Centri Snodi

Young Inclusion al giro di boa

L’esperienza dei Centri Artemisia e dei Centri Snodi nel progetto internazionale Young Inclusion

È arrivato al giro di boa, Young Inclusion, e quando si indirizza verso la seconda metà del suo percorso può guardare alla strada fatta e contare i risultati ottenuti. Questi appaiono ancor più preziosi nei mesi difficili che la pandemia sta segnando.

Il progetto – parte del programma Interreg Italia-Svizzera, Asse 4 Integrazione – mira al recupero e alla prevenzione di situazioni di grave marginalizzazione di giovani. Ciò attraverso la costruzione e il consolidamento di community care per disabili fisici da incidente, donne in situazione di disagio e ragazze con disturbo di personalità borderline. Tra i suoi partner italiani, vede coinvolte anche la Cooperativa Il Sentiero e la Cooperativa La Clessidra.

I risultati raggiunti da Young Inclusion

La comunità terapeutica Frida Kahlo per ragazze con disturbo di personalità borderline, prossima all’apertura, un centro di musicoterapia sempre più attivo, una ricerca quali-quantitativa sulla diffusione dei tre target di disagio ormai conclusa, due convegni, una mostra dedicata alla fragilità femminile, una partecipazione al Consiglio Pari Opportunità di Regione Lombardia. E poi l’inclusione di soggetti fragili: dei 110 indicati a inizio progetto come obiettivo finale, più della metà sono stati inclusi. Mettere in fila i risultati raggiunti risulta, per quanto soddisfacente, tuttavia riduttivo, perché non dà colore e profondità alle azioni che hanno mosso il progetto. Queste sono state ispirate dal payoff che Young Inclusion ha sempre voluto mettere in risalto: “Desideriamo tutto”.

Come è possibile parlare di desiderio quando si incontrano storie di fragilità e sofferenza che, a prima vista, parrebbero aver perso ogni forma di desiderio e amore a sé?

Quel motto, “Desideriamo tutto”, vuole scommettere sul desiderio che ogni individuo ha nel suo animo, che diventa spinta per una rinascita. Un motore che, troppo spesso, violenze, sofferenze, fragilità psicologiche o menomazioni fisiche cercano di soffocare, ma che non riescono mai del tutto a cancellare o eliminare. Perché sempre in cerca di rapporti in grado di riaccenderlo.

L’intervista a Saraswathi: un percorso che ha portato di nuovo la voglia di vivere

C’è un’intervista particolarmente significativa raccolta nell’ambito di Young Inclusion, e che ben esemplifica il valore del desiderio.

È quella a Saraswathi, ragazza d’origine indiana ex borderline, che ha finito un percorso di cura nel 2020 presso la Comunità Alda Merini di Castellanza, uno dei Centri Snodi gestito dalla coop. Il Sentiero. La ragazza era arrivata in comunità al culmine di un’adolescenza sofferta e complessa, segnata anche da tentativi di suicidio.

Saraswathi, durante i mesi di cura in comunità, ha perso la mamma cui era legatissima. Racconta di un passo di maturazione compiuto proprio a seguito di quel lutto:

«Il giorno dopo i funerali mi sono detta:

“Voglio finire questo percorso: è quello che avrebbe voluto mia mamma, ma è anche quello che voglio io”».

È stato forse a quel punto della sua strada che ogni rapporto intessuto in comunità con le educatrici, le psicologhe, con il responsabile e lo psichiatra ha avuto il suo compimento. La ragazza è stata portata a dire del tutto “io”, riaccendendo un desiderio che lei non era mai riuscita ad eliminare.

«Qui si è riaccesa la voglia di stare con le persone, di realizzarmi, di avere rapporti nuovi. Soprattutto si è riaccesa la voglia di vivere che non avevo più. Prima volevo sparire dal mondo, in qualsiasi modo, perché qui non trovavo un mio posto. Non che ora lo abbia trovato, ma sono più disposta a cercarlo».

Young Inclusion prosegue quindi le sue attività mantenendo dritto il suo percorso, nella convinzione che qualsiasi progetto di inclusione sociale parte tanto dalla professionalità e dalla cura degli educatori in campo, ma anche dal bisogno di scommettere sul desiderio di ogni paziente.

Emmanuele Michela