinatrice di una comunità che si trova in una zona “blindata” e non so assolutamente cosa fare. Per fortuna posso contare sul supporto delle mie numerose colleghe e del mio capo, il Dott. Campagner, che tollera con una pazienza infinita le mie telefonate quotidiane, in cui discutiamo di questioni pratico/organizzative e soprattutto di me e della mia ansia. Dopo aver parlato con lui mi sento sempre meglio, mi sembra tutto più leggero e più tollerabile.

Le conseguenze pratiche nella gestione dell’emergenza sanitaria

Mettiamo in atto una serie di direttive, con la consulenza del nostro medico di base consentiamo alle ospiti di uscire a Zorlesco per fare una passeggiata solo se provviste di mascherina e con l’obbligo di lavarsi le mani accuratamente una volta rientrate in struttura. Prendiamo le temperature a tutti, ospiti e operatori di turno, una volta al giorno e le registriamo in un apposito file. Organizziamo gli incontri protetti di alcuni parenti delle nostre ospiti tramite videochiamate con whatsapp, in accordo con il Servizio Sociale. Facciamo la spesa rigorosamente online, per evitare di frequentare luoghi affollati. Organizziamo i compiti delle nostre due ragazze delle medie iscrivendole ad una classroom e mantenendo contatti frequenti con i loro professori.

Nuove attività per nuove quotidianità

E poi? Si pone un altro problema importante. Come riempiamo le giornate delle nostre signore e dei loro figli? Come facciamo a far sì che sentano meno il peso di queste giornate infinite? Dobbiamo attivarci, in fin dei conti il nostro lavoro è anche questo, poliedrico.

Ci arricchiamo di nuove responsabilità. Dobbiamo essere infermiere, insegnanti, educatrici, animatrici, psicologhe. Quindi iniziamo ad organizzare varie attività ludico-ricreative: giochi di società, laboratori, lunghe passeggiate a Zorlesco, attività di cucina. Predisponiamo una palestra nella sala polifunzionale e affianchiamo due nostre ragazze nei compiti (che sono davvero tanti!).

“Siamo tutti nella stessa barca”

Le ospiti si affidano. Accettano le nostre proposte, vivono momenti di sconforto periodici, soprattutto per l’impossibilità di vedere i loro parenti, compagni o amanti, ma non si danno per vinte. CI cercano, propongono attività, hanno bisogno di stare in nostra compagnia e SI cercano, sembrano più unite rispetto a prima. In fin dei conti “siamo tutti nella stessa barca”. E i giorni, davvero tanti, passano…lenti ma passano.

Poi la situazione peggiora per tutta l’Italia.

Questo maledetto virus non molla. I sacrifici di noi abitanti della “zona rossa” non sono sufficienti. E il governo prende altri provvedimenti per l’Italia intera. Ora siamo tutti “zona rossa”.

Andra tutto bene!

Ma per noi operatrici della comunità L’Incoronata di Zorlesco e per le nostre ospiti la vita non cambia. Siamo già abituate da settimane all’isolamento e a supportarci le une con le altre. Dobbiamo andare avanti così, finché servirà, ricordandoci sempre che è INSIEME che si possono ottenere grandi risultati e che, nonostante le continue difficoltà, a discapito della stanchezza, della frustrazione, della tristezza, se ci crediamo fino in fondo: andrà tutto bene!

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